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In viaggio per la vittoria.

di Enrico Martelloni | 12 Maggio 2012

Con questa puntata iniziamo a pubblicare un “viaggio” nel mondo del calcio, scritto da Enrico Martelloni in piena calciopoli. Era il 2005, il mondo del calcio era stravolto da intercettazioni che vedevano coinvolte società importanti, primari dirigenti ed arbitri internazionali. La giustizia sportiva procedette solertemente e le composizioni delle serie dalla A alla C2 vennero completamente riscritte in tribunale. Ma che fosse stata fatta giustizia parziale è oggi più che mai evidente. Il marcio non era stato per niente tolto, anzi… oggi la cronaca parla di giocatori ricchi e viziati che si vendono le partite a bande criminali di tutto il mondo. E’ aberrante leggere le intercettazioni, guardare i video, soprattutto vedere crollare così miti ed illusioni di un calcio fatto di bandiere e sane rivalità, sport più amato dagli italiani ma diventato oramai un giochino per pochi, controllato a suon di milioni da ricchi imprenditori e – pare – speculatori internazionali. Questo era il calcio nel 2005, questo è il calcio di oggi. Quale sarà il calcio domani? Il racconto di Enrico ci appare, leggendolo, tratto da una cronaca della Gazzetta dello Sport di uno qualsiasi di questi giorni… C.T.

Prima puntata – Il viaggio

“ Bene si parte…” L’autobus dei calciatori dell’A.C. Prato infine si mosse dallo stadio “Lungobisenzio” per la sua destinazione. “ la prima della stagione si gioca fuori…” pensò l’autista, mentre i giocatori, dietro, si sistemavano comodi a sedere. Alcuni di loro guardavano fuori del finestrino, altri erano impegnati a sfogliare giornali sportivi, qualcuno, con aria inespressiva un po’ ebete, provava ad esplorare le narici con tutta la falangetta del dito indice, facendo poi, in modo appropriato del contenuto trovato, delle palline rotonde tra pollice e l’anulare, perfette sferette da gettare sul capo del collega seduto davanti. Zac!“ Oh… per viaggiar ben basta prendere l’autostrada A1 !” disse scherzoso Simone, il fisioterapista della squadra, sapendo bene che la via da prendere era l’A 11, direzione Genova. “ Sì, ma la devi prendere bene, bene, perché ora siamo in C2 !” “Che cominci subito te, non siamo ancora partiti e fai le battute a bischero! Come se si giocasse a Basket. Al calcio c’è soltanto la Serie A, per chi ci può giocare.” “ Tranquillo “ ribatté l’autista a Marco, accompagnatore della società. “ Con questa squadra, vero Mister….Questo anno non ce né per nessuno! “ Un sorriso appena abbozzato affiorò sul viso sereno dell’allenatore che si era voltato verso il finestrino senza rispondere. “ Ma quando! Siamo ancora sul viale Marconi e si comincia già…” pensò il Mister.  “Si va a Carrara…! “ Esclamò Leo, l’autista, e inforcò la strada giusta per Pisa.Un momento, addio. L’autobus frenò bruscamente. Il portiere titolare della squadra, volò via dal suo posto a sedere, così lungo che, diremmo, con un esempio sportivo, da palo a palo, fino sbattere con la testa quasi alla consolle del guidatore, ma nessun l’apprezzò, sicché disse fra sé e sé il portiere titolare, che la prossima volta col cavolo…!  La radio, nel frattempo, aveva capitalizzato le attenzioni di tutti, e diceva” Dunque ricapitolando…in base al regolamento e alle decisioni improcrastinabili prese dalla federazione calcio, sarà retrocessa in C1 il Perugia e promosso dalla C2…vediamo un po’ …che non ci capisco più nulla…ecco sì…Il Prato! Prato, che non giocherà più a Carrara la prima di campionato, ma appunto a Perugia. E devono far presto, perché sono già un po’ arrabbiati ad aspettarli.” Il tempo di un fulmine, come se si decidesse in un attimo il destino di tutti, prima di schiantarsi sulla segnaletica Firenze – Bologna – Roma – Pisa – Genova ormai di fronte, Leo sterzò bruscamente a sinistra e imboccò la strada giusta che portava, era vero, sull’A1 verso Perugia.  “ Alé, Alé, te l’avevo detto siamo in A!” esclamò ridendo Simone e tutti, allenatore compreso, si congratularono fra loro meravigliati per quest’insperata promozione in C1. L’allenatore, ad ogni modo rimasto il più lucido, mentre gli altri non sapevano contenersi dalla gioia, era un po’ preoccupato.

