E pensare che lo chiamavamo tranquillamente “coprifuoco” quello da pandemia ed invece era ben altro dal coprifuoco che adesso vivono e soffrono gli ucraini. Dicevamo rientrare di corsa per le 22 o le 23 ma non c’erano il sibilo delle bombe e la corsa ai rifugi. Ora è un coprifuoco da paura .
E pensare che parlavamo di “aggressioni” del virus senza capire che le aggressioni del fuoco e dei missili sono ben altri attacchi, da corsa ai rifugi, da ricerca di protezione con ossessione e allarme. Le parole erano e sono le stesse ma queste della guerra vera hanno assunto nel giro di poche ore una oggettivizzazione drammatica.
Bomba virus adesso è bomba che distrugge palazzo e scuole, strade e quartieri. Stiamo imparando nel lasso breve di una settimana che ci sono parole che sembrano uguali e che un realtà hanno le stesse vocali e consonanti ma sono nettamente diverse, tragicamente più pesanti, drammaticamente più vere.
Per qualche giorno molti canali parlavano di “crisi” ed invece era già guerra, di quella con gli spari e i carri armati, con i fucili e le mitraglie. Per qualche giorno c’era la frase “attacco difensivo” che è come dire un “pugno educativo”, e va bene perché bisogna sempre andare per gradi ma spesso si va incontro al degrado umano e relazionale. Disorientati e disarmati davanti al nuovo tragico armamento e al nuovo orientamento bellico.
Da un’ora all’altra il cielo è cambiato, da un incontro per ragionare ai messaggi per minacciare, da un vertice per mediare alle telefonate per scongiurare. Le parole che invece di portare alla comprensione portano alla divisione.
Tre quarti delle liti sono causate dalle incomprensioni tra interlocutori: dici intenso e capisco intonso; dici minestra e capisci finestra. Non è bello, anzi è tragico, anzi è drammatico. Dici: ci accordiamo e invece qualcuno traduce ci bombardiamo. È sempre “iamo” ma è tutta un’altra storia. Dicevamo e abbiamo scritto che il vaccino era una bomba per ammazzare il virus. Adesso cerchiamo un vaccino per le bombe, un rimedio per sconfiggere il morbo bellico. Bellico strano termine: comincia con “bel” e finisce con il più brutto dei finimenti lessicali.
La bomba del vaccino e un vaccino per le bombe. Sono parole esteticamente uguali ma segnano significanti ed eventi indelebilmente diversi.
Fabrizio Binacchi

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