Strane coincidenze su quanto sta accadendo in Iran, alle sue donne e alla libertà negata da troppo tempo.
Era il 26 settembre del 1979, quando la grande giornalista e scrittrice Oriana Fallaci fece una di quelle interviste che la resero famosa in tutto il mondo.
Un’intervista all’ ayatollah Khomeini, capo indiscusso della « rivoluzione islamica ». Lei fu la prima donna occidentale ad ottenere un’intervista con un capo islamico e dovette sottostare ad una serie di obbligate osservanze prima di potersi presentare davanti a lui.
Ultimo ostacolo fu il chador, da indossare obbligatoriamente.
La Fallaci commentò nell’intervista: “Lo usano tutte e sembrano sciami di pipistrelli umiliati”.
La Fallaci insisté molto sul concetto di libertà negata al popolo iraniano.
Khomeini invece faceva appello all’unica arma che possedeva : il Corano, la legge di Maometto, sufficiente a dare tutta la libertà di cui il suo popolo ha bisogno.
Il colloquio prosegue su toni che vorrebbero essere concilianti, ma si trasformano invece in atti di accusa che la giornalista rivolge con sempre maggiore insistenza.
Lui ha sempre gli occhi abbassati sul tappeto dove lei è seduta, ma non la degnerà di uno sguardo. Lei ormai sente che la sicurezza di Khomeini sta per sfaldarsi e lo incalza ancora.
Per lei la rivoluzione islamica è una forma di moderno fascismo.
Poi lei ritorna su come vengono trattate le donne e sul quel chador, vestito che immobilizza la donna nei suoi movimenti quotidiani.
Secca la risposta di Khomeini: « Questo non la riguarda. I nostri costumi non la riguardano. Se la veste islamica non le piace, non è obbligata a portarla. Perché la veste islamica è per le donne giovani e perbene« , scrive la Fallaci. «Poi rise. Una risata chioccia. Da vecchio. E il nodo mi strozzò in un’ira sorda, gonfia di sdegno.
« Grazie signor Khomeini. Lei è molto educato, un vero gentiluomo. L’accontento su due piedi. Me lo tolgo immediatamente questo stupido cencio da medioevo« .
E con una spallata lasciai andare il chador che si afflosciò sul pavimento in una macchia oscena di nero».
Chissà quante donne ( e uomini) italiani che talvolta sbraitano contro omofobie vere o presunte avrebbero tale coraggio in nome della libertà.
Francesco Carbini

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