
È dunque evidente che non tornerete mai ai vecchi confini. Se non altro 24 combattenti, per lo più appartenenti a fazioni armate sostenute dalla Turchia, sono stati uccisi negli scontri con le Forze Democratiche Siriane(Sdf) a maggioranza curda nel nord della Siria. Lo afferma l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh). Secondo l’Osservatorio, “gli scontri continuano a sud e a est di Manbij, (è una città nel nord-est del Governatorato di Aleppo nel nord della Siria, a 30 chilometri a ovest dell’Eufrate) mentre le forze turche bombardano la zona con droni eartiglieria pesante”. Da parte loro, le Fds hanno annunciato di aver respinto gli attacchi delle fazioni filo-turche nei settori meridionale e orientale della città di Manbij. L’aeronautica militare israeliana ha condotto quattro raid aerei contro alcuni obiettivi a sud di Aleppo, in Siria. Lo riporta la televisione di Stato siriana. L’emittente al-Mayadeen ha riferito che nei raid sono stati colpite fabbriche per la produzione di armi appartenenti al deposto regime di Bashar al-Assad. Il leader dei ribelli Houthi nello Yemen, Abdelmalek al Huti, ha reso noto che la coalizione guidata dagli Stati Uniti contro il suo gruppo ha causato 106 morti e 314 feriti in un anno di ritorsioni in risposta ai loro attacchi contro navi legate a Israele. E’ salito a 71 vittime il bilancio dei 34 raid aerei israeliani effettuati nelle ultime 24 ore sulla Striscia di Gaza. Lo riferisce Al Jazeera che cita il governo della Striscia, guidato da Hamas. Sono stati segnalati attacchi pesanti in tutta l’enclave assediata, inclusa la cosiddetta zona umanitaria di al-Mawasi e il campo profughi di Jabalia nel nord di Gaza. Il raid condotto lo scorso settembre per distruggere in Siria la fabbrica di missili sotterranea finanziata dall’Iran “dimostra la nostra determinazione e audacia ad agire dovunque per proteggerci”. E’ quanto si legge in una dichiarazione diffusa da Benjamin Netanyahu dopo che l’esercito israeliano per la prima volta ha confermato di aver inviato lo scorso 8 settembre oltre 120 membri delle unità speciali per distruggere l’impianto di una fabbrica segreta di missili a guida iraniana di Masyaf è una città siriana vicino al confine con il Paese dei cedri (il Libano). L’ufficio del premier israeliano ha spiegato in una nota che Benjamin Netanyahu ha autorizzato ”la delegazione del Mossad, dello Shin Bet e dell’Idf a proseguire i negoziati sugli ostaggi a Doha” oggi. ”Non possiamo perdere questa finestra di opportunità”, hanno detto le famiglie degli ostaggi accogliendo con favore la presenza della delegazione israeliana ai colloqui in Qatar. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) “ha ripetutamente lanciato l’allarme che i pazienti di Gaza necessitano di un’urgente evacuazione medica per cure salvavita, ma il ritmo delle evacuazioni rimane dolorosamente lento”, lo scrive nel suo account X il direttore generale della Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, aggiungendo che “oltre 12.000 persone necessitano ancora di evacuazione medica”. In questa quadro, il capo dell’Oms sottolinea che “troppe vite umane sono ancora a rischio” ed esorta Israele ad “aumentare iltasso di approvazione per le evacuazioni mediche, incluso nessun rifiuto di pazienti bambini; accelerare il processo diapprovazione per le evacuazioni mediche e consentire che tutti i corridoi e i valichi di frontiera possibili siano utilizzati per evacuazioni mediche sicure”. Due raid aerei israeliani sono stati condotti nel sud del Libano, nella zona di Iqlim al-Touffah, nel distretto di Nabatieh. Lo riporta l’Orient Le Jour spiegando che il primo raid aereo si è verificato vicino al villaggio di Jbaa. Il secondo si è verificato nell’area di Al-Bureij, sempre nel distretto di Nabatieh, come spiega il giornale Al-Akhbar vicino a Hezbollah. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunirà oggi per un incontro d’emergenza per discutere il recente raid israeliano presso l’ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza. Lo ha dichiarato la Missione israeliana presso l’Onu, secondo quanto riporta Times of Israel. Le sanzioni che la comunità internazionale ha imposto alla Siria sono ”inutili e inefficaci” dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad e per questo ”vanno rimosse”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri ad interim (incarico provvisorio) della nuova autorità siriana, Asaad Hassan al-Shaibani, affermando che la Siria è aperta al dialogo con ”il resto del mondo”, ovvero con la comunità internazionale e regionale. ”Un’attenzione americana su queste questioni potrebbe inavvertitamente rafforzare le divisioni all’interno della società siriana”, ha affermato al-Shaibani, mettendo in guardia contro narrazioni esterne che potrebbero frammentare ulteriormente la nazione. Ma di un accordo oggi si parla, primo ministro Benjamin Netanyahu. Ne parla anche all’attuale presidente della Palestina, Abū Māzen.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento