Dobbiamo batterci per la credibilità
Solo l’approccio laico può ricondurre alla partecipazione la grande massa di persone che hanno scelto di astenersi dal voto. La legge elettorale toscana è un tentativo malriuscito di espropriare il cittadino di gran parte del diritto di scelta. C’è una battaglia di etica e di credibilità che va combattuta fino in fondo.
Questa campagna elettorale sembra dare pienamente ragione a quanto questo giornale sostiene da mesi; l’imperfezione di un sistema bipolare che crea coalizioni atte solo a raccogliere voti, ma poi sostanzialmente incapaci di governare, si aggrava in Toscana grazie alla nuova legge elettorale che, abolendo le preferenze, privilegia il dirigismo partitico a scapito della partecipazione degli elettori alle scelte. Il malessere da noi denunciato, è di fatto sfociato in una serie di conseguenze: la falsa rottura tra Ds e Rifondazione, per non lasciare 4/5 seggi all’opposizione; gli improvvisi pentimenti di AN sulla nuova legge, giunti assolutamente fuori tempo massimo per risultare credibili; ma, soprattutto, la nascita di un Terzo Polo che ha coagulato intorno a sé il forte bisogno di autonomia emerso nel mondo laico e liberale. Di tutto questo parliamo con Stefano De Luca, Segretario nazionale del Partito Liberale Italiano.
C’è una “Alternativa laica” in Toscana.
La coalizione di Laici, Liberali, Socialisti Repubblicani e Liste civiche è l’unico elemento di novità di queste elezioni. Noi liberali abbiamo spinto molto in questo senso, prova ne sia che in 11 regioni su 14 siamo presenti in liste di coalizione laica. L’esperimento toscano è il più significativo perché assume una connotazione netta come terza forza che presenta un proprio candidato presidente. Come sempre, la Toscana è un luogo di sperimentazione avanzata, e speriamo in un risultato positivo che apra al rafforzamento dell’area laica.
Si sente il bisogno di un vero apporto liberale alla politica.
Il senso principale della proposta del Terzo Polo in Toscana è quello di riproporre un approccio laico alla politica, cioè razionale e non emotivo, come invece abbiamo vissuto negli ultimi dieci anni di “tifoserie” contrapposte. Solo l’approccio laico può ricondurre alla partecipazione la grande massa di persone che hanno scelto di astenersi dal voto. Il primo obbiettivo è lavorare per superare il sistema maggioritario all’italiana che ha provocato solo disastri, ed avviarsi ad un proporzionale con sbarramento, premio di maggioranza e vincolo di coalizione. Questo garantirebbe la rappresentanza a voci diverse e, al tempo stesso, la governabilità della coalizione, senza dover soggiacere ad alleanze ricattatorie con le estreme.
Cosa pensa della nuova legge elettorale toscana?
Mi provoca un senso di profondo disgusto, è un tentativo malriuscito di espropriare il cittadino di gran parte del diritto di scelta, ed una affermazione dell’oligarchia dei partiti che restano gli unici a decidere le candidature. Lo sbarramento avrebbe senso in una logica diversa, mentre in questo sistema serve solo ad escludere le forze minori. Non è possibile che ogni regione abbia una legge elettorale diversa, era più giusto farne una uguale per tutti in Parlamento per garantire parità di condizioni, mentre in questo modo si permette agli interessi personali di prevalere.
Mentre parliamo di “Alternativa laica”, abbiamo assistito alla vicenda delle firme false presentate da Alternativa Sociale.
Ciò dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, la necessità di un ritorno di eticità nella politica. La Prima repubblica fu travolta da questa esigenza moralizzatrice, ma la Seconda repubblica non mantiene più neanche la parvenza della morale. Le firme false sono un fenomeno preoccupante; il sistema politico dovrebbe garantire il massimo allargamento ai partiti, ed è anche vero che quello delle firme è un obbligo gravoso, ma la legge va rispettata. Di pari passo, la legge sul finanziamento pubblico dei partiti favorisce solo chi sta dentro al Palazzo ed è un modo antidemocratico di escludere forze nuove. Questa battaglia di eticità e di libertà va combattuta fino in fondo, per recuperare il bene più grande: la credibilità. Se questa manca, le persone vedono nel non voto l’unica scelta possibile, favorendo solo il gioco dei partiti territorialmente più forti, l’ascesa del peggio al potere solo per il potere. La mancata partecipazione dei cittadini alla vita politica è un dato sempre più allarmante che può sfociare in una grave crisi sociale, per questo, da liberali, dobbiamo impegnarci per riportare la gente a votare con convinzione.
Chiara Boriosi.
Fonte L’Opinione

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