Il referendum curdo del 25 settembre ha portato grande scompiglio in una Regione che da anni vive una costante instabilità. Le potenze mediorientali sono state spiazzate da questo evento e quella che più di tutte ha visto i suoi piani messi a rischio è probabilmente la Repubblica islamica dell’ Iran.
Teheran negli anni è riuscita a guadagnarsi una stabile influenza nell’area attraverso Hezbollah in Libano, forze lealiste siriane, milizie sciite in Iraq e le sue forze Quds che guidano la proiezione iraniana nella Regione. I curdi, in particolare gli iracheni del Puk, Unione Patriottica del Kurdistan, non hanno mai rappresentato un pericolo per i progetti di Hassan Rohani; anzi, sono spesso stati un partner affidabile attraverso cui poter influenzare la politica irachena. Tutto questo nonostante negli ultimi anni Masoud Barzani abbia sempre guardato più verso la Turchia e gli Usa che verso l’Iran.
Teheran tra influenza e preoccupazione
Il referendum ha comportato grandi problematiche per Teheran, che vede con preoccupazione questo risultato per due ragioni principali. La prima è la minaccia di contagio che l’idea d’indipendenza può suscitare nelle regioni curde dell’ Iran, in cui vi è il rischio di tornare alla situazione di guerra civile che negli Anni Ottanta devastò il Nord-Ovest iraniano; la seconda riguarda invece la possibile secessione del Kurdistan iracheno da Baghdad, che per Teheran significherebbe perdere una parte della sua influenza sul governo iracheno, oggi garantita dal Puk, e dalle forze sciite del Sud, in particolare le Popular Mobilization Forces. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2017/10/iran-curdi-usa-arabia-saudita/

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