Fine della prima puntata

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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IN VIAGGIO PER LA VITTORIA

Il racconto completo, comprensivo delle ultime due puntate, del racconto scritto, in epoca Calciopoli, dal nostro Enrico Martelloni.

di Enrico Martelloni | 30 Agosto 2010

Scrissi questo racconto in quattro puntate cinque anni fa, nel momento in cui il calcio italiano sembrava su punto di collassare e finalmente purgarsi di tutto quel marcio di anti sportività che conteneva. Non fu così che andarono le cose. Come tutti sapete, diventammo campioni del mondo l’estate successiva, ponendo una bella pietra tombale sulle ingiustizie e birbanterie sportive e finanziarie delle società calcistiche del nostro bel paese. Nel tentativo di scrivere qualcosa di serio, coinvolgendo gli allora miei concittadini della ridente Prato, credetti d’inserire la società di calcio locale, come protagonista positiva di un’avventura quanto mai sorprendente, eleggendola a squadra netta ed onesta, seppur povera. Avevo fatto male i mie calcoli. I propositi furono travisati da alcuni cultori di Eupalla votati alla difesa dell’ A. C. Prato, così definiti, Ultras. E’ vero quell’adagio che dice pressapoco ” Parlatene bene, parlatene male, ma parlatene”, solo che la misura dei commenti ricevuti, non furono molto cortesi e rispettosi. Il mio editore smise di recapitarmi i messaggi di minaccia e di simpatia che, pare, traboccassero dalla sua posta elettronica. Lusingato, non mi azzardai più a ripresentarlo. Solo ora, sotto l’insistente pressione di Claudio, lo ripropongo. Non pensate malignamente al fatto che ho cambiato città per questo motivo. La vita si sa, ti porta lontano….

“ Bene si parte…” L’autobus dei calciatori dell’A.C. Prato infine si mosse dallo stadio “Lungobisenzio” per la sua destinazione. “ la prima della stagione si gioca fuori…” pensò l’autista, mentre i giocatori, dietro, si sistemavano comodi a sedere. Alcuni di loro guardavano fuori del finestrino, altri erano impegnati a sfogliare giornali sportivi, qualcuno, con aria inespressiva un po’ ebete, provava ad esplorare le narici con tutta la falangetta del dito indice, facendo poi, in modo appropriato del contenuto trovato, delle palline rotonde tra pollice e l’anulare, perfette sferette da gettare sul capo del collega seduto davanti. Zac!
“ Oh… per viaggiar ben basta prendere l’autostrada A1 !” disse scherzoso Simone, il fisioterapista della squadra, sapendo bene che la via da prendere era l’A 11, direzione Genova. “ Sì, ma la devi prendere bene, bene, perché ora siamo in C2 !” “Che cominci subito te, non siamo ancora partiti e fai le battute a bischero! Come se si giocasse a Basket. Al calcio c’è soltanto la Serie A, per chi ci può giocare.” “ Tranquillo “ ribatté l’autista a Marco, accompagnatore della società. “ Con questa squadra, vero Mister….Questo anno non ce né per nessuno! “ Un sorriso appena abbozzato affiorò sul viso sereno dell’allenatore che si era voltato verso il finestrino senza rispondere. “ Ma quando! Siamo ancora sul viale Marconi e si comincia già…” pensò il Mister. “Si va a Carrara…! “ Esclamò Leo, l’autista, e inforcò la strada giusta per Pisa.
Un momento, addio. L’autobus frenò bruscamente. Il portiere titolare della squadra, volò via dal suo posto a sedere, così lungo che, diremmo, con un esempio sportivo, da palo a palo, fino sbattere con la testa quasi alla consolle del guidatore, ma nessun l’apprezzò, sicché disse fra sé e sé il portiere titolare, che la prossima volta col cavolo…! La radio, nel frattempo, aveva capitalizzato le attenzioni di tutti, e diceva” Dunque ricapitolando…in base al regolamento e alle decisioni improcrastinabili prese dalla federazione calcio, sarà retrocessa in C1 il Perugia e promosso dalla C2…vediamo un po’ …che non ci capisco più nulla…ecco sì…Il Prato! Prato, che non giocherà più a Carrara la prima di campionato, ma appunto a Perugia. E devono far presto, perché sono già un po’ arrabbiati ad aspettarli.” Il tempo di un fulmine, come se si decidesse in un attimo il destino di tutti, prima di schiantarsi sulla segnaletica Firenze – Bologna – Roma – Pisa – Genova ormai di fronte, Leo sterzò bruscamente a sinistra e imboccò la strada giusta che portava, era vero, sull’A1 verso Perugia. “ Alé, Alé, te l’avevo detto siamo in A!” esclamò ridendo Simone e tutti, allenatore compreso, si congratularono fra loro meravigliati per quest’insperata promozione in C1. L’allenatore, ad ogni modo rimasto il più lucido, mentre gli altri non sapevano contenersi dalla gioia, era un po’ preoccupato.

