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Iran: la “nuova matematica dei droni” 

Il conflitto in Medio Oriente si sta rapidamente trasformando in una guerra asimmetrica in cui i droni occupano il centro della scena. Gli Shahed iraniani, pur non essendo più una novità, vengono lanciati in quantità impressionanti contro obiettivi nei Paesi del Golfo: in media, nell’ultima settimana, gli iraniani hanno impiegato ogni giorno più droni di quanti i russi riescano a far volare sull’Ucraina (circa 150 unità in media ogni 24 ore). Sebbene i lanci siano inferiori rispetto ai primi giorni di combattimento, tali numeri restano estremamente impegnativi per i Paesi del Golfo e per le forze armate americane.

di Istituto Ispi | 8 Marzo 2026

di Lorenzo Borga*

Il conflitto in Medio Oriente si sta rapidamente trasformando in una guerra asimmetrica in cui i droni occupano il centro della scena. Gli Shahed iraniani, pur non essendo più una novità, vengono lanciati in quantità impressionanti contro obiettivi nei Paesi del Golfo: in media, nell’ultima settimana, gli iraniani hanno impiegato ogni giorno più droni di quanti i russi riescano a far volare sull’Ucraina (circa 150 unità in media ogni 24 ore). Sebbene i lanci siano inferiori rispetto ai primi giorni di combattimento, tali numeri restano estremamente impegnativi per i Paesi del Golfo e per le forze armate americane. 

L’asimmetria militare permessa dagli Shahed è ormai ben nota: agli attaccanti basta che una manciata di velivoli senza pilota vadano a segno per poter colpire obiettivi sensibili; il difensore, invece, è chiamato a intercettarli tutti. E i conti economici sono impietosi: un singolo Shahed-136 costa nell’ordine di 20–30 mila dollari; le munizioni con cui si tenta di abbatterlo hanno prezzi di molto superiori. Parliamo di qualche centinaio di migliaia di dollari per missili aria-aria relativamente semplici, fino a decine di milioni per intercettori di fascia alta (le munizioni dei sistemi THAAD, per dire, costano oltre 12 milioni). Per Teheran lanciare circa 200 droni al giorno costa quanto alle forze americane impiegare due soli missili intercettori PAC-3 impiegati dalle batterie Patriot. Gli Shahed non hanno colpito soltanto obiettivi minori. Tra i bersagli sensibili centrati figurano installazioni strategiche come il radar AN/FPS-132 del Qatar, un asset critico nel rilevamento di lanci balistici e il cui valore industriale si misura nell’ordine del miliardo di dollari. Colpire queste teste di ponte della difesa regionale significa mettere in discussione interi dispositivi di deterrenza e sorveglianza. Finora, gli unici ad aver fronteggiato efficacemente queste minacce sono gli ucraini. Kiev combatte i droni con i droni: la sua industria ha sviluppato velivoli intercettori senza pilota, dal costo ancora più contenuto degli Shahed, che si alzano in volo e colpiscono i droni russi prima che possano raggiungere l’obiettivo. Gli ucraini utilizzano anche l’artiglieria, meno costosa dei missili, e le interferenze jamming. Non è un caso che il presidente Zelensky abbia dichiarato di aver inviato in Medio Oriente personale ucraino per supportare americani e Paesi del Golfo, dopo aver ricevuto richieste di aiuto. Anche la Russia ha forti interessi nell’industria dei droni iraniana: Mosca ha sfruttato i brevetti iraniani per produrre i propri velivoli. E anche gli Stati Uniti hanno impiegato per la prima volta droni kamikaze (o per meglio dire, loitering munition) proprio nell’attacco di sabato, dopo aver copiato il design degli Shahed. 

Quanto potranno durare i bombardamenti iraniani nella regione? Anche nello scenario più favorevole per Stati Uniti e Israele, con un regime sull’orlo del collasso, è verosimile che sacche di guerriglieri continueranno a operare. Le Guardie della Rivoluzione e milizie affiliate potrebbero mantenere scorte o linee di produzione di droni in grado di alimentare attacchi intermittenti contro obiettivi civili come petroliere e alcuni tra gli aeroporti più trafficati al mondo. Le stime sull’arsenale iraniano variano: alcuni media israeliani nei mesi scorsi hanno riportato che Teheran potrebbe avere a disposizione addirittura 80.000 unità, ma la verità sui depositi reali resta in gran parte coperta. È certo però che la capacità industriale di produzione è un fattore determinante. Per avere un ordine di paragone, la Russia nella sua fabbrica in Alabuga, in Tataria, riesce a produrre circa 150 droni al giorno. Se è pur vero che gli iraniani sono maestri nella fabbricazione di velivoli senza pilota, le loro fabbriche sono ora esposte a bombardamenti quotidiani. È dunque possibile che la capacità produttiva iraniana sia attualmente inferiore a quella russa. È questa la nuova ‘matematica dei droni’: una guerra di numeri, costi e produzione industriale che determinerà la durata del conflitto. A questo ritmo, e con un arsenale di alcune decine di migliaia di droni, l’Iran potrebbe continuare a colpire i suoi vicini per mesi. 

Lorenzo Borga

*Istituto Ispi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

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