Avete visto e vedrete. Vent’anni di esperienze e le città sono contente. Quando impazza il Festival, dalla letteratura di Mantova all’Economia di Trento, ma ci sono anche quelli della Psicologia e della Filosofia, della Sociologia e della Spiritualità, beh la città coinvolta fa festa in ogni via. E non c’è problema per le code. Quelle drammatiche code che non sopportiamo in ambulatorio e al distributore, in farmacia e al ristorante, per il festival siamo pur disposti a metterci in fila.
Perché un Festival vale bene una coda. E la coda lunga o corta, a distanza di sicurezza, con protezione e attenzione per l’emergenza sanitaria globale, è parte del Festival. Avete mai visto un Festival, anche del cinema e anche al cinema, senza un piccola o grande fila -indiana, italiana, nostrana- di persone interessate e coinvolte a scoprire un personaggio, un’avventura, un’atmosfera, un’idea? E’ la coda più utile, più bella che ci sia.
Vediamo il caso di Mantova alla ribalta in questi giorni. Tra scrittori, copertine e code respirando la bellezza di Mantova, dal Sociale a piazza Sordello, da piazza Virgiliana a piazza delle Erbe ai portici dei palazzi che ospitano edicole e stand è il panorama atteso, è il clima sospirato. Perché un Festival è sempre un Festival, perché Mantova è Mantova.
Ecco cosa vediamo, ecco cosa abbiamo visto negli anni: famiglie e solitari, gruppi numerosi e studiosi alle folle refrattari, lettori proiettati e ascoltatori di passaggio, tavolini imbanditi con pass e lustrini, borsine e borsone di copertine più o meno irrigidite, terminali che sfornano etichette e badge per ogni uso e consumo, capannoni che furono teloni passano dal gusto olfattivo al gusto narrativo. La bellezza, immateriale e nel contempo palpabilissima, di un’atmosfera che porta tutti nella lettura a cercare e curiosare qualcosa che abbiano dentro e che è, in fondo, la continua ricerca di pezzi di sé.
Festival Letteratura di Mantova è un evento di eventi, è un punto nodale nel calendario delle manifestazioni di libri e di lettura, di cultura e di letteratura. Un incrocio di sapere e di saperi, di offerte di competenze ed esperienze e ricerche di significati e proiezioni. Non la verità a tutti i costi, ma la spiegazione del verosimile tra eroi e vittime, innocenti e colpevoli, santi e peccatori, poeti e navigatori. Quanti navigatori!
Ogni Festival, nato prima o nato dopo, da quello della filosofia a quello dell’economia, da quello della poesia a quello della tecnologia, da quello della psicologia a quello della sociologia copia ed emula lo stesso straordinario umano miracolo: porta le persone a interrogarsi e a misurarsi tra intelligenze e scetticismi, bisogni e certezze, tra dubbi e delusioni ed è semplicemente, ma anche splendidamente, ricerca di senso. Ricerca di noi. Mica poco, di questi tempi. E anche di altri
Le frotte di ragazzi che cercano un posto per ascoltare l’autore che ha immortalato il personaggio di grido che i loro pur giovani genitori nemmeno conoscono, la siepe di signore variamente ingioiellate che aspettano la scrittrice di culto per scoprire se ha parole di verità o consolazione per ognuna di loro, i giovani manager che aspettano il guru di turno sugli effetti delle startup e l’architettura finanziaria del terzo millennio sono, più o meno di fantasia, le facce di questa superiore allegoria che è un Festival di libri. Nel magico teatro all’aperto che è Mantova.
Dove ognuno di noi può essere spinto misurarsi con storie e figure, trame e colori semplicemente inimmaginabili il giorno prima. Magico Festival, magica Mantova che trasmuta le sembianze rimanendo essa stessa, che avvolge i sembianti a cui nemmeno sembra di sembrare.
Fabrizio Binacchi

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