fine prima puntata

Tutti erano commossi, gli occhi lucidi, gli sguardi increduli. Tutti si congratulavano con tutti: baci, e abbracci, pacche sulle spalle. Sì, tutto vero: l’A.C. Prato era tornato in C1. Sull’autobus si respirava un’aria commossa. La promozione ipso facto non era una cosa che poteva succedere tutti i giorni e da questi bravi figlioli non potevi aspettarti certo reazioni fredde e calcolate. Erano emozionati anche i dirigenti ed ora s’asciugavano le palpebre inumidite, mentre le smorfie cessavano, ridando ai lineamenti del viso un aspetto più decoroso. Il viaggio era, però, impegnativo: pur non lontana pervia, del sabato non restava molto e bisognava far presto. Leo aveva ripreso la guida, sicuro e spedito sotto il cielo azzurro. Il sole li accompagnava, alto brillava nel buon auspicio di una vittoria. Nel generale ottimismo, tra sorrisi, battute di spirito e spintoni, qualcuno azzardava, cameratisticamente, una scorreria. Dopo il pranzo mordi e fuggi al Pavesi dell’autostrada, un elemento della squadra aveva avuto il coraggio di sporcarsi la cravatta con del Kerchup meritando lo sguardo imbronciato e risentito di Marco, il dirigente accompagnatore. Dopo tutti i sacrifici fatti, le cravatte che la società aveva a disposizione non erano molte. Al punto che per il nuovo arrivato, in un primo momento, si era pensato di sostituire la cravatta con una sciarpa degli ultras, nell’attesa che, il giocatore ceduto alla Cavese, restituisse con posta celere, la cravatta che si era scordato di restituire prima di andar via da Prato. Voci maligne, delatrici, insinuavano che lo avesse fatto a posta, per usarla al matrimonio di un suo carissimo amico. La società era preoccupata e parsimoniosa: era o non era vero che le virtù amministrative societarie, avevano fatto la differenza in quest’estate di precampionato dove Coavisoc, Tar del Lazio, Consigli di Stato, avevano secondo imperscrutabili disegni, deciso chi doveva restare, o retrocedere da un campionato all’altro? In tanto Leo era uscito dall’autostrada e Simone, per far distrarre i ragazzi dalla partita della domenica, si era sintonizzato sull’anticipo della serie A: Messina Fiorentina. “ Ecco una punizione di seconda dall’arbitro della gara.” Gracchiava la radio. “…rispettata la distanza…ZZZ::.gr GRr!…” E d’improvviso “…la data di consegna dei documenti del Messina…Non ragionevole che la Coavisoc pur essendo in possesso al moment del suo insediamento di un documento che riconosce rilievo assorbente ed esaustivo del parere che è chiamato a rendere, possa rifiutarsi di prenderlo in esame solo perché depositato dopo la data che contestualmente ha ritenuto di essere legittimato a fissare..ZZZ::.gr GRr! Tiro, palo, rete.” Momento di pausa riflessiva. (Credetemi sulla parola, non l’h scritto io, lo giuro.) Rete. Rete, che? “ un dribbling ubriacante e la Fiorentina passa in vantaggio.” Il silenzio sull’autobus era generale, qualcosa deve essere sfuggito all’attenzione degli ascoltatori. Si sentiva solo il ronzio del motore del bus. L’allenatore e Marco avrebbero voluto dire qualcosa, ma non gli riuscì, sembravano tutti inebetiti. L’autobus continuava ad andare. L’attimo fu lungo, quasi eterno. Il piede destro dell’autista improvvisamente schiacciò secco sul freno per evitare il peggio. Questa volta fu il secondo portiere della squadra a volar via dai sedili per l’effetto della frenata, ma siccome non era bravo come il primo, non lo eguagliò. Picchiò forte un brutto colpo sul pavimento, due o tre sedili prima della consolle, perciò la considerazione dei compagni restò quella che era, vale a dire scarsa. Tutto si era aggiustato per il meglio dopo la breve sosta per riprendersi dallo scampato pericolo. Un poco di ghiaccio per i contusi e via! Nello sforzo di pensare a quello che la radio aveva detto, il portiere titolare aveva aggrottato le sopracciglia più di tutti gli altri, ed esposto in fuori ancor di più il labbro inferiore, assumendo un’evidente espressione per la quale siamo di solito dire dei nostri fedeli amici a quattro zampe: “ Gli manca solo la Parola”. Forse, era il caldo, o il duro scontro sulla consolle, ma cominciava a dare i numeri. Il lago Trasimeno ormai alle spalle, rifletteva dorati i raggi del sole che il cielo da azzurro aveva reso pallido, nel tardo pomeriggio prefestivo, mentre barzellette triviali facevano scoppiare fragorose risate da uomini sul bus. Perugia era vicina. In quel momento la radio annunciava “ A seguito della decisione del tribunale di Genova non sarà possibile stabilire per ora i calendari, ma almeno, dopo le ordinanze del consiglio di Stato, sono possibili le composizioni dei gironi. Serie A: nell’attesa del Genoa, che potrebbe lasciare il posto al Treviso, non è ammesso il Torino, subentrerà così, l’Ascoli…eccetera, eccetera.” Poi di botto “…e in B la squadra ripescata è l’ A.C. Prato!”

