“Le dinamiche demografiche, la complessiva situazione economica e le crescenti difficoltà della finanza pubblica, nonché la stessa prospettiva di federalismo fiscale, impongono in maniera non più rinviabile un profondo ripensamento del sistema sanitario toscano e del modello di welfare, in modo da contemperare le esigenze di equità, solidarietà e soddisfacimento dei primari bisogni di assistenza sanitaria e di sostegno sociale, con quelle legate all’effettiva disponibilità delle risorse ed al loro corretto utilizzo”. Lo ha dichiarato la consigliera regionale di Forza Italia, Anna Maria Celesti, vicepresidente della commissione “Sanità”, nel corso del dibattito in aula sul nuovo PRS.
“L’attuale quadro economico-finanziario – prosegue Celesti – non rende più sostenibile un sistema sanitario che assorbe risorse eccessive e sproporzionate per autoalimentarsi, a detrimento della centralità del paziente e della corretta individuazione dei servizi da erogare, la quale deve nascere non già da astratti modelli organizzativi, ma dalla concreta domanda scaturente dalla specifica realtà di ogni territorio.
Attualmente il servizio sanitario in Toscana non assicura snellezza ed efficienza di prestazioni e servizi; non lascia il cittadino libero di scegliere tra una pluralità di strutture e di soluzioni sanitarie, non premia al proprio interno la qualità ed il merito, è chiuso ostinatamente ad una integrazione di pari dignità con il settore privato accreditato. Occorre radicalmente modificare questa impostazione viziata da pregiudizio ideologico, al fine di stimolare una forma di regolata ed ordinata competizione tra strutture pubbliche e private accreditate, quale presupposto di crescita e diversificazione dell’offerta dei servizi primari, in modo da rendere il cittadino libero e consapevole protagonista dei propri percorsi di prevenzione e di cura.
Sul versante della spesa sociale la Regione è chiamata a realizzare una sostanziale revisione dei sistemi tradizionali di welfare, la cui crisi deve essere affrontata non solo in termini di contenimento della spesa, ma anche con il pieno dispiegarsi del criterio di sussidiarietà e con la valorizzazione delle risorse umane. L’obiettivo è quello di passare ad un sistema di welfare della responsabilità, in cui un’ampia gamma di soggetti, sviluppando ogni possibile forma di creatività in stretto contatto con l’azione delle istituzioni, sia chiamata a concorrere alla costruzione del welfare e a rispondere della qualità del rispettivo operato.
Ciò implicherà, al contempo – conclude Celesti – la necessità di sviluppare adeguatamente le pratiche e la cultura dei controlli e della valutazione, che sono condizione imprescindibile per l’affermarsi di un concreto concetto di responsabilità”.

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