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Ipotesi per un simbolo

Le elaborazioni del pensiero laico connotano nel “cappello frigio” le vibrazioni fondanti delle varie epressioni e assimilazioni. Una provocazione di franchini.

di franchini | 21 Aprile 2006

Dovendo proporsi a progetto, l’aggregazione detta “terzo polo” (che, comunque, così definendola, io credo venga ridotta nella proiezione e funzionalità politica) non può non ragionarsi sulla esigenza di individuare una forma estetica -un simbolo- rappresentativa ed evocativa di essa.

Per emozioni e fatti storici che appartengano comunemente ai partecipi o ai condivisori. Talchè ognuno possa appropriarsene. Senza in alcunchè isolare o mortificare le proprie storie di ascendenza e di provenienza.

Ciò posto -e analizzando a ritroso- credo che le elaborazioni del pensiero laico possano connotare nel “cappello frigio” le vibrazioni fondanti delle varie epressioni e assimilazioni.

Cappello frigio, con il nastro, tricolore, e un garofano, per coccarda.

Inscritto nelle parole “libertà, eguaglianza, fratellanza, giustizia”.

E, per nome del movimento : “I Giacobini”.

Rifletto, sul simbolo e sul nome. In uno.

I grandi movimenti di pensiero -e sociali- hanno provocato onde cicliche di sconvolgimento, di ripiegamento e di attuazione, di una durata di circa duecento anni.

Una cadenza vitale e ritmica. Esplorata. Ma, oggi, ancor più, necessariamente, esplorabile e delineabile.

Ricondursi all’inizio dell’onda laica. Riacquisendone la forza di spinta.

Conglobando le lotte e le esperienze, i sacrifici, i martirii, i sogni, i fallimenti, di otto generazioni. Di conquiste sociali e di guasti istituzionali. Tra l’apologetica risorgimentale, il giacobinismo napoletano pre-francese, l’operaismo torinese, la defedualizzazione dello stato, l’alfabetizzazione, il garantismo compiacente, la resistenza, la devastazione ambientale, i morti in trincea.

Tra la storia. Tra gli eventi. Tra le cronache. Per cui oggi si è costruita, da quell’inizio, dai Codici di Murat, la Civiltà Giuridica Italiana moderna. La Carta Costituzionale della Repubblica.

Invero, rifletto ancora, in Italia (in quella Italia, nei suoi Regni –cito Napoli-) il termine “giacobini” indicava –o meglio indicò, poi- i Rivoluzionari della Repubblica. Senza fare distinguo tra le posizioni storiche della rivoluzione francese.

Credo che le componenti, le singolarità, tutte, che confluiranno nel “terzo polo”, potranno riconoscersi in un siffatto logo. Che esprime la fermentazione culturale e politica provocata dall’illuminismo italiano ed europeo.

Tralasciando le evidenze foniche e visive de “I Giacobini” e del “cappello frigio”. Funzionalmente adeguate all’evocazione, nella società mediatica.

Simbolo e logo che propongo. Consapevole che ciò appare proposizione minima. Come, in effetti, è.

Ma ,dibattendo sui problemi minimi, si fomentano e si decidono le grandi risoluzioni.

Spero ciò avvenga.

Umberto Franchini

Pubblicato in : Primo piano

Info franchini

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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