
Dopo quarantasette anni di una repressione cieca; di crimini orrendi e sevizie atroci perpetrati contro cittadini inermi, finalmente il coraggio e la temerarietà hanno vinto.
Quel cancro che, per decenni, ha corroso, eroso e persino vilipeso la comunità internazionale alimentando, finanziando e sostenuto in ogni modo il terrorismo di matrice islamica (negazione dei principi e dei valori dell’ISLAM) è stato decimato; depotenziato negli uomini e nei mezzi.
Ma qualcuno, all’ONU, in Spagna come in Italia, a sinistra come a destra, sembra affranto, dispiaciuto, quasi offeso. Anzi, qualcuno grida allo scandalo, alla violazione del diritto internazionale, alla intollerabilità di attacchi estremamente mirati portati al cuore di un regime vile, spietato, disumano come lo furono il regime nazista e quello stalinista.
L’ipocrisia non trova vergogna, neppure dinanzi ai “martiri per la libertà”: alle migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi lasciati sul selciato di piazza Enghelab a Teheran dalla terribile ferocia dei pasdaran durante le reiterate manifestazioni in favore della libertà: della libertà di pensiero, di opinione, di istruzione, di religione e più in generale, di costume.
Le tante “anime belle” che erano (o dicevano di essere) al fianco del movimento di liberazione “donna, vita, libertà” che tante speranze aveva suscitato anche in Occidente e che altrettante vittime -soprattutto ragazze- ha lasciato sul campo, oggi tuonano contro l’attacco di sabato scorso invocando fantomatici percorsi diplomatici che la realtà, non delle ultime settimane, ma bensì degli ultimi quarantasei anni ha dimostrato essere impossibili. Come dire che gli alleati dovevano tentare la via diplomatica con Hitler prima di entrare in guerra o a Berlino.
E tutto per ideologia!
Come al solito l’urgenza è il nemico politico del momento (nella fattispecie i presidenti Donald Trump e Benjamin Netanyahu) non già il valore, ovvero la libertà e l’autodeterminazione del popolo iraniano orrendamente soggiogato da decenni di una repressione inumana, come -per altro conto- la sicurezza dell’intero pianeta messo a ferro e fuoco dai terroristi islamici iracheni, yemeniti (Houthi) o libanesi (Hezbollah). Tutti al soldo del quartier generale di Teheran anima, mente e, soprattutto, portafoglio del terrore mondiale.
Con la logica della diplomazia (troppo spesso paravento di una vera e propria posizione pacifist-menefreghista) saremo tutti morti nelle camere a gas dei campi di concentramento o nei gulag staliniani!
E se “la guerra -come ci ha insegnato ed ammonito il Santo Padre Francesco- è sempre una sconfitta per l’umanità”, la vicenda iraniana rappresenta davvero l’emblema di una duplice e sonora sconfitta per l’intero Occidente dapprima (fine anni ’70, inizio anni ’80) sponsor, sostenitore, foraggiatore del regime teocratico khomeynista contro lo Scià ed -oggi- costretto ad usare gli aerei, i droni e le bombe per tentare di abbatterlo (e sostituirlo, forse, con un governo guidato dal figlio dello Scià deposto).
Questi i frutti “malati” di una (geo)politica -da sempre- ideologica.
Daniele Marchetti

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