Ci sono le intese extra-large, cioè la taglia superiore, il livello occulto, che non si vedono immediatamente perché si formano nell’etere, in quella quarta o quinta dimensione della politica made in Italy dove le parole vengono gettate come sassi in uno stagno.

E poi ci sono le intese extra-large, cioè la taglia superiore, il livello occulto, che non si vedono immediatamente perché si formano nell’etere, in quella quarta o quinta dimensione della politica made in Italy dove le parole vengono gettate come sassi in uno stagno e producono onde, vibrazioni che si espandono e rimbalzano, in una forma di comunicazione liquida, finché qualcun altro non risponde, raccoglie il flusso di energia e dice la sua, immediatamente si produce un’ assonanza e l’ onda cresce. Ne abbiamo vista una di recente, che rischiava di diventare uno tsunami e mandare gambe all’aria il governo: è partita dal solito Beppe Grillo che ha lanciato il suo urlo di battaglia e, subito dopo, la mozione di sfiducia personale contro la ministra Cancellieri, incappata in una intercettazione ormai di routine (eppure continuano a telefonare, lo sanno che il Grande Orecchio li ascolta sempre, ma niente da fare, continuano a telefonare, il loro è proprio un vizio). Il sasso grillino è stato quindi prontamente raccolto da Matteo Renzi candido come il giglio di Firenze, anche lui inorridito per la spudoratezza della ministra, e naturalmente amplificato da Repubblica e dal Fatto, organi supremi del giustizialismo nostrano. Ecco, dunque, realizzato l’incontro, la triangolazione, la sinapsi, l’intesa nemmeno poi tanto occulta e di conseguenza extra-large. Una bel siluro sparato nello stagno del governo, che stava quasi per arrivare a segno: costringiamo la Cancellieri a dimettersi, così indeboliamo quei due e il loro governicchio. Perché in verità questo vogliono i massimalisti e i grilli-parlanti delle intese extra-large: fare la festa a Letta-Alfano e prepararsi al godimento supremo che consisterebbe nel ritorno alle urne, anche con il Porcellum, purché si voti il più presto possibile, tuffarsi dove l’aqua è più blu, tutto e subito, e poi si salvi chi può…
Ma non sono finite qui le intese extra-large, perché qualcun altro si era infilato nella scia degli assalitori: i falchi del Pdl, ormai tornati a Forza Italia come al nido pascoliano di Castelvecchio, i quali con un’azione simultanea e coordinata hanno defenestrato Angelino Alfano dalla segreteria del partito e poi si sono asserragliati nel bunker berlusconiano, preparandosi a mollare il governo il giorno dopo la decadenza del Cavaliere.
Insomma, sembravano veramente la Triplice o Quadruplice alleanza: Grillo, Renzi e i quotidiani giustizialisti a testa bassa contro la Cancellieri e il suo sponsor Enrico Letta; mentre Fitto, Santanché e gli altri rapaci forzisti si gettavano a colpire la seconda gamba del governo, Alfano e i ministri “traditori”.
Forse non era un piano preordinato, le intese extra-large infatti sono liquide, si formano all’improvviso come i cicloni, si scambiano informazioni per via telepatica e agiscono repentinamente; poi, come la neve ai primi tepori primaverili, si sciolgono e ognuno per conto suo. E’ stato così anche in questo caso: Napolitano e Letta hanno difeso l’onorabilità della ministra costringendo tutto il Pd a fare marcia indietro in occasione del voto di sfiducia, di conseguenza Grillo è rientrato scornato nel suo antro come Polifemo dopo la visita dei Greci e probabilmente anche Matteo Renzi sta leccandosi una ferita, mentre già pensa al prossimo agguato sulle privatizzazioni annunciate. Intanto Alfano e i suoi hanno ringraziato Berlusconi per gli anni trascorsi felicemente insieme, salutato gli ex-amici che hanno risposto col gesto reso celebre da Maradona, e ora si stanno costruendo una nuova casa per il loro centrodestra (chi pagherà le spese, per ora non si sa, forse un Italo treno forse un passerotto facoltoso).
Le larghe intese, quelle standard, continuano a navigare e mantenere la rotta che ci porterà al nuovo anno durante il quale almeno si dovrebbe fare una legge elettorale decente, varare qualche riformina istituzionale (pietra tombale sulle province, fine del bicameralismo, riduzione dei parlamentari) e poi privatizzare. Poca roba, è vero, ma di questi tempi restare a galla può essere considerato già un buon risultato.

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