L’estate sta finendo cantavano i Righeira. L’estate è agli sgoccioli è una presa d’atto della realtà. Diamoci pace un po’ tutti perché l’estate deve finire per farla rinascere nuova. Capita anche nei cicli della politica dove le stagioni dei tecnici, cosiddetti tecnici, si alternano a quelle dei politici, e dove le stagioni delle coalizioni semplici si alternano con quella degli assembramenti più vari e complessi. L’importante non è la stagione in sé stessa ma l’esito della stagione politica così come il risultato della stagione meteorologica. Diciamocelo: se l’estate è estate sulla carta e poi tra i giorni dell’inferno caldo ci sono le ore della grandine che distrugge, beh possiamo chiamarla bella stagione ma anche no. Così non è detto che i governi di coalizione semplice e chiara possano dare risultati più chiari di quelli fatti dagli assembramenti più azzardati e all’apparenza più complessi.
Non è questione di formule ma di risultati. Leggo e vedo che molti “piangono”, con foto e frasi commosse, la prossima fine di quest’estate 2021. Comprensibile e anche molto poetico. Ma se non finisse questa, per pura ipotesi, come farebbe ad arrivare la nuova estate del 2022? Appurato che il mondo è tondo, una stagione che assomiglia all’estate, che da noi sta finendo, da qualche altra parte starà cominciando. Si potrebbe rincorrerla e vedere l’effetto che fa, come cantava Enzo Jannacci in “Vengo anch’io”. Poi naturalmente c’è chi ha nostalgia dell’autunno delle foglie secche, chi della primavera delle viole e delle rondini, chi dell’inverno e della neve, poi c’è chi ha nostalgia delle mezze stagioni che, ovviamente, si dice siano scomparse, e si conclude che comunque “non ci sono più le stagioni di una volta”. Se chiedi ad un fisico o a un meteorologo le stagioni per definizione sono quelle, magari varia il loro andamento, perché -attenzione zona luoghicomuni-“il tempo fa quello che vuole” e “tutto cambia ma tutto si tiene” e si compensa. Magari per molti di noi le stagioni non sono più quelle di una volta, ma -domanda- noi siamo quelli di una volta? Anche noi non siamo più quelli del 1970 e nemmeno quelli del 2015. Come direbbe Rossella Falk ne “La bugiarda” di Diego Fabbri:”capacitatene”. Il salto da Enzo Jannacci a Diego Fabbri è ardito, lo so.
A parte la raccolta di molti luoghi comuni sul tempo e sulle stagioni, è sempre bello cercare di capacitarsi, farsi una ragione, darsi pace, convincersi che è difficile fare altrimenti, adattarsi. Con consapevolezza. Bisognerebbe riscoprire e magari insegnare teorie e tecniche dell’adattamento felice.
Mia bisnonna per parte di madre, Margherita Previdi Gandolfi, classe 1885, non aveva studiato teorie e tecniche varie ma ricordo che mi diceva quando ero ragazzino:”Lascia che l’acqua vada alla bassa” nel suo dialetto gonzaghesco. Grande saggia bisnonna. In un detto popolare la sintesi della filosofia e della psicologia sull’adattamento.
L’estate sta finendo? E vabbè… “Lasa che l’acqua la vaga a la basa”.
Fabrizio Binacchi

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