“Infuriati contro il morire della luce, non andartene docile”.
Assolutamente da vedere.
E’ difficile parlare di Interstellar. Basterebbe dire solo mi è piaciuto e lasciare allo spettatore curioso la libertà di schierarsi a favore o contro (visto che in Italia ci si schiera sempre e un film come questo ha già diviso i critici sia nazionali che internazionali) , ma sento la necessità di parlare e parlare, capire e vedere e rivedere questo film tanto atteso e amato dalla prima inquadratura.
Ho assistito a tre ore di spettacolo fantasioso e allo stesso tempo attuale: la catastrofe imminente, la coltivazione del mais, paesaggi quasi idilliaci ma desolatamente disperati (sembra che l’uomo abbia perso la speranza).
Ho resistito alla gravità dei buchi neri, ho visto la quinta dimensione e ho capito, nel finale, la frase che non avevo capito a metà del film “genitore è il fantasma del futuro dei propri figli ” e con Cooper che fluttua nella dimensione parallela mentre cerca il contatto mentale con la figlia, si è chiuso il cerchio di tre ore di adrenalina pura.
Mi sono infilata in un buco nero e ho ruotato puntando i piedi con Cooper (un ottimo McConaughey) sprofondando con lui verso qualcosa che ci attende al di là del tempo e dello spazio.
Ho compiuto un ammarraggio che poteva essere catastrofico in mezzo all’acqua, sono arrivata su un pianeta ghiacciato dove ho trovato un Matt Demmon che interpreta un cameo di rara bravura. E’ superiore a tutti gli altri , confermando così la teoria che non esistono piccole parti ma grandi attori che trasformano il poco tempo presenti in scena per rendere grande la parte che interpretano.
Nolan conquista lo spettatore dalla prima all’ultima inquadratura del suo Interstellar e non importa se il film dura quasi tre ore, e non importa se nelle sale italiane usa l’intervallo di 5 minuti, l’attenzione resta viva, la fibrillazione è continua anche a schermo vuoto. Magia o grande maestria di Nolan che incanta e avvince ancora una volta?
Saremmo quasi tentati di gridare al capolavoro, eppure già Inception ci aveva preparato a questo nuovo evento di grandiosa bravura e bellezza, per questo film volto verso un futuro su un altro mondo, alla ricerca di un’altra galassia dove trasferire l’umanità per ricominciare.
Continue tempeste di sabbia attaccano le coltivazioni e anche il mais presto non riuscirà più a crescere. Tutto cambia, anche i libri dove non si parla più di conquista dello spazio definita una bugia per illudere e tranquillizzare sul futuro. Ma anche se nessuno lo sa la Nasa esiste ancora.
La terra sta morendo, tutti lottano per conservare quello che c’è. Non ci sono più ingegneri, scienziati, piloti, astronauti “eravamo tutti agricoltori, a quel tempo”.
Un film che è un western di frontiera anche se la frontiera che ci prospetta Nolan è al di là dei buchi neri, al di là della gravità che conosciamo, dobbiamo attraversare i corridoi che si formano tra una dimensione e l’altra; ma è anche un film di sentimenti, dubbi, possibilità di commettere errori, rimediarne altri, scoprire e tracciare il percorso che porti in salvo l’umanità e tutto va fatto in fretta, prima che sia troppo tardi, Un film sul tempo e sul suo significato “ Ogni ora passata su questo ‘pianeta corrisponde a sette anni sulla terra … perché nei pressi di un buco nero il tempo rallenta.
Il film è ancora un viaggio nella nostra zona d’ombra, un viaggio dentro noi stessi, ci facciamo delle domande, riconosciamo tanti altri film a cui Nolan rende omaggio. Nella caccia al drone con un fuoristrada nei campi di mais non possiamo non rivedere un Cary Grant di Hitchockiana memoria in fuga (Intrigo internazionale) mentre il computer quasi umano, a tratti ironico, non può non ricordare tutta una serie di film sull’esplorazione del cosmo.
