Dovendo proporsi a progetto, l’aggregazione detta “terzo polo” (che, comunque, così definendola, io credo venga ridotta nella proiezione e funzionalità politica) non può non ragionarsi sulla esigenza di individuare una forma estetica -un simbolo- rappresentativa ed evocativa di essa.
Per emozioni e fatti storici che appartengano comunemente ai partecipi o ai condivisori. Talchè ognuno possa appropriarsene. Senza in alcunchè isolare o mortificare le proprie storie di ascendenza e di provenienza.
Ciò posto -e analizzando a ritroso- credo che le elaborazioni del pensiero laico possano connotare nel “cappello frigio” le vibrazioni fondanti delle varie epressioni e assimilazioni.
Cappello frigio, con il nastro, tricolore, e un garofano, per coccarda.
Inscritto nelle parole “libertà, eguaglianza, fratellanza, giustizia”.
E, per nome del movimento : “I Giacobini”.
Rifletto, sul simbolo e sul nome. In uno.
I grandi movimenti di pensiero -e sociali- hanno provocato onde cicliche di sconvolgimento, di ripiegamento e di attuazione, di una durata di circa duecento anni.
Una cadenza vitale e ritmica. Esplorata. Ma, oggi, ancor più, necessariamente, esplorabile e delineabile.
Ricondursi all’inizio dell’onda laica. Riacquisendone la forza di spinta.
Conglobando le lotte e le esperienze, i sacrifici, i martirii, i sogni, i fallimenti, di otto generazioni. Di conquiste sociali e di guasti istituzionali. Tra l’apologetica risorgimentale, il giacobinismo napoletano pre-francese, l’operaismo torinese, la defedualizzazione dello stato, l’alfabetizzazione, il garantismo compiacente, la resistenza, la devastazione ambientale, i morti in trincea.
Tra la storia. Tra gli eventi. Tra le cronache. Per cui oggi si è costruita, da quell’inizio, dai Codici di Murat, la Civiltà Giuridica Italiana moderna. La Carta Costituzionale della Repubblica.
Invero, rifletto ancora, in Italia (in quella Italia, nei suoi Regni –cito Napoli-) il termine “giacobini” indicava –o meglio indicò, poi- i Rivoluzionari della Repubblica. Senza fare distinguo tra le posizioni storiche della rivoluzione francese.
Credo che le componenti, le singolarità, tutte, che confluiranno nel “terzo polo”, potranno riconoscersi in un siffatto logo. Che esprime la fermentazione culturale e politica provocata dall’illuminismo italiano ed europeo.
Tralasciando le evidenze foniche e visive de “I Giacobini” e del “cappello frigio”. Funzionalmente adeguate all’evocazione, nella società mediatica.
Simbolo e logo che propongo. Consapevole che ciò appare proposizione minima. Come, in effetti, è.
Ma ,dibattendo sui problemi minimi, si fomentano e si decidono le grandi risoluzioni.
Spero ciò avvenga.
Umberto Franchini

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