Zitti zitti, piano piano senza fare confusione il governo ha messo in piedi un capolavoro degno del Barbiere di Siviglia da cui e’ ricavato l’incipit di questa riflessione.
L’opera dell’ingegno e’ presto detta. Con la legge sul Welfare di accompagnamento alla Finanziaria 2007, Prodi & C. (dove per C s’intendono anche i sindacati che infatti non fiatano) hanno inserito l’obbligo per i lavoratori dipendenti che vanno in pensione di vecchiaia di rispettare finestre di uscita che prima non c’erano. La legge ne prevede quattro all’anno con scadenza trimestrale. Per i dipendenti la pensione scattera’ dal primo mese del trimestre successivo a quello in cui sono stati maturati i requisiti anagrafici e contributivi; per gli autonomi va anche peggio in quanto per loro l’attesa si allunga di tre mesi.
Un bel colpo di mano, non c’e’ che dire. Tra il 24 dicembre, data della legge, e il primo gennaio sono cambiate in corso d’opera le regole del gioco con tanti saluti ai lavoratori dipendenti e autonomi che tra gennaio e marzo pensavano di andare a riposo e che invece, nella migliore delle ipotesi, si ritrovano a lavorare fino al 30 giugno. E parliamo di migliore ipotesi perche’ la peggiore sarebbe quella di un “buco” lungo fino a sei mesi, giusto il tempo che passa tra la maturazione dei requisiti e la corresponsione dell’assegno di pensione.
Non basta, perche’ nel blitz della vigilia di Natale (la legge in questione e’ la 247 del 24/12/2007 appunto) il regalino si estende alle imprese che sono “invitate” a tenere al lavoro i dipendenti, pagarli fino a scadenza e quindi evitare traumi a spese loro.
La questione di fiducia ha fatto il resto: ha evitato il confronto parlamentare consegnando alla Gazzetta Ufficiale un provvedimento a scatola chiusa i cui miasmi si sono cominciati a sentire appena qualcuno ha sollevato il primo lembo. Merito del Sole 24 ore se abbiamo avuto conferma di un sospetto e cioe’ che per superare lo scalone Maroni non bastano gli stanziamenti “in chiaro” gia’ previsti ma ne servono altri di cui una prima tranche sono nascosti nel blitz di Natale.
Possibile? Possibile. E quel che e’ peggio in questa sfortunata congiuntura è che l’impossibile è diventato possibile. Come cambiare le regole del gioco mentre si gioca, voltare lo sguardo dall’altra parte quando si dovrebbe vigilare, pagare dei prezzi senza sapere perche’ e per chi.
Credevamo che fossero finiti i tempi di Figaro che, lungi da farsi incantare da chitarre e mandolini, credeva solo nel suono del metallo giallo.
Enrico Buffoni

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