Movimenti di macchina che ti avvolgono e ti introducono e ti fanno rotare nella navicella, è da togliere il fiato la resistenza che opponi alla gravità nel buco nero in cui entra Cooper convinto di trovare il “luogo” cui “loro” ci hanno destinato perché “non siamo destinati a salvare il mondo, ma ad abbandonarlo” . Una fotografia che incanta, una colonna musicale che ci accompagna al silenzio assoluto nei pressi dei buchi neri.
E’ un grande Nolan, parte da un incipit semplice e man a mano ‘confonde’ e avvince allo stesso tempo lo spettatore , lo trasporta da un piano all’altro, da una via di fuga alla stratificazione successiva, per poi chiudere il cerchio, chiarire e far capire tutto con un unico finale. “Loro non ci hanno portati qui”
Ma mi piace concludere con questo invito “ Infuriati contro il morire della luce, non andartene docile”

Cara Rita,
Un ottimo articolo su un bel film, peccato tu non lo abbia potuto vedere in IMAX, con proiettore 10 volte la temperatura della superficie del Sole, a Londra in Inglese, ma sei ancora in tempo!
Purtroppo il vizio soprattutto Italiano di doppiare i Film, li rovina quasi completamente, impedisce l’apprendimento delle lingue e crea dei costi ormai insopportabili perché costa doppiare e poi costa insegnare le lingue a degli scemi educati a credere che a New York si parli Romano.
Così i nostri giovani non potranno nemmeno percepire, che si tratta di un ottimo Film molto Anglo-Sassone e che svolge temi da loro di moda da Einstein – Borg fino a Hawking, ma che le frontiere oggi sono la materia oscura ed energia negativa che compone il 95% dell’Universo.
Cosi i giovani d’oggi, invece che premere per un Risorgimento Italiano, senza il quale sono solo i predecessori di IRAQ e Libia quali disturbatori dell’ordine Anglo-Sassone Mondiale, pensano a uniformarsi credendo, come vedono al Cinema e inconsciamente quindi credono, che da Nuova Deli a Pechino, basti l’accento Romano, specie in periferia.
Bella la Poesia di Thomas che nella mia ignoranza porta un lampo di luce, ne vorrei anche una Veneta che magari indicasse qualche via d’azione migliore dell’incavolarsi per i vecchi, che già tendono a farlo da sé, in quest’Universo retto dal caso, in cui a parte i mistici, nessuno scienziato ci ha mai riscontrato un fine, prima ci crea e poi ci distrugge, e chi crede di essere stato creato per qualcosa, ci resta quindi male.
Credo la vita sia solo un certo numero di sequenze apparentemente ordinate tipiche del caos, come una Roulette, dove per caso esce in sequenza 1, 2, 3,4, 5, 6, 7,8, 9 ma poi 27, 14,31!
Per questo ogni struttura dirigista, penso quindi anche a quella Anglo-Sassone, fondata sulla scienza che conosciamo, è destinata a perire (nella furia a Thomas) e a sfasciare il Mondo, come si vede nel Film.
Se c’è una soluzione solo guardando la realtà che l’attuale dirigenza vuole ignorare e che rappresenta il 95% del creato, possiamo trovarla e da parte mia rilevo la stranezza che il 95% di Universo sconosciuto corrisponde al 95% di Cittadini del Mondo la cui voce nessuno ascolta, che ci sia un semplice nesso? Che la mania Dirigista, di porre continui limiti alla Democrazia e alla voce dei Cittadini, sia quello sia ci sta uccidendo tutti?
Belle considerazioni suggerite da un film che ho già visto tre volte (e più lo vedo, più lo amo), considerazioni che portano alla catastrofica visione di quel 95% di cittadini del mondo, profeti nel deserto dell’indifferenza, destinati ad osservare con occhi sempre più asciutti la fine di pensieri, parole, azioni, speranze e forse , come dice il film “non siamo destinati a salvare il mondo…”