Fine della seconda puntata.

Il brindisi

Il viaggio s’era fatto tranquillo, ormai il bus di Leo correva sull’autostrada verso la nuova meta da raggiungere: Torino, per la prima del campionato di serie B. Era notte e la domenica pomeriggio ai nostri ragazzi l’aspettava una dura quanto incredibile avventura nella serie cadetta! Tutti dormivano sereni, tranne Leo. L’ultimo annuncio della Radio li aveva scossi tutti e dopo i sussulti, le solite esagerazioni ed esclamazioni di gioia, la squadra ed i dirigenti s’erano arresi alla stanchezza; troppe cose erano accadute tutte assieme in così breve tempo. L’annuncio della promozione era arrivato proprio all’ultimo semaforo, prima di arrivare allo stadio di Perugia. Il verde si era affaticato molto, alternandosi con il rosso, nel tentativo di convincere l’autista dell’autobus a passare otre. Solo un vigile, per caso uscito dalla pasticceria lì vicino, s’era deciso ad intervenire dopo che il titolare del bar gli aveva fatto intendere che i diti d’apostolo con la crema erano finiti e che ci sarebbe voluta una buona mezz’ora per averne degli altri. La fifa delle automobili che si era creata dietro al pulman dell’ A.C. Prato, cresceva a dismisura e se n’era perso la vista all’orizzonte. In quel momento il tramonto aveva dato il meglio di sé infiammando il cielo di un rosso mozzafiato da fare invidia ai film Western, dove file di carovane si muovevano da Est verso Ovest in cerca di nuove terre da coltivare e di fortuna; centinaia di famiglie piene di speranza e di fede, come questi sulle auto, mentre, imprecavano a suon di clacson per raggiungere un piato di spaghetti fumanti che a casa li aspettavano. Forse. Augh! Il povero vigile dovette penare non poco per risolvere il problema, ritardato della pattuglia di soccorso fermatasi al bancomat a fianco della pasticceria. Finalmente la cosa si risolse con una multa salata; c’è chi disse, per l’invidia di quella seconda repentina promozione, ed in un pianto liberatorio di Leo, l’autista. “ Ih che si piange, grande e grosso come tu sei? Grullerellone.” Provò a consolarlo Simone sorridendogli. “Tutti a i’ barre a prendere una gazzosaaa!” esclamò con soddisfazione il primo dirigente dal fondo del bus. “ Offre la casa!” “ Un sarebbe meglio un Prosecchino con due noccioline e patatine fritte, visto l’eccezionalità” osservò Luca nel gran casino che si era creato dopo l’annuncio radiofonico. “Scherzi! Sai che rutti dopo, e poi ci costerebbe un patrimonio.” Rispose il primo dirigente. Sì, il silenzio or regnava sull’autobus e una musica accompagnava il borbottio del motore dell’autobus che correva sotto una notte stellata bacata dalla fortuna. “ Non mi fermo nemmeno per pisciare” pensò Leo con gli occhi rossi pieni di sangue dalla stanchezza. Indignato, però, qualcuno si rifiutò di farla nella bottiglia. Non era per la pipì, ma capirete il problema. Con la scusa dei tragitti brevi della C2, era stato evitato di prendere un mezzo dotato di WC per il solito motivo del bilancio. Sotto la pressione dell’allenatore, Leo cedette e d’accordo col primo dirigete, decisero che al primo Motel incontrato si sarebbero fermati a dormire; al parcheggio, si capisce, proprio di fronte. Così i nostri eroi si fermarono per andare al bagno. L’anziana custode controllò sospettosa, ma con un po’ di nostalgia, la fila di questi ragazzi, che per la verità educatamente aspettava il loro turno con una monetina da cinquanta centesimi in mano. Dopo, tutti a dormire. Quello che nel mattino seguente fosse accaduto non se lo sarebbero di certo mai immaginato e…neppure io.

