Cari bagnini, siate cortesi, lasciate i bagnanti anche non paganti liberamente stesi vicini al mare simbolo di libertà. Se non intralciano soccorsi e accessi perché proibire il sole e il bagno anche ad essi. Essi che per i più vari motivi non vogliono o non possono pagarsi un ombrellone o un lettino hanno o non hanno diritto ad un accesso comodo marino? E’ vero che ci sono le spiagge libere ma a volte sono scomode e poco capienti, il più delle volte deprimenti, dovremmo fare in modo che la spiaggia sia simbolo di libertà per tutti, per tutte per il mondo più vario ed esigente, ma anche per quello nulla tenente. Il mare è di tutti.
Spiaggia-spiaggia delle mie brame qual è la più bella e libera del reame. Belle tante, libere poche. Poche, veramente. Sembra leggere un cartello non scritto ma comprensibile negli sguardi: “via reietti o voi che non riuscite a pagare magari 50 o 80 euro al giorno di tenda e di sdraio che sembrano letti imperiali. Via da questa spiaggia o voi che non vi acconciate a entrare nel rito dell’ombrellone, lettino e servizi annessi.” E che ci vuole: metti qua cento euro al giorno e hai tenda, tendina, baule, tavolino e panino. Ma non per tutti.
Il mare è libertà ed è un simbolo di libertà se la spiaggia è per tutti: ricchi e poveri, belli e meno belli, grassi e magri, atletici e anchilosati. Perché può darsi che il ricco diventi povero, il bello un po’ meno bello e l’atletico un po’ annaspante. Viva la spiaggia con le signore che camminano lentamente e il bagnasciuga dove la coppia sui 160 anni in due si tengono a braccetto con cappello e foulard e passeggiano con tranquillità. Vacanza è anche questo. Non solo trampolini e motoscafi da babordo.
Il mare e la spiaggia, non c’è dubbio, sono anche affari lucrosi e interessi economici diffusi, e naturalmente l’imprenditore che prende in gestione un pezzo di spiaggia per gestire bar e arenile, giochi e ombrelloni ha tutto l’interesse a vendere al meglio la propria merce e cioè i propri servizi. Ma nulla vieta che pure in presenza di interesse economico legittime e ben amministrato, l’autorità pubblica garantisca e assicuri l’accesso al mare a chi vuole fare un bagno o prendere il sole senza affittare un lettino o un ombrellone.
Sulla carta è così ma nei fatti, nella vita quotidiana, non sempre è così certo.
Ci sono le spiagge libere ogni tot di metri di spiagge in concessione, ci sono pezzi di arenile più o meno difficoltosamente raggiungibili qua e là per le litoranee italiane, ma quel che fa pensare è che spesso nei lidi più “industrializzati” quelli alla moda e quelli del tutto esaurito nei week end, il reticolo delle concessioni sembra sigillare o rendere invisibile ogni varco di accesso. E, dove c’è, non sempre è possibile sostare nella fascia di passaggio. Tra l’onda e le prime file. Tra la risacca e il primo anello di lettini.
A Jesolo nelle settimane d’agosto frotte di giovani e famiglie si intermittevano liberamente e gioiosamente tra i pensionati della sdraio e le onde del mare. Pieni anche i pontili, non comodissimi a dir il vero, e forse all’origine di intere generazioni che hanno sviluppato cervicali acute.
Qualcosa del genere succedeva anche sulle spiagge di Rimini e Riccione, addirittura nello spiaggione dei lidi ferraresi, vista l’estensione da quasi deserto, i guardiani dei bagni non stavano a badare se uno o due si appoggiavano con l’asciugamano.
Diversamente in molte spiagge tirreniche, come quelle blasonate del Forte o di Camaiore se uno si mette sul bagnasciuga a prendere il sole con il proprio telo, ammesso che riesca ad arrivarci, viene inviato a togliersi subito. “Scusi non vede il cartello”, è stato il richiamo che a suo tempo ho sentito.
In alcune spiagge delle Marche ti invitano proprio a metterti liberamente davanti alle prime file. In certi lidi non c’è spazio neanche per due file di ombrelloni e il problema è risolto, in certi arenili pugliesi vige la regola del chi-prima-arriva e poi si vede. Insomma una bella macedonia.
Si chiamano concessioni non solo perché la pubblica amministrazione concede un uso di demanio per una certa attività e a certi parti ma, dico io, anche perché dovrebbero concedere nel senso più vero del termine, e non proibire. E non limitare. Altrimenti, scusate, cambiamo anche il nome::chiamiamole proibizioni o limitazioni. Almeno uno sa a cosa va incontro.
Su tanti litorali il sistema delle barriere costruito dai bagni in concessione bloccasse di fatto il libero accesso al mare di chi non voleva diventare cliente di un bagno.
Quasi un muro continuo tra la strada e la spiaggia. Una barriera tra il viale e il bagnasciuga. Con tutti i muri e le barriere che stanno costruendo qua e là, ci voleva anche lo steccato marino di Ostia a rincarare la dose.
Se l’accesso al mare diventa un problema di libertà è chiaro che non siano più nell’ambito delle norme amministrative più o meno ben applicate ma in quello ben più delicato dei diritti fondamentali come quello della libertà di movimento e dell’accesso ai beni di tutti, come è, ad esempio, il mare.
Fabrizio Binacchi

In Francia non ci sono concessioni, tutta le spiagge sono libere. Charles de Gaulle dichiarò che le spiagge appartengono al popolo francese. I servizi essenziali sono gestiti dal corpo dei Vigili del Fuoco.