• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

INCONTRI // Quando il Preside del liceo era spauracchio e passione

Visitava le classi a sorpresa, fissava chi a destra chi a sinistra e anche al centro, si soffermava su quelli dell’ultima fila, notoriamente logisticamente ribelli. Occhi sottili da filosofo interrogava senza parlare, quasi. Blog di Fabrizio Binacchi

di Fabrizio Binacchi | 14 Novembre 2021

Portava un berretto grigio scuro con zappetta elegante, ovviamente da Preside. Con la P maiuscola. Lo prendiamo ad esempio, dei licei di Veneto e Toscana delle scuole di tutt’Italia, di quando il preside era il Preside. Il preside dei presidi, per noi, era lo storico e mitico professor Giovanni Poltronieri, alla guida dell’altrettanto storico e mitico Liceo Scientifico “Belfiore”. Correvano, eh se correvano, gli anni Settanta, anche a Mantova, anche nel Mantovano, come a Firenze come nel Mugello. Vi ricordate il vostro Preside? Io.noi sì, eccome! Il Preside Poltronieri costituiva il “punto fermo”, il “caposaldo” dell’istruzione, dell’educazione, della formazione nella città di Virgilio e dei Gonzaga, e naturalmente dei Martiri di Belfiore, cui -e dico cui- l’istituto era ed è intitolato. Portamento da generale e timbro di voce da studioso, ti fissava con quegli occhi sottili e sembrava già sfidarti senza aprir bocca.

Credo che al liceo scientifico “Belfiore”  e in tutta la provincia sia stato un monumento scolastico e filosofico e uno spauracchio per intere generazioni di studenti e anche di professori. Attenzione arriva il Preside, con la P più maiuscola possibile, e tra docenti e discenti era in voga il nomignolo affettuoso di “Lippo”. Attenzione arriva il “Lippo” e questa parolina era accompagnata da un sibilante “mh” e da un sussiegoso “sstt”. Si faceva silenzio intorno, e c’era chi si metteva sull’attenti, tra docenti e studenti.

Visitava le classi a sorpresa, fissava chi a destra chi a sinistra e anche al centro, si soffermava su quelli dell’ultima fila, notoriamente logisticamente ribelli. Forse. Luogo comune o luogo popolare. Il Professor Poltronieri si informava dell’avanzamento del programma e dello stato dello studio della letteratura e della filosofia. Nella mia classe del triennio eravamo in tre file. Io stavo nella prima in direzione porta, tra Liano e Stefano, campioni di matematica e di filosofia.

Eravamo 13 maschi e 5 femmine. Le cinque compagne erano tra loro vicine dislocate a isola: le tre di Pegognaga e le due di Suzzara. Eccole, ricordo anche col grembiule nero: Antonella, Elsa Patrizia, Manuela e Paola. Tutte studiosissime naturalmente, tutte, dicevamo tutti, più intelligenti di noi maschi. E prendevano appunti con bella calligrafia, talché era anche comodo copiare e ricopiare. Paola mi passi gli appunti? Elsa mi passi le domande? Che vita la vita al “Belfiore”. Ah, ma voi siete del “Belfiore”!, ci guardavano in corriera come fossimo di un altro mondo. Come va col vostro Preside? La fama del Professor Poltronieri era tracimante. Preside da una vita, lui era la scuola, lui era il liceo. Un giorno entrò in classe mentre faceva latino la professoressa Paola Quarantini, in cattedra su una specie di palchetto in legno, si era ancora al biennio, e se non ricordo male nel palazzo verde dell’ex Finanza di Suzzara.