Fine della terza puntata

In campo

Svegliarsi la mattina di fronte ad un Motel su i sedili di uno scomodissimo autobus è una cosa da provare. La notte dopo, quando finalmente ti riposi nel tuo letto, lo apprezzi con gran gioia, sprofondando sotto le lenzuola profumate, mentre stringi il guanciale e la sua federa odorosa di lavanda. Il primo a svegliarsi in quell’improvvisato accampamento, fu Simone: capelli ritti, sguardo perso nel vuoto, alito pesante. Così tutti. Uno dopo l’altro, con lo spazzolino in pugno, affrontarono l’aria frizzante del piazzale del motel, per cominciare la giornata ai bagni pubblici, là dove era finita. L’anziana donna delle pulizie era di nuovo presente ed affaccendata. Cercava qualcosa carponi che non riusciva trovare. Un colpo di impressionate violenza da sotto il tavolo fece sobbalzare la ciotola con le monetine e tutti quei ragazzoni in fila ancora addormentati. “ Chi me lo ha levato” grido stizzita piegata da sotto il tavolo. “Chi?…Chi ha potuto?” ripete più forte. “ Sì. Chi?” pensarono qui ragazzi “Soprattutto chi glielo ha messo. Costui deva aver avuto molto coraggio, perbacco.” Era, invece, solamente, che la signora delle pulizie aveva spostato il disinfettante da un’altra parte e non lo trovava più.“ Ah eccoti, sei qui sudicione, ti ho trovato” disse con confidenziale soddisfazione. Tutti si sentirono più lieti e sollevati e poterono continuare con serenità le operazioni igieniche mattutine. Per la prima colazione, l’allenatore volle tutti i ragazzi vicino per dare alcuni suggerimenti e raccomandazioni per questa trasferta contro il Toro. Fuori del bar, Leo comprò il giornale all’edicola. Un brivido lo attraversò per tutta la schiena senza aver capito nulla del titolo che a caratteri cubitali dominava in prima pagina: Il Prato è promosso in serie A. Il sottotitolo, spiegava: Farà il suo esordio oggi pomeriggio a San Siro contro il Milan. Lo spavento fu enorme, quando pian piano le lettere si ricomposero nella sua testa intorpidita dal sonno. Davanti ai suoi occhi apparve chiaro, il titolo del giornale, come quei dadoni con lettere che i bambini piccini mettono assieme per celia, componendo, così, per caso, un verso della Divina Commedia , facendo inevitabilmente gridare alle mamme inorgoglite al colmo dell’isteria “ è stato il mio! Il mio bambinooo!” Nel bar, erano seduti ad affrontare cappuccino e ciambelle, quando Leo si presentò con volto bianco e sudaticcio; pareva che la morte gli avesse fatto visita. Si fosse presentata con educazione e gli avesse lasciato un gelido biglietto da visita con numero di cellulare ed indirizzo di posta elettronica per ogni evenienza, non si sa mai i casi della vita. Agli altri seduti che lo guardavano come fosse un fantasma, l’autista mostrò la prima pagina del quotidiano sportivo, senza riuscire a proferir parola. “ Che ti hanno fatto un clistere?” disse qualcuno ridendo. Il silenzio, però, troncò sul nascere la risata, quando quei caratteri cubitali riempirono gli occhi di tutti. La notizia era vera. Fu allora che la Tragedia, vestita di tutto punto, sfilò in quel momento davanti agli occhi di tutti, gli girò intorno con un gran giro di valzer, poi s’ inchinò e si mise a guardare quei visi sfigurati dall’orrore. Qualche attimo dopo, Leo trovò un filo di voce e la forza di sussurrare “ C’è anche in prima pagina sull’Osservatore Romano col titolo: MIRACOLO!” Qualcuno pianse, qualcuno svenne, “Oh…cielo.”