Alle ore 20.00 di sabato 3 ottobre del 1931 un Klemm D 1783 sorvola i cieli di Roma per circa mezz’ora gettando centinaia di migliaia di volantini inneggianti alla libertà ed alcune copie del libro Il fascismo in Italia dello storico britannico Bolton King: «come si getta pane a una città affamata, così a Roma bisogna gettare libri di storia» (Storia della mia morte). Decollato poche ore prima dall’aeroporto di Marignane presso Marsiglia non ha mai fatto ritorno, molto verosimilmente inabissato nelle acque del Tirreno. La carogna, così come è stata definita dal quotidiano fascista Il Tevere, artefice di questa impresa è Lauro de Bosis, uno dei Tre fanciulli (gli altri due sono Piero Gobetti e Leo Ferrero) segnati dal fascismo, che Sibilla Aleramo ricorda con commuovente affetto nell’articolo pubblicato la prima volta nel 1945 in La Nuova Europa ed oggi disponibile nella raccolta di scritti, arricchita da preziose note a cura di Fabrizio dall’Aglio e edita da Passigli Editori nella collana intitolata significativamente Le Occasioni, con il titolo Storia della mia morte, quello che de Bosis scelse per il memoriale scritto la notte prima dell’incursione aerea con la volontà che venisse divulgato solo nel caso che non fosse sopravvissuto. Maggiori notizie sull’impavida impresa, che mandò su tutte le furie Mussolini e si prese gioco nientemeno che del tanto declamato Italo Balbo, sono reperibili, oltre che nel succitato testo, anche nel recentissimo La religione della libertà, edito da Le Lettere, che si configura come una raccolta complementare alla precedente degli scritti di e su de Bosis, curata da Rosalia Peluso. Il volume fa parte della collana Vita Nova, il cui nome ne evoca chiaramente gli intenti editoriali e gli obiettivi, sia politici che letterali di de Bosis, rientrano pienamente in questa prospettiva di rinascita culturale e filosofica. De Bosis, nato a Roma nel 1901, pur avendo una formazione accademica scientifica (laurea in chimica nel 1922), subisce l’influenza culturale dell’ambiente familiare votato agli studi umanistici e letterali. Il suo eclettismo e la conoscenza dell’inglese, grazie alla madre di origini statunitensi, gli consentono di spaziare con padronanza da una disciplina all’altra e di muoversi con sicurezza tra le due sponde dell’Atlantico. Il suo cosmopolitismo, tutt’altro che ingenuo, ne consegue naturalmente. In politica il suo conservatorismo è di matrice liberale, cioè, ha come obiettivo la custodia e la salvaguardia del patrimonio delle idee e dei valori ereditati dal Risorgimento. È in queste motivazioni che viene riposta la sua fiducia verso la monarchia anche per il superamento del fascismo in Italia («Voi ci avete guidati alla vittoria e per ventiquattr’anni siete stato il campione della libertà. Noi non possiamo dimenticarlo. Noi abbiamo ricevuto dai nostri padri un’Italia libera. Sareste proprio Voi, il re vittorioso a tramandarla schiava ai nostri figli? Maestà, non vogliamo crederlo»). Fervente discepolo di Benedetto Croce, si prodiga con ogni mezzo per la diffusione della sua opera negli Stati Uniti, trovando non pochi apprezzamenti nel mondo culturale americano. La padronanza che de Bosis ha della filosofia di Croce, come emerge dal lavoro compiuto da Peluso, è per certi versi stupefacente, come lo è la sua facilità nel trattare con acume ed originalità gli argomenti più disparati. Purtroppo, dei sei saggi scritti per un giro di conferenze da tenere negli USA dopo il volo su Roma, ne restano solo tre ( La religione della libertà, con un più che palese richiamo al suo maestro, Verso l’unità europea, L’umanismo della civiltà italiana). Sarei stato proprio curioso di sapere cosa potesse aver scritto in History and Natural Sciences (tentando, cosa che dopo Einstein e Eisenberg [sic] si può fare, di ricondurre la scienza sotto l’insegna della storia), in History of Formation of Ideas e in Sketch of Cosmology. Chissà se un giorno, da un ulteriore lavoro di ricerca non possano emergere riposti ed inediti documenti! Così, per cercare di farvi partecipi delle ragioni della mia curiosità, cito alcuni brevi passaggi dagli scritti editi: « Prima di rispondere se una proposizione sia vera o falsa dovremmo chiedere: “Quando è stata detta?” “Contro chi?”. Non vi sono chiavi buone o cattive in se stesse, ma ognuna è buona o cattiva in relazione ad una determinata porta»; «Giudicare la storia prendendo come criterio quello degli idealisti è il modo più sicuro per fraintenderla. Dobbiamo giudicarla prendendo come termine di confronto non il futuro, ma il passato». «Alcuni credono che il compito di trasformare l’ideale dell’unione europea in realtà tocchi alle istituzioni politiche già esistenti [che] per natura propria, maneggiano soltanto forze già esistenti e non possono riconoscere altra ragione che quella dell’interesse (…). Spetta ai cittadini trasformare, colla pressione della opinione pubblica o altrimenti, un sogno in forza, un ideale in un interesse». Inoltre, non può non destare interesse la proposta di una nuova modalità di rappresentanza parlamentare, che si trova in Verso l’unità europea, non basata solo sul suffragio territoriale, ma per gruppi di interesse trasversalmente agli stati europei. Proposta che acquista vigore ai giorni nostri come strumento di integrazione e di difesa nei confronti del potere delle big tech company. L’occasione non consente di addentrarci negli argomenti più squisitamente filosofici che vengono trattati da de Bosis, tuttavia, spero che queste poche righe possano avervi fatto venire la voglia di conoscere la vita e le opere di un antifascista non dell’ultima ora che ha pagato con la vita la coerenza alle sue idee, attraverso questi due libri di dimensioni contenute, che ben si prestano alla lettura estiva, ma densi di significato da meditare con calma.
Alberto Lopez

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