
Il Comune di Firenze dopo aver istituito il Garante dei diritti degli Anziani, adesso ha nominato il titolare di questa nuova figura. Si tratta della Dott.ssa Cinzia Vitale, criminologa, mediatrice familiare, che da molti anni si interessa di campagne antitruffa che vedono come vittime in particolare gli anziani e di iniziative per combatterne la solitudine.
Un istituto particolarmente significativo in una città che è fra quelle che hanno il più alto numero di persone ultra settantenni. Ne parliamo in questa intervista con la Dr.ssa Vitale
Quali i compiti del Garante ?
Il Garante, come prevede il regolamento per la sua figura, vigila sull’applicazione a livello cittadino di tutte le norme interne e internazionali adottate in materia di tutela dei diritti delle persone anziane.
Sostiene le iniziative volte all’erogazione di prestazioni adeguate atte al miglioramento della qualità della vita. Vigila e favorisce il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali degli anziani. Promuove azioni volte alla concreta conoscenza dei diritti degli anziani della città di Firenze. Sensibilizza l’opinione pubblica sul tema dei diritti degli anziani a partire dai servizi e progetti del comune di Firenze. Insieme al Comitato di partecipazione della Società della Salute promuove la partecipazione e l’ascolto di persone anziane a livello individuale o collettivo allorquando vengano prese decisioni che li riguardino direttamente o indirettamente. Coordina la propria attività con le alte figure di garanzia anche a livello regionale e nazionale.
Quindi favorisce l’inclusione sociale. Con quali specificità?
Qualsiasi progetto a favore dell’inclusione sociale dell’anziano e del pieno esercizio del suo diritto alla cittadinanza è sempre meritevole di sostegno e attenzione da parte del Garante ma è ancor più vero che è compito del Garante far sì che siano progetti pienamente accessibili e fruibili da parte dell’anziano stesso. Il Garante mette a supporto lo strumento di farsi da collegamento tra anziani e le modalità che essi hanno di fruire di quello che viene messo loro a disposizione. La parola d’ ordine è accessibilità .Qualsiasi iniziativa può essere lodevole ma, in generale, se non è fruibile perde di efficacia. Prendiamo ad esempio i servizi che richiedono esclusivamente l’installazione e l’uso di una App, se non si inizia dalla divulgazione della promozione dei servizi già esistenti è possibile che molti anziani non ne beneficeranno mai. È eccezionale la possibilità di inserire gli anziani nel mondo digitale ma non possiamo scordarci che una parte di essi necessitano del front line rispetto ai servizi.
Anziani un problema sociale? O sono anche una risorsa?
Una straordinaria risorsa da custodire. Si fa spesso l’errore di valutare esclusivamente il loro impatto sull’economia ma è un analisi socialmente incompleta perché non si deve considerare solo il lato occupazionale, vanno considerati più aspetti. L’indice di invecchiamento attivo deve tenere conto di quante famiglie, ad esempio, si appoggiano ai nonni per la cura dei nipoti, oppure del mondo del volontariato che senza gli anziani perderebbe un sostegno fondamentale.
Recupero e valorizzazione della memoria collettiva…. Quanto sono importanti ?
Chi può permettersi di costruire sulla sabbia? La memoria rappresenta le fondamenta di cemento. Credo fortemente nello scambio intergenerazionale. I giovani possono essere spunto per l’apprendimento continuo e chi più degli anziani possono essere esempio di senso dell’attesa, pazienza, esperienza di rappresentazione di una memoria storica che arricchisce il nostro presente. Deve esserci un cambio di passo rispetto ad una superata visione quasi gerontofobica della vita di un individuo.
Le truffe colpiscono in particolare gli anziani. Lei da tempo si interessa di come prevenirle …In che modo ?
Anzitutto si deve sottolineare che la percezione che l’anziano ha in merito alle truffe sia diversa da quella di una persona più giovane. In tanti anni di campagne di prevenzione mi sono resa conto quanto sia difficile scardinare l’idea che una persona gentile possa avere intenzioni malevoli.
Il grimaldello che apre le porte ai comportamenti devianti è la solitudine. Un anziano solo è potenzialmente un anziano aggredibile. La prevenzione deve essere continuativa, ripetuta, aggiornata e soprattutto richiede un linguaggio semplice, senza dimenticare che la sicurezza dell’anziano dipende anche dall’intervento sul tessuto familiare e sociale che gli si pone accanto. Altrimenti il rischio diventa che una persona fragile sia messa anche in “condizione” di fragilità rendendola bersaglio perfetto per le truffe. Bene quindi tutte le iniziative di riduzione della solitudine dell’anziano ricordando che la vita non va solo allungata ma anche allargata.

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