. Altri invece, ridevano in modo nervoso accompagnati da ridicolo tic, di altri ancora non oso commentare. Uno scappò via a braccia aperte e bocca spalancata, afono e gli occhi sbarrati persi nel nulla. Lo ritrovarono dopo un bel pezzo che tutti si erano ripresi dall’emozione, nello sgabuzzino dei cenci assieme alla donna delle pulizie. Per accertarsi che non fosse uno scherzo furono fatte alcune telefonate agli uffici competenti. Finalmente rassegnati e rasserenati, partirono in direzione Milano. A San Siro arrivarono per tempo. L’allenatore aveva già consumato dieci block notes per fare la formazione, prima anti Carrarese, poi anti Perugia, Torino e ultimo anti Milan. “ Macchè faccio?” pensò disperato per un attimo “ Come gioco, gioco, tanto cosa posso fare contro quelli là.”. Il sorriso riaffiorò schiarendogli il volto quasi subito: anche avesse subito dieci reti a zero, chi gli avrebbe mai detto qualcosa. “Mister, i due portieri sono fuori uso” provvide ad informarlo l’allenatore in seconda. “ Non si sono ripresi da quelle frenate improvvise e mi sa tanto che il viaggio ha peggiorato le cose, li guardi.” Veniva da piangere a vederli ridotti così. “ Ci penso io, non ci sono problemi” proruppe il primo dirigente della squadra. “ Telefono a Berlusconi e ci si fa prestare un portiere, lo ha già fatto per la Juventus. Uno sportman come il Cavaliere, non lo negherà.”. “ Grazie Cavaliere, grazi mille.”. s’accomiatò al telefonino il solito dirigente e poi rivolgendosi verso l’allenatore disse “ Ecco fatto, parlerà a Zio Fester. Avremo un portiere per tutto il campionato. Che colpo eh?” Nello spogliatoio dello stadio tutto era pronto, anche se le gambe non c’erano per l’emozione. Bussarono alla porta. “E’ l’arbitro” “No, sarà il portiere di Berlusconi.”. Come già qui?” Infatti, sulla porta d’ingresso chi, cari amici, ci poteva essere? So che lo avete immaginato, proprio lui, il portiere d’Arcore, con tanto di berretto e livrea. Affermate che era scontato? I commenti sprezzanti e risentiti che sortirono dallo spogliatoio, non sono da riportare, anche in un paese libero come il nostro. “ Vorrà dire che il portiere lo farai tu.” Disse esasperato l’allenatore, indicando il centravanti.” . “ E all’attacco? Rispose deluso il numero nove. “Pensi che ce ne sarà bisogno con quelli là?” rispose il Mister. Sfiduciati i ragazzi cercarono guardandosi negli occhi di riprendersi dallo smarrimento, erano pur sempre giocatori dell’A.C. Prato! A quel punto l’arbitro entrò nello spogliatoio richiamando tutti alla sua attenzione. Fece il rituale controllo dei tesserati e via pronti per scendere in campo. Nel corridoio che portava sul terreno di gioco risuonava il ticchettio dei tasselli delle scarpe sportive come il rimbalzare di perle sfilate da una collana sul pavimento. Al momento di entrare in campo una vampata di caldo avvolse gli atleti. Usciti dal tunnel al verde manto erboso, gli spalti erano desolatamente vuoti: non c’era nessuno. Erano, forse, tutti al mare. Solo due cicale in tribuna d’onore cantavano oziose in quel torrido caldo del pomeriggio. Al fischio d’inizio della gara, le urla degli allenatori in panchina e quella dei giocatori, riecheggiavano in un’atmosfera irreale dentro lo stadio vuoto. Poco dopo l’inizio della gara, però, un formicolio di tifosi iniziò timidamente e poi sempre più freneticamente a riempire la tribuna dietro la porta del centrattacco dell’A.C. Prato. Apparvero gli striscioni bianco e azzurro, uno dopo l’atro. I tifosi si fecero sempre più numerosi, Dovevano essere più di ventimila, secondo l’ultimo censimento ufficiale, al grido, forte, chiaro e ben cadenzato di “….Plato ! Plato! Plato!”

Enrico Martelloni

Pubblicato in : Cultura ed eventi

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