“Eh la Firenze di una volta!” “Eh com’è cambiata Firenze! Certe vie non si riconoscono più”. Sono frasi che si sentono dire in giro, per strada, e pure nei salotti, e pure alla radio o in televisione. Meno male che anche le città, come Firenze, come Pistoia, come Mantova e Bologna, come Siena e Salerno cambiano, poco o tanto, ma cambiamo. Perché noi non siamo quelli di una volta. In realtà noi cambiamo ma pretenderemmo che il mondo, che ci circonda fosse moderno e allo stesso tempo da sogno, come una volta. Computer e favole, spazi avveniristici e i carretti del nonno, comodità speciali e i colori o i sapori di una volta. Difficile.
Abbiamo parlato di passato e futuro di Roma, della famiglia della politica e del giornalismo una sera con Barbara Palombelli presentando il suo libro “Mai fermarsi”. Il ricordo del passato aiuta a costruire il futuro ma non può essere una prigione, una gabbia, una catena. Tra sogni del passato e indubbio bisogno di futuro anche le nostre città rinascimentali o medievali come Firenze e Mantova ad esempio hanno ha un solo grande problema che è una opportunità: adattarsi alle esigenze, rendersi idonee alle trasformazioni permanenti. Il passato fa sognare e può produrre futuro utile e intelligente, I fasti del passato possono essere presupposti per progetti avveniristici. I Medici e Leonardo in televisione ci hanno proposto una Firenze straordinariamente da sogno e in quanto fiction appetibile per il pubblico che vuol volare con la fantasia. La sontuosa cena gonzaghesca di Palazzo Te all’inizio degli Anni Sessanta ha fatto sognare per una vita, poi sono arrivate le mostre dei Tesori dei Gonzaga anche a Londra che hanno fatto rivivere atmosfere e bagliori.
Cambiare è normale, adattarsi bisogna. Con scienza, coscienza, logica e buon senso. La scienza sembra non mancare, ci riteniamo tutti scienziati di qualcosa, e osiamo dare sentenze su argomenti che abbiamo sommariamente studiato sui bigini o adesso su tre pagine più o meno sommarie di un motore di ricerca. La coscienza sembra invece più rara e sovente si lanciano idee o perfino progetti che avrebbero prima bisogno di una sedimentazione etica, deontologica, di qualche filtro umano, per non dir morale in senso proprio. E veniamo alla logica. Si collega alla coscienza e non sempre è così evidente e rispettata. Pensare un fatto, studiare un progetto analizzare un fenomeno tenendo conto della relazione o interdipendenza dei suoi fattori costitutivi è logica.
Costruire un centro congressi pensando a sale separate da tende e non da muri insonorizzati non è logica. Realizzare un polo ospedaliero magari circolare con un’area parcheggi a isoraggio in modo che la distanza tra punto di arrivo e ingresso non sia esponenziale è logica. Basta ragionare. Poi c’è il buon senso, che è la logica connessa col cuore, quel filtro sempre più raro in certi processi decisionali che dovrebbe avere al centro l’ interesse della persona: cittadino, utente, cliente, paziente, abbiente, non abbiente, credente o cangiante che sia. Buon senso cercasi ed è la base del processo di adattamento. Firenze non è più quella di una volta perché ovviamente si è adattata.
Nel 1980 non c’erano i centri commerciali e si stava tutti tra vie e piazze del centro, si passava di bottega in negozio a comprare pane e vestiti più o meno alla moda, occhiali e olio, scarpe e bistecche in più negozi sulla stessa via. . Adesso ci sono i centri commerciali ed è normale e logico che un centro storico che prima ospitava più negozi debba e possa riadattarsi, rimodularsi, rivedersi. Una delle aree di ricerca di maggior interesse e reddito di questi ultimi anni è proprio quella della rigenerazione urbana, cioè quegli studi che pensano e ragionano di futuro urbanistico parcellare o globale. Perché anche pezzi di città e di quartiere nascono, crescono, si ammalano e muoiono. Caserme, zuccherifici, capannoni e fabbriche, ex macelli e autorimesse, scuole e vecchie dimore e persino le chiese diventano altro col tempo. L’archeologia industriale ad esempio può diventare qualcos’altro a patto che ci siano scienza, coscienza, logica e buon senso. Se poi c’è anche l’estetica facciamo bingo. Ahi, luogo comune.
Ricordare fasti e sogni del passato serve per individuare e magari indovinare un futuro, senza aver paura di sbagliare. C’era un panorama urbano diverso a Porta a Prato all’inizio degli anni Novanta, e quando si arrivava da Ponte alla Mosse si imponeva allo sguardo la Porta, ora ci son i tram moderni e le rotaie, dove c’era uno spicchio per dieci auto ora c’è una fermata. Nostalgia giusta, realismo pure. Bisogna osare per progredire, magari anche perdersi un po’ per ritrovarsi, anche sfidare il buon senso, e non è una contraddizione, per ritrovare un’altra logica. La logica può sfidare sé stessa.
Fabrizio Binacchi

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