
Martedì 24 ottobre in Islanda è stato indetto uno sciopero di 24 ore da parte di tutte le donne, che rivendicano il diritto di avere una parità economica gender pay” tra uomo e donna sul piano dello stipendio. Tale sciopero è stato promosso da organizzazioni femministe di diverse categorie professionali, sociali e sindacali nonché da movimenti Lgbtqia+.
Nonostante l’Islanda vanti di leggi in materia di uguaglianza con politiche a favore delle donne in materia di salute, istruzione e rappresentazione politica, raggiungendo un uguaglianza di tipo strutturale, ma i tassi di violenza domestica e abusi sessuali sulle donne continuano a salire.
L’Islanda è stato indicato per 14 anni come lo stato più vicino all’uguaglianza di genere dal Word Economic Forum (WEF). Un report annuale che tiene traccia dell’evoluzione di questa materia in base a 4 rilevatori principali : partecipazione economica e opportunità, livello di istruzione ,salute e potenziamento economico.
Nel 2008 il Ministro del Welfare islandese emanò un ’ atto di uguaglianza di genere annullando le disparità di stato e di diritto tra i sessi.
Tra i partecipanti allo sciopero ci sono stati lavoratori dell’industria, insegnanti, infermiere e casalinghe. Si sono unite allo mobilitazione la Premier Islandese, Katrin Jakobsdottir e varie ministre del suo governo coinvolgendo oltre 30 associazioni nel corteo.
La stessa premier ha sottolineato che le differenze di salario fra uomini e donne sono in aumento in tutto il Paese e tra i settori più penalizzati c’è la sanità e l’istruzione, nei quali le donne costituiscono la maggioranza dei lavoratori.
Al centro delle istanze che le donne in Islanda chiedono c’è l’eliminazione della violenza di genere e l’azzeramento del divario retribuito e che il contributo di tutte le donne e delle persone non binarie venga effettivamente riconosciuto e premiato.
L’iniziativa si ispira al passato, ad uno sciopero indetto nel 1975 da parte delle donne che aveva l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del lavoro femminile per la società e l’economia, dando una spinta ad una serie di mutamenti che nel 1980 portò Finnbogadòttir Vidgìs a diventare la prima donna eletta presidente al mondo.
L’intera storia politica dell’Islanda è il frutto di un impegno comune e in tal caso gli organizzatori sperano che mediante le manifestazioni ci siano riflessioni sulla disparità salariale.
Anche se i cambiamenti sociali siano lenti e faticosi e la strada verso il gender gap appare lunga e tortuosa occorre continuare a lottare per contrastare il divario e rendere i Paesi sempre più equi e inclusivi.
Dolores Di Mambro

Lascia un commento