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INCONTRI // Vent’anni di euro. Se mille lire vi sembran poche

In giro non c’è quasi più niente che costi 50 centesimi, anche certe caramelle e cioccolatini costano 60, 70 anche 90 centesimi. Si dice: in Europa siamo stati bravi, chi doveva sorvegliare in Italia non l’ha fatto. E così il partito del commercio e del mercato ha vinto sul privato e sul dipendente a reddito fisso. Blog di Fabrizio Binacchi

di Fabrizio Binacchi | 16 Gennaio 2022

Non si torna indietro ma, se si potesse, molti errori andrebbero evitati. Incontro un “padre” dell’euro, attorno ai vent’anni dell’introduzione di questa moneta, che ci ha rafforzato indubbiamente come sistema ma ha indebolito molti portafogli. E ammette: il cambio era equilibrato, ma la gestione dei primi tempi non è stata accorta. Abbiamo lasciato andare subito il doppio corso e non c’è stato freno agli arrotondamenti. Sussurra Romano Prodi. E non ha tutti i torti.

In Europa sulla carta avevano fatto tutto quasi a pennello ma nella pratica, nella dura pratica, non è andato tutto a pennello. Chi doveva sorvegliare in Italia non ha sorvegliato. E così il partito del commercio e del mercato ha vinto sul privato e sul dipendente a reddito fisso. I due milioni di lire, che erano soldi, sono diventati mille-euro-e-briciole, che non erano più gli “stessi soldi” perché nel contempo quello che costava mille lire è arrivato a costare due mila e a volte anche cinque mila lire.

Nel Duemila, con mille lire ci compravi due o tre riviste a buon mercato, adesso con 50 centesimi compri una rivista in lancio editoriale e ti sembra che sia regalata.  Solo 50 centesimi, leggi. Che vuoi che siano 50 centesimi, centesimi poi, la nostra mente ha una specie di ribellione al centesimo e vuole le misure tonde. Invece 50 centesimi sono quasi mille lire e una volta con mille lire quasi-quasi ci facevi una pizza. Dai una pizzetta. Se mille lire vi sembran poche?!

Ora 2022 con 50 centesimi compri una mascherina ffp2 nelle farmacie che hanno fior di accordi con il ministero e, in fondo, buon cuore. In giro per i bar non c’è quasi più niente che costi 50 centesimi, anche certe caramelle e cioccolatini costano 60, 70 anche 90 centesimi. Trent’anni fa, ditemi-ditemi signore e signori, avreste mai pagato una caramella e un cioccolatino 1500 lire?

Signore e signori è andata così, ci dicono che è andata bene ma qualcuno non ha sorvegliato. L’euro ovviamente era ed è la strada giusta ma dovevamo gradualmente passare da un sistema di commisurazione di prezzi e tariffe, invece è avvenuto tutto quasi in un lampo. Ma i lampi hanno riguardato solo le spese e i consumi non i redditi. Fissi, le paghe, i salari, gli stipendi, le collaborazioni.

Incontro un bancario che mi ricorda: vendevamo i primi sacchettini di monete euro e prendevamo le diecimila lire e le 20 mila lire. Dieci mila lire era una bella banconota, il sacchettino aveva 5 o sei monete che valevano come la bella banconota, ma li spendevi subito tutti.  Anche la forma moneta ha contribuito ad abituarci ad un valore che non era quello: 50 centesimi come 50 lire, 1 euro come 100 lire, la monetona da 2 euro come 500 lire, e invece era quattro volte tanto, nel caso dell’ultimo rapporto e quasi 20  volte tanto nel caso delle 100 lire “confuse”, o meglio stimate, come 1 euro. Accipicchia, che terreno perduto, accipicchia che soldi svaniti.

Quegli stipendi da 4 milioni e 400 mila lire (i fortunati che li avevano ovviamente) che nel giro di pochi mesi sono diventati nominalmente 2 mila e 272 euro. Anche in numeri arabi una bella differenza del colpo d’occhio: 4.400.000 in 2.272. 

(Parentesi: c’era un mio collega e amico direttore di telegiornale, tanti ma tanti anni fa, che durante l’illustrazione degli ascolti dell’edizione della sera precedente metteva tutti gli zeri dei milioni che corrispondeva, che so servizio Manuela Lucchini su influenza 5.500.000, cinque milioni e cinquecento mila. Quando un mio amico vicedirettore gli chiese: perché non scrivi solo i numeri principali, cioè 5.5, senza gli zeri, lui candidamente rispose “perché così sembrano di più. Fantastico Carlo. Chiusa parentesi).

Quindi eravamo ai 4 milioni e quasi e mezzo che diventano poco più che 2 mila e duecento euro. Le doppie cifre sono durate veramente lo spazio di un mattino, sei mesi, qualcosa di più? Non ricordo quasi più. Solo che con i 4 milioni e quasi e mezzo gli affitti erano 500 mila lire, non 500 euro, cioè il doppio, la pizza farcita era a 6 o 7 mila lire e non sei o 8 euro, un panino imbottito costava 1500 lire e non 4 euro e mezzo, nove mila lire.

Sarebbe cambiato qualcosa se ci fosse stata la banconota da 1 euro? Come 1 Dollaro? Forse sì, forse no. Ma almeno prima di tirare fuori la carta avremmo tirato fuori i centesimi di euro che invece abbiamo messo tutti, anche grazie al loro formato minuscolo, nei bicchierini d carta in attesa di non si sa cosa.

Forse in certe case ci sono più monetine da 1 centesimo di euro e da 2 centesimi di euro che vecchie gloriose 50 e 100 lire, belle luccicanti e storiche, non così scure come quegli strani fantasmini.

Giovani e ragazzi del nostro Paese che oggi hanno meno di 25 anni, cioè quelli nati dopo il 1996 – 1997 (calcolando che almeno 5 anni ci voglio per essere consapevoli di una mancia) e che non hanno mai maneggiato la lira non sanno nemmeno come fare un confronto. Fortuna loro.  Noi dai 30 anni in su e soprattutto noi sai 50 anni in su ricordando le 500 lire d’argento con le Caravelle e le 500 lire di carta con quel verdazzurro luminoso, e poi la banconota da mille e da cinquemila che era una bella mancia, beh a noi un po’ di magone viene.

E il magone è quella cosa che non puoi respingere, se ti viene ti viene, e puoi solo pensare di mandar giù il magone in attesa della prossima soddisfazione. E cioè che non ci vendano tutto come una occasione solo per farci dimenticare che prima c’è stata una bella speculazione. Scusata ma la rima è venuta senza raccomandazione. E comunque, come disse lui l’Alessandro, che scrisse una ben nota storia, “non s’è fatto apposta”.

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : CornerBlog, EditorialeTag: anni, costi, euro, europa, freno, giovani, italia, lira, mercato, misure, prodi, romano prodi, soldi

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Dr Anvilon

    16 Gennaio 2022 alle 22:09

    Premesso che il peccato originale fu quello di non passare dieci anni prima alla “lira pesante”, come da ripetuta richiesta Craxiana e altrettanto rigettata dalla Banca d’Italia, bastava mantenere il corso legale delle due monete per tutto il tempo necessario alla loro assimilazione e non sovrapposizione in pochi mesi.

    Rispondi

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