
“Primo Ministro Benjamin Netanyahu, i suoi ritratti grondano sempre ossequio eccessivo, ammirazione incondizionata, lusinghe. Raccontano sempre la sua compostezza ieratica, la sua dignità regale, la sua intelligenza acutissima, la sua generosità verso gli ex-nemici”.
Le forze israeliane hanno condotto una serie di attacchi contro posizioni nella Siria meridionale nell’ambito della nuova politica ordinata dalle autorità israeliane per “garantire la sicurezza nazionale”, approfittando della caduta del regime di Bashar al-Assad all’inizio dello scorso dicembre. “Non permetteremo che la Siria meridionale diventi il Libano meridionale. Ogni tentativo da parte delle forze del regime siriano e delle organizzazioni terroristiche nel paese di stabilirsi nella zona di sicurezza nella Siria meridionale verrà accolto con il fuoco”, ha detto il ministro della Difesa Israel Katz, secondo il quale l’obiettivo di questi attacchi è “liberare la Siria meridionale” e garantire la sicurezza della popolazione israeliana dalle minacce provenienti dal Paese vicino, come già avvenuto in Libano e nella Striscia di Gaza. Dichiarazioni shock in Israele del vice presidente della Knesset, Nissim Vaturi, contro i civili palestinesi a Gaza: “Sono feccia, subumani, nessuno al mondo li vuole. I bambini e le donne vanno separati, e gli adulti eliminati”, ha detto il deputato del Likud – il partito del premier Benjamin Netanyahu – in un’intervista alla radio di ultraortodossi Kol BaRama. “Chi è innocente a Gaza? I civili sono usciti e hanno massacrato la gente a sangue freddo”, ha detto Nissim Vaturi è il vicepresidente della Knesset, il Parlamento israeliano. Il primo bus carico di prigionieri palestinesi liberati dalle carceri israeliane è arrivato a Ramallah, accolto da una folla festante di parenti che attendevano da ore. Come da accordi, Hamas ha riconsegnato a Israele tramite la Croce Rossa i corpi di 4 ostaggi deceduti. Ora il personale della Croce Rossa a Gaza si prepara ad accogliere centinaia di prigionieri palestinesi, il cui rilascio è previsto per la notte. Secondo l’ufficio stampa di Hamas, si prevede che oltre 400 detenuti saranno rilasciati nella Striscia di Gaza, la maggior parte dei quali arrestata dopo il 7 ottobre. Nel frattempo, in Cisgiordania, le forze israeliane stanno tentando di reprimere i festeggiamenti per il rilascio nei pressi della prigione di Ofer, dove si prevede che 151 prigionieri saranno liberati. L’emittente pubblica israeliana Kan riferisce che l’esercito proietta un messaggio con la scritta “I nostri occhi sono puntati su di voi” su uno degli edifici che si affacciano sulla prigione. Il Ministero degli Esteri francese ha espresso preoccupazione per l’escalation militare di Israele in Cisgiordania. In una dichiarazione pubblicata su X, il ministero ha denunciato le operazioni, che hanno provocato numerose vittime civili e lo sfollamento di oltre 40.000 palestinesi. “La Francia invita le autorita’ israeliane a esercitare la massima moderazione nell’uso della forza e a garantire la protezione della popolazione civile”, si legge nella dichiarazione. “La Francia sottolinea che lo spostamento forzato delle popolazioni è contrario al diritto internazionale e chiede alle autorita’ israeliane di consentire ai civili sfollati a causa di queste operazioni di rientrare rapidamente nelle loro case”. La commissione Affari esteri della Camera degli Stati Uniti d’ora in poi si riferirà alla Cisgiordania solo con il suo nome biblico, Giudea e Samaria. Lo riferisce il sito di notizie Axios, citando una nota interna della commissione inviata ieri dal suo presidente, il deputato Brian Mast, un repubblicano della Florida, ai 50 membri dello staff Gop del comitato.Axios afferma che Mast ha scritto che “in riconoscimento del nostro legame indissolubile con Israele e del diritto intrinseco del popolo ebraico alla sua antica patria, la commissione per gli Affari esteri della Camera, da qui in poi, nella corrispondenza formale si riferirà alla Cisgiordania come Giudea e Samaria”. (Giudea e Samaria è semplicemente il nome ebraico per la Cisgiordania). Questa non è la politica del governo americano, ma riflette il sostegno di molti nel Gop (Partito Repubblicano) l’unione da parte di Israele del territorio sottratto alla Giordania durante la Guerra dei Sei Giorni nel 1967. Al termine del conflitto Israele aveva conquistato la penisola del Sinai e la striscia di Gaza all’Egitto, la Cisgiordania e Gerusalemme Est alla Giordania e le alture del Golan alla Siria. L’esito della guerra, la condizione giuridica dei territori occupati ed il relativo problema dei rifugiati influenzano pesantemente ancora oggi la situazione geopolitica del Medio Oriente. Il presidente Donald Trump ha promesso circa tre settimane fa che l’amministrazione avrebbe probabilmente annunciato la questione dell’annessione della Cisgiordania entro quattro settimane. Più che imbarazzo, senso di colpa. Anzi vergogna.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento