Non mi meraviglio delle piroette e delle contraddizioni della politica. Ma vorrei che ci si impegnasse per metterci, se non proprio stile, almeno un minimo di discrezione. Merce rarissima a giudicare da due episodi che occupano in questi giorni le pagine della cronaca politica: le intercettazioni al PM Palamara e l’esito del voto della giunta del Senato sulla richiesta di processare Salvini. Le intercettazioni hanno un aspetto intrigante: ci sono, nel mucchio, tanti nomi di politici, giornalisti, magistrati. Di quelli che “pubblicare le intercettazioni è obbligatorio sempre. Non avremmo mai scoperto, altrimenti, il marcio che c’è in Italia”. Marcio, è sottinteso, nel mondo della politica, ma anche dell’economia, della giustizia, e, ad abundantiam, del giornalismo. Ora che tocca a loro, non si parla altro che della “rilevanza”. Ovvero, i giornalisti e i magistrati intercettati a loro insaputa, o citati nelle intercettazioni, hanno detto cose, o ad essi sono state attribuite cose, che non hanno rilevanza penale. Eppure, in altre circostanze, sono state riempite paginate di giornali e trasmesse ore di audio e video di cose altrettanto penalmente irrilevanti. Ma rilevanti esclusivamente allo scopo di sputtanare le persone. Gli esempi sono infiniti, ma non citeremo i nomi, come non citiamo i nomi di coloro che sono coinvolti, loro malgrado, nelle intercettazioni relative al dott. Palamara. Perché così è nei Paesi dove i diritti fondamentali del cittadino sono garantiti.
Molto si è discettato anche del voto della Giunta per le Immunità del Senato che ha respinto la richiesta di autorizzazione nei confronti dell’ex ministro dell’Interno, Salvini per il suo diniego allo sbarco dei migranti raccolti in mare dalla nave Open Arms. Sono convinto (ma, al riguardo, giuristi autorevoli in egual modo sono tra loro divisi) che Salvini abbia abusato del suo potere. Ma mi fa specie che tutta l’attenzione dei fautori dell’attuale maggioranza di governo sia concentrata sul comportamento dei tre senatori renziani che con la loro non partecipazione al voto sono stati decisivi per l’esito (assieme al voto in difformità dal suo gruppo di una senatrice grillina). Perché è vero che nel precedente caso analogo, quello della Gregoretti, Renzi e i suoi si erano espressi a favore del processo. Ed è pure vero che il voto uguale di tutti i tre senatori di Italia Viva fa capire che si tratta di una delle tante alchimie politiche delle quali Renzi sta incomprensibilmente abusando. Ma, ad essere sinceri, non è possibile ignorare che ancora maggiore è la contraddizione del presidente del Consiglio Conte e dei parlamentari dei 5Stelle. Salvini, senza il loro consenso, quando governavano assieme, non avrebbe mai potuto fare il bullo come ha fatto nei confronti dei poveri migranti lasciati in mare a rischio della loro vita.
Ora, dunque, sia i giornalisti e i magistrati manettari che sbandieravano l’opportunità di sputtanare tutti gli intercettati di Italia pubblicandone i verbali senza alcun discernimento, nel supremo interesse della trasparenza; sia i renziani che giocano con la giustizia per piccole manovre di potere; sia, ancora, quelli che vogliono mandare a processo Salvini dimenticando le responsabilità proprie: tutti costoro continuino pure a fare i saltimbanchi nei rispettivi ambiti di competenza (giornalismo, giustizia, politica). Ma la smettano, almeno, di farci la morale. Sappiano che la loro salvezza passa attraverso l’oblio.
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