La professoressa scattò in piedi come un ufficiale in rassegna. Noi ci alzammo all’unisono con l’immancabile sottofondo di seggiole di scuola che scivolano su un pavimento incolpevole. E lui diceva a tutti “comodi-comodi”, ci aspettavamo domande e invece spesso ci raccontava alcune sue passioni filosofiche, letture recenti o giovanili, concetti di logica pedagogica e citazioni di romanzi. Una lezione nella lezione. Un Preside che incuteva timore ma anche grande suggestione, e perché no?, anche amore, passione, dedizione, aspirazione. Si diceva che a Mantova, sede centrale del “Belfiore”, si occupasse praticamente di tutto, sorvegliava gli ingressi, guardava l’abbigliamento, controllava gli orari delle assemblee e delle durate delle escursioni o dei laboratori, guardava cosa venisse attaccato in bacheca e scambiava parole qua e là, prima di dar corso alla giornata da preside tra incontri, collegi, telefonate, riunioni e verbali.

Vita piena da Preside. Sentiva il totale valore della responsabilità di Capo di Istituto e la svolgeva con umanità, in fondo, e con solennità. C’era un’aura dei gesti, si direbbe una semiotica della gestione, oltreché una raffinata gestione della semiotica. Che allora non sapevamo neanche cosa volesse dire, perfettamente.

Il “Lippo” faceva trasferte anche nelle sedi staccate del “Belfiore” tra cui quella di Suzzara, dislocata durante il mio quinquennio, prima nel palazzo dell’ex Finanza zona Stazione Ferroviaria e poi in quello che venne definito il “Conventino” in viale Virgilio, quell’edificio quadrato e squadrato di due piani con mura spesse e atmosfera da convento, appunto. Arrivammo nella nuova sede staccata in terza e ci piaceva questa inaugurazione del triennio nelle aule nuove-nuovissime al profumo di calce e imbiancatura fresca.

Era bello il bianco palazzo, era bello il vialetto di ingresso con quel cancello liberty e molto cortile di casa, la siepe di piante e le due finestre di facciata, una della stanza della bidella, che era la vera badessa del Conventino, sempre in grembiule nero e gran custode degli orari e del telefono, e dall’altro lato, la finestra di una classe, dove c’era quella ragazza bionda così carina coi riccioli d’oro,  e in mezzo al corridoio servizi  e scale e in fondo l’aula di quinta e di fronte l’aula professori. Sopra al primo piano le altre tre classi. Che ricordi geometrici eh?!

Una sezione, e basta. Non c’era bisogno di scomodare, allora, altre lettere dell’alfabeto e non era nemmen necessaria la A. Docenti storici ed epici di quel periodo e anche dopo naturalmente: il prof. Mauro Lasagna di lettere che fu anche delegato di Presidenza, la professoressa Celestina Bandioli Mazzocchi di matematica e fisica, e poi le professoresse Bisi di filosofia che andavamo a trovare anche a Dragoncello, De Luca di francese, Pizzamiglio di chimica, don Boselli di religione, eh don Lino, conversazioni di umanità.

Quando arrivava il Preside eravamo tutti nella stessa barca, docenti e studenti, delegati e deleganti, eleganti e sportivi, capelloni e lodenati, paninari e biscottari, eschimati e cravattati, il “Lippo” ci perequava e ci spronava nell’avventura più importante della vita: capire il mondo. E per capire il mondo bisogna conoscerlo, e per conoscerlo bisogna studiare. Al liceo, al lavoro, allora, come ora, come domani.

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, anni settanta, De Luca, firenze, lavoro, mantova, mondo, professori, religione, romanzi, scuola, studenti, toscana

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Alberto Lopez

    16 Novembre 2021 alle 22:35

    Concordo.
    Il “mio” Preside si chiamava Bottai, sì proprio Bottai, parente del noto ministro e conservo ricordi simili. Poi è venuta la valanga di burocrazia e ipocrisia…

    Rispondi
  2. Adalberto Scarlino

    16 Novembre 2021 alle 00:11

    Vorrei applaudire! Sì, applaudire. E dire che quella era la scuola. Era ancora la scuola – non so se Binacchi sia d’accordo – nata dalla riforma Gentile.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti