
Quello del Nuovo Ospedale di Cona, provincia di Ferrara è quasi meraviglioso. Parlo del parcheggio. Incontro Camilla Ghedini, collega e tirocinante counselor nel Dipartimento di Psichiatria di questo nosocomio, e mi dice: vieni all’ingresso tre, quello vicino al pronto soccorso, ma anche al due va bene. Immaginando un parcheggio lontano e magari asimmetrico.
E invece quando vado a Cona, frazione di Ferrara verso Copparo, dove sorge questo mega ospedale di zona, scopro che hanno fatto, almeno sulla carta, le cose per bene. Un grande parcheggio davanti all’ospedale abbastanza profondo per contenere migliaia di auto e ad una distanza sostenibile, umanamente accettabile, per ogni ingresso dell’ospedale, con corsie attrezzate, passaggi indicati e senza su e giù ingiustificati. Si direbbe un modello di iso-parking.
“Miracolo sanitario urbanistico” mi dico da solo. Poi scopro, sempre parlando con l’esperta Camilla Ghedini, che qui hanno risolto il problema del parcheggio ma non quello della raggiunigibilità e dell’accessibilità, da Ferrara che dista 10 chilometri, soprattutto per gli anziani, disabili e persone fragili. Si è parlato anche di metropolitana di superficie e pendolini veloci ma al momento pendolano solo ipotesi e progetti.
Autobus complicati, strada stretta e curve con platani, superstrada spesso intasata e con potenziali rischi da inesistenza di corsia d’emergenza. Miracolo, in parte. Non è tutto oro quel che luccica, come diceva mia nonna Clotilde, detta nonna Coco, da San Prospero. Un ospedale per la nostra “società dei consumi” (eccolo il luogo-comune voluto, fortissimamente voluto) è meno importante di un centro commerciale. Per un outlet o un centro commerciale fanno viali fioriti e aiuole luccicanti, maxi parcheggi con palme e platani e portali trionfali d’ingresso, e -niente!- per un ospedale una banchina e bona lì.
“Eh che vuoi farci Binà siamo una società così”, mi diceva un collega storico che ha vissuto per anni all’Infernetto, noto quartiere di Roma.
Se il nostro problema della giornata è andare al centro commerciale, per compare l’ultimo smart o vedere l’ultima offerta, possiamo anche tollerare di girare un po’ per trovare un posto dove lasciare l’auto.
Ma se il problema del giorno è andare all’ospedale non per una urgenza da codice rosso ma per una semplice visita e magari il visitando non è completamente autosufficiente e va lasciato vicino all’ingresso, beh ri-diciamolo, in molte parti d’Italia diventa una impresa. Parcheggi malati proprio davanti all’ospedale. Ingorgati di doppie file e intasati da ore di punta.
Il nostro è un Paese in cui trovi parcheggio facile e gratuito attorno a una multisala o a centro metri da un centro commerciale e non trovi un posto libero davanti ad un ospedale. A volte nemmeno a mezzo chilometro. Il che la dice lunga. In alcune città addirittura i parcheggi sono a pagamento piuttosto salato: molti osservatori l’hanno definita una tassa aggiunta sulla salute.
A Firenze hanno fatto una delibera per imporre la prima ora di sosta gratis nel parcheggio dell’Ospedale Pieraccini-Meyer. A Mantova attorno al nuovo Carlo Poma il parcheggio a suolo (c’è solo quello) è gratuito ma è sempre pieno. Per raggiungerlo bisogna fare delle gimcane che nello nelle giostre più moderne sarebbero anche divertenti, ma lì all’ospedale no.
Poi ci sono le differenze che fanno arrabbiare la gente. Attorno all’ospedale di Pescia ci sarebbero le tariffe più care della zona, invece il parcheggio del Serristori a Figline Valdano è gratuito. Insomma una bella diversità regionale per la cittadinanza perché se una famiglia ha bisogno di una prestazione per terapia e riabilitazione di una decina di appuntamenti, minimo, deve mettere in conto dai 20 ai trenta euro di tassa da parcheggio. Tassa sul dolore.
Fabrizio Binacchi

Lascia un commento