“Da amministratore, prima ancora che da politico, ho potuto constatare quanto la Regione sia disattenta a Firenze. Firenze capitale della Toscana è solo uno slogan, tanto che non ci sono nella giunta regionale e nemmeno in consiglio, persone con esperienza recente in Palazzo Vecchio”.
Nel suo mega-ufficio di presidente del consiglio comunale fiorentino, Eugenio Giani precede la domanda, scontata, che gli avrei rivolto: perché tre mesi dopo esserti insediato qui a furor di popolo (primo degli eletti del PD con il doppio dei voti sul secondo) ora vuoi traslocare in Regione?. E mi si conferma tale e quale lo avevo conosciuto circa cinque lustri fa: giovane dirigente della federazione provinciale del PSI fiorentino, corrente di sinistra, sulla scia di Valdo Spini.
All’epoca i socialisti fiorentini erano divisi in tre correnti che facevano capo a Lelio Lagorio, a Ottaviano Colzi e a Valdo Spini: l’equilibrio si reggeva sulla distribuzione degli incarichi che prevedeva ad un uomo di Lagorio la segretera provinciale, a Eugenio la segretera comunale e la vicesegreteria provinciale ad un altro talento, suo coetaneo: Riccardo Nencini. Il sistema sarà stato pure logoro in piena prima repubblica: ma la politica fiorentina era animata da moltissimi ventenni e trentenni capaci, e i socialisti non facevano eccezione: Nencini e Giani, venticinquenni, costituivano non la generazione successiva ai loro capofila, Colzi e Spini, ma quella che veniva ancora dopo. E Ottaviano e Valdo erano appena quarantenni !
Giani, che si era laureato in legge, svolgeva il praticantato nello studio di un avvocato amministrativista e docente universitario il cui prestigio era diffuso nell’intera penisola: Alberto Predieri. Anche questo, oltre al fatto di apparire sempre documentato e preparato ad affrontare i temi in discussione gli conferiva l’immagine di giovane serio, abituato a guadagnarsi da solo ogni gradino di carriera.
Tale e quale a ora che si è candidato alle primarie che il 13 dicembre si terranno per designare i candidati al consiglio regionale. In Toscana le prevede una legge e si svolgono a spese della Regione. Ma l’unico partito che le fa è il PD. Gli altri faranno eleggere i consiglieri secondo l’ordine di lista, deciso secondo regole o mancanza di regole interne. “ In provincia di Firenze dovranno esserci diciotto candidati, ma solo sei entreranno in consiglio regionale. E mi servono tremila-tremilacinquesento voti. A giugno ne presi 1700 per entrare in consiglio comunale: ora a questi dovrò sommarne altrettanti, da prendere nei comuni della provincia”.
Nessun dubbio che l’obbiettivo sarà centrato. Passo dopo passo, ( assessore con la giunta Morales nel ’92, consigliere comunale nel 95 e presidente della Firenze Parcheggi, assessore allo sport e