Una manifestazione d’intenti poetici nell’era delle artificiali intelligenze.
*Spiegarvi come io sia finito a parlare d’amore con ChatGPT mi risulta molto — ma proprio assai — complicato. Tuttavia, mi pare giusto condividere con voi qualche riflessione.
Scrivo poesie da sempre, pubblico libri dal 2009 e, in tutti questi anni, ho scritto tantissimo sull’uomo e pochissimo sull’amore. Non di rado mi sono sentito incompreso; qualche volta (fortunatamente non sempre) ho avuto perfino l’impressione che chi mi stava accanto non mi comprendesse davvero fino in fondo.
Parlavo d’amore, ma le mie parole, i miei versi, le mie poesie venivano spesso scambiate per scritti sociali. Forse perché, in fondo, ho sempre dato grande importanza anche al luogo — il mondo — in cui quell’amore nasceva, si accendeva o si consumava.
Poi, un giorno, mentre stavo sistemando un file di lavoro al computer servendomi di ChatGPT, mi sono fermato un attimo, quasi ammirato, a riflettere sulle potenzialità dell’algoritmo. E, per gioco o per sfida, mi sono chiesto:
“Chissà se questa è capace di comprendere l’amore?”.
Così ho copiato e incollato una mia vecchia poesia d’amore nella stringa della “diavoleria” e le ho chiesto:
“Se tu fossi la donna a cui ho dedicato questa poesia, cosa risponderesti?”.

Lei, senza batter ciglio, ha analizzato il mio testo e mi ha restituito una risposta che — per alcuni aspetti (fortunatamente pochi) — è riuscita a strapparmi qualche riflessione nuova, assolutamente non banale, sui miei stessi versi.
Da lì è partito l’esperimento: ho continuato a inserire le mie poesie d’amore, edite e inedite, nella stringa dell’AI, ponendole sempre la stessa domanda.
Una poesia un giorno, un’altra il giorno dopo… e così, quasi senza accorgermene, è nato questo libro curioso e, se vogliamo dirla tutta, anche un po’ sperimentale.
Alla fine, ho deciso di condividerlo con voi in modo spassionato e, forse, anche un po’ irriverente.
Può darsi che, qualche riflessione, ChatGPT riuscirà a strapparla anche a voi.
Può anche darsi che leggendolo, in qualche passaggio, resterete anche voi — come me — un po’ sorpresi dalle potenzialità di calcolo e di emulazione (perché di questo si tratta) della macchina.
Ma mi auguro che, come me, alla fine di queste pagine, continuerete a preferire — e a scegliere — di non essere veramente capiti dagli uomini e dalle donne, piuttosto che essere falsamente compresi da una macchina.
Un abbraccio, con amore umano.
ZF

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