
“Da parte nostra non è stata fatta alcuna richiesta immediata per un incontro con la parte americana”. Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, dopo che Donald Trump ha affermato che gli iraniani “hanno richiesto un incontro” e l’inviato Steve Witkoff ha detto che l’incontro si potrebbe tenere “la prossima settimana”. Lo riporta Mehr. È l’agenzia di stampa ufficiale dell’Iran. Dopo l’inizio dei colloqui sul dossier nucleare iraniano in aprile, Teheran ha sospeso il negoziato con Washington in seguito all’attacco di Israele in territorio iraniano e ai raid degli Stati Uniti contro i siti nucleari dell’Iran. La Germania ha accusato la “Cina di aver preso di mira con un laser un aereo tedesco che partecipava all’operazione militare dell’Ue Aspides nel Mar Rosso”. Lo ha annunciato su X il ministero degli Esteri tedesco, precisando che “mettere a rischio il personale tedesco e interrompere l’operazione è totalmente inaccettabile”.
L’ambasciatore cinese è stato convocato al ministero. Aspides (lo scopo dell’operazione è fornire scorta alle navi mercantili di passaggio nella zona, difendendole dagli attacchi e aumentando la sorveglianza marittima nella regione. Prende il nome dalla omonima parola greca che significa “scudi”. L’operazione è stata varata il 19 febbraio 2024) è una missione militare navale dell’Ue avviata nel 2024 per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden, nel Mar Arabico, nel Golfo di Oman e nel Golfo Persico in risposta agli attacchi Houthi. Nessuna svolta nei colloqui per il cessate il fuoco a Gaza: lo dice una fonte a conclusione del terzo giorno di negoziati indiretti tra Israele e Hamas a Doha. “Le discussioni si sono concentrate sui meccanismi di attuazione, in particolare sulle clausole relative al ritiro e agli aiuti umanitari”, ha detto la fonte.Centinaia di migliaia di afghani hanno lasciato l’Iran nelle ultime settimane dopo che Teheran ha dato tempo fino al 6 luglio a più di quattro milioni di migranti afghani senza documenti per uscire dal Paese, hanno affermato le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali, lanciando l’allarme per la grave carenza di finanziamenti per assistere i rimpatriati. L’agenzia di sicurezza britannica Ambrey afferma di aver visionato immagini che confermano i danni alle banchine in cemento del porto di Hodeida, in Yemen, controllato dagli Houthi, a seguito degli attacchi israeliani di ieri notte. Israele ha colpito obiettivi Houthi in tre porti yemeniti e in una centrale elettrica, ha dichiarato l’esercito questa mattina, nel suo primo attacco in Yemen in quasi un mese. La dura campagna di deportazioni ha subito una brusca accelerazione il mese scorso, anche col pretesto di accuse di spionaggio per Israele dopo la guerra di 12 giorni con l’arcinemico regionale, consumatasi il mese scorso. Da marzo, quando le autorità iraniane hanno ordinato ai residenti senza documenti di lasciare il Paese, circa 800.000 afghani hanno attraversato il confine, ha dichiarato ieri Babar Baloch, portavoce dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Quasi 600.000 di loro sono stati costretti ad andarsene dal 1 giugno. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato di aver dato istruzioni all’esercito e al suo ministero di presentare un piano per la creazione di una nuova “città umanitaria” nella Striscia di Gaza meridionale, sulle rovine di Rafah, riporta il Times of Israel. L’idea, secondo Katz, è quella di ospitare inizialmente circa 600mila palestinesi che vivono nella zona di Mawasi, sulla costa, da quando sono stati sfollati da altre zone della Striscia. Ai palestinesi non sarà permesso di lasciare la zona, ha detto il ministro, e tutti verranno sottoposti a screening per assicurarsi che non vi siano agenti di Hamas tra loro. Israele si sta preparando a possibili ulteriori azioni militari contro l’Iran nel caso in cui Teheran tentasse di riattivare il proprio programma nucleare. A rivelarlo ad Axios sono due fonti con conoscenza diretta della questione: alti funzionari israeliani ritengono che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe pronto a concedere il proprio sostegno a nuovi attacchi mirati, qualora emergessero determinate condizioni.
Secondo fonti diplomatiche, Netanyahu punta a ottenere un’intesa politica preventiva su due fronti: da un lato, un coordinamento con Washington su eventuali negoziati futuri con Teheran; dall’altro, un accordo sulle possibili circostanze che giustificherebbero un’azione militare israeliana. Ma non vedo case, non vedo vere città.
Giuseppe Basilico

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