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Intervista a Rossella Martina: “Giacomo Puccini, Gloria e Tormento” – Un viaggio nella vita segreta del Maestro

Rossella Martina svela una parte sconosciuta e tormentata della vita del celebre compositore Giacomo Puccini. Basato su documenti e lettere ritrovati, il libro Giacomo Puccini, Gloria e Tormento porta alla luce l’aspetto umano del Maestro, con episodi drammatici come il suicidio di Doria Manfredi e il complesso rapporto con la moglie Elvira. Attraverso uno sguardo autentico e inedito, Martina riscrive la vita di Puccini, andando oltre i miti e mettendo in risalto le sue passioni, i tormenti e le contraddizioni di un uomo che, come i suoi personaggi, cercò per tutta la vita l’amore e la comprensione.

di Stefano Mecenate | 6 Novembre 2024
Rossella Martina

Nato tra mille sospetti di coloro che preferivano non far conoscere quella parte, e non solo, della vita di Puccini nascosta per decenni dentro una valigia tenuta nascosta, o meglio dimenticata, dai parenti di Giulia Manfredi, GIACOMO PUCCINI, GLORIA E TORMENTO di Rossella Martina (dreamBOOK edizioni) ha visto rapidamente crescere l’interesse dei lettori e della critica fino a essere ospitato nei programmi del TG1 e di TGR Toscana.

Dopo una fortunata serie di presentazioni in giro per la Toscana ha visto, prima della ripresa autunnale, un momento clou al caffè della Versiliana in un “processo” a Puccini nel quale il compositore lucchese è stato chiamato in causa per i suoi rapporti con la moglie Elvira e più in generale per il suo aspetto umano più che artistico.

Del libro, ne parliamo brevemente con l’Autrice, la giornalista e saggista Rossella Martina, che ha saputo cogliere tratti importanti ed originali della personalità di Puccini.

Rossella Martina, giornalista professionista e scrittrice, ha lavorato per diversi importanti quotidiani occupandosi di cultura, dalla narrativa alla musica.

Tra i suoi libri “Benedetto Croce giornalista”, “La bambina di pietra”, “Facoltà di silenzio”, “Presente anteriore”. Ha inoltre raccolto in due volumi le interviste fatte ai più grandi personaggi italiani della cultura e dello spettacolo.

Quando e perché è nata l’idea di questo saggio?

Il saggio inizialmente doveva essere un approfondimento su un periodo specifico della vita di Puccini, quello tra il 1908 e il 1910 perché il regista Paolo Benvenuti* ha ritrovato una valigia di documenti affidati dallo stesso Puccini a Giulia Manfredi, una ragazza di Torre del Lago con cui il Maestro ha avuto una lunga relazione.

Lettere e appunti che Puccini aveva raccolto e relativi tutti alla morte di Doria Manfredi, cugina di Giulia e cameriera a casa del compositore. Una ragazza che si suicidò nel gennaio del 1909 a seguito delle persecuzioni di Elvira, la moglie di Puccini, che la accusava di essere l’amante del Maestro. Una storia drammatica rimasta sempre avvolta in una nebulosa che con le nuove carte trovate da Benvenuti e che il regista mi ha affidato affinché ne scrivessi, veniva chiarita in modo definitivo per volontà dello stesso Puccini. La vicenda ha molti altri protagonisti rimasti fino a ora sconosciuti su cui Puccini punta il dito coinvolgendoli nella responsabilità di quella morte atroce, oltre a Elvira anche la figliastra Fosca e il librettista della Fanciulla del West Guelfo Civinini.

Ma una volta partita da questo nucleo, leggendo la vasta corrispondenza pucciniana, la letteratura vecchia e nuova e scoprendo nuove carte negli archivi, mi sono resa conto che molti altri episodi della vita di Puccini erano stati raccontati in modo parziale se non addirittura deformato. Attraverso l’epistolario si poteva perciò riscrivere l’intera vita di Puccini con una prospettiva diversa da quella stereotipata. Ed è quello che ho cercato di fare.

* Nato grazie alle ricerche storiche compiute dagli studenti di Paolo Benvenuti, regista pisano, della scuola di cinema Intolerance, il suo film Puccini e la fanciulla ricostruisce il dramma di Doria Manfredi, attraverso una purezza di sguardo che il carteggio inedito venuto alla luce consente di dare a questa vicenda spesso ignominiosamente distorta o presentata in modo incompleto.

Del film così ne parla Civiltà Cattolica:

“…Tra il 1908 e il 1910, mentre Giacomo Puccini componeva La fanciulla del West, una ragazza di Torre del Lago, Doria Manfredi, da cinque anni cameriera in casa del musicista, si uccise con il veleno. Sul caso doloroso sono state dette e scritte cose inesatte. Paolo Benvenuti, con il film Puccini e la fanciulla, cerca di ristabilire la verità ricostruendo un quadro d’epoca preciso e ricco di fascino. La pellicola, di pregevole qualità artistica, conferisce alla giovane, vittima di dicerie calunniose, la dimensione che hanno sullo schermo le eroine di certi film di Dreyer.”

Casa di Puccini a Torre del Lago

Così Marco Luceri in Drammaturgia del 30 agosto 2008:

È davvero un grande film l’ultima opera di Paolo Benvenuti, presentata fuori concorso alla Mostra di Venezia: Puccini e la fanciulla, accolto da applausi scroscianti, è fino ad ora il più bel film visto al Lido. Come ha dichiarato lo stesso regista, il progetto è nato dal duplice tentativo di ricostruire l’incanto della creazione musicale pucciniana e di fare luce, al contempo, su uno degli episodi più oscuri della vita del maestro: il dramma della giovane cameriera Doria Manfredi, morta suicida a Torre del Lago forse per amore di lui, nel 1909, mentre Puccini componeva La fanciulla del west.

La figura di Puccini, come uomo, si presta a molte letture: qual è complessivamente la sua?

Proprio questa intera riscrittura della vita di Puccini permette, come dicevo, una lettura assai diversa da quella tramandata. Scopriamo infatti un uomo che è molto più affine al genio musicale che conosciamo attraverso le sue opere. Una persona estremamente sensibile, sempre alla ricerca del grande amore che non troverà mai, bisognoso di amare e di essere amato e compreso, infelice anche a causa delle debolezze del suo carattere che gli impedirono di fare scelte decisive in ambito familiare e sentimentale. Un cuore adolescente che palpita con la stessa frequenza dei suoi indimenticabili personaggi e non l’uomo superficiale e “maschilista” che ci è sempre stato raccontato.

Il mondo femminile che ha circondato, fin dalla nascita, Giacomo Puccini inevitabilmente ha su di lui un riscontro che si riverbera anche nelle sue opere…

Giacomo Puccini perse il padre quando aveva solo cinque anni. A parte il fratellino Michele che nacque dopo la morte del padre, in quella abitazione di via di Poggio a Lucca c’erano a crescerlo la madre Albina, cinque sorelle, la nonna paterna e due donne di servizio. Indubbia dunque l’impronta femminile sulla sua educazione. Da qui, credo, la sua grande ammirazione per le donne, la stima, l’immaginarle come indomite e coraggiose come appaiono nelle sue opere, ma al tempo stesso anche una sorta di soggezione nei confronti dell’universo femminile. Manon, Mimì. Tosca, la stessa Cio Cio San per non dire di Minnie sono personaggi forti, eroici che mettono in ombra i loro partner maschili. E, stando ai documenti, questa situazione di “disparità” l’ha vissuta molte volte anche nella vita.

I “luoghi” pucciniani ci raccontano molto di lui: cosa ci può dire a riguardo?

Puccini ha amato per tutta la vita Torre del Lago “Gaudio supremo, paradiso, eden, empireo, «turris eburnea», «vas spirituale», reggia… abitanti 120, 12 case. Paese tranquillo, con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cignali, lepri, conigli, fagiani, beccacce, merli, fringuelli e passere. Padule immenso. Tramonti lussuriosi e straordinari. Aria maccheronica d’estate, splendida di primavera e di autunno. Vento dominante, di estate il maestrale, d’inverno il grecale o il libeccio. Oltre i 120 abitanti sopradetti, i canali navigabili e le troglodite capanne di falasco, ci sono diverse folaghe, fischioni, tuffetti e mestoloni, certo più intelligenti degli abitanti, perché difficili ad accostarsi”.

Avrebbe amato molto anche Chiatri, sulle colline sopra Massarosa, dove nel dicembre 1898, dopo i successi di Manon Lescaut e La bohème, poté acquistare l’antica villa dei Samminiati, situata in una posizione stupenda e la fece ristrutturare completamente se non fosse stato osteggiato dalla famiglia. Amava i luoghi isolati, immersi nella natura e nel silenzio dove era più facile dare spazio alla vena creativa:

“Anelo – come la neve il sole, come il caffè lo zucchero, come Riccioni la Camera – la quiete del monte, del piano, del verde, del rosso tramonto eternato dal pennello tuo con ripetuta (ahi, troppo) insistenza!”

Quando era costretto a stare in città non vedeva l’ora di fuggire:

Odio queste agglomerazioni di creta che chiamansi città e per di più si ha il coraggio di chiamarle belle! Per me le città non sono altro che turpi appropriazioni indebite fatte alla germogliante natura!

Il libro, inutile negarlo, ha aperto un nuovo scenario sulla vicenda della cameriera Doria Manfredi…

Le lettere ritrovate da Paolo Benvenuti e il “riepilogando” scritto da Puccini sulla vicenda di Doria Manfredi perseguitata da Elvira fino a indurla al suicidio, raccontano in modo dettagliato come andarono veramente le cose e il coinvolgimento indiretto nella morte della cameriera da parte di Fosca figlia di primo letto di Elvira e del suo amante Guelfo Civinini, il librettista de La Fanciulla del West. Una storia di menzogne, tradimenti, fake news come diremmo oggi, crudeltà, che segnò per sempre Puccini e i suoi rapporti con tutta la sua famiglia.

Secondo la sua lettura, nelle protagoniste delle sue opere sono “nascoste” quelle figure femminili che hanno rappresentato per lui incontri profondi e significativi: ci può fare alcuni esempi?

E’ indubbio che Puccini scegliesse le storie su cui costruire le sue opere in base a esigenze in primissimo luogo musicali e teatrali. Le storie dovevano essere rappresentabili, musicabili, coinvolgere il pubblico. Ma certamente dovevano anche coinvolgere emozionalmente Puccini. Lui doveva “sentirle” ovvero essere in sintonia con i sentimenti dei personaggi, conoscere tali sentimenti, averli provati, essere quindi capace di trasformali in musica in modo direi autobiografico. Per questo, qualunque fossero le ragioni iniziali per cui aveva scelto una storia, il libretto e poi la musica esprimevano comunque i sentimenti dell’autore. Manon è la grande passione erotica per una donna senza scrupoli come fu Elvira all’inizio della loro relazione capace di abbandonare il marito e un figlio appena nato per darsi a Puccini. Bohème è il racconto della vita di Puccini a Monza e a Milano prima del grande successo: miseria e speranze, amore libero e giovinezza. Butterfly è il racconto trasportato in Giappone di ciò che a Giacomo era avvenuto con la sua giovane amante Corinna Maggia. Minni nel West è il ritratto di Giulia Manfredi la donna che gestiva l’osteria sul lago davanti alla casa di Giacomo…

Questo suo lavoro, spero, non esaurisca il suo interesse per il compositore lucchese: ha già in serbo qualcosa per il futuro?

Ho sempre amato Puccini fin da piccola perché la sua musica è legata ai miei ricordi d’infanzia. Dopo questa ricerca è per me come una persona di famiglia, molto amata e sarebbe quindi impensabile abbandonarlo!

Stefano Mecenate

Rossella Martina al Teatro del Giglio di Lucca, con Stefano Mecenate
Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, bohème, cinema, dichiarato, figlio, futuro, intervista, lavoro, lucca, mare, milano, mondo, nato, natura, personaggi, puccini, scuola, studenti, toscana, tutta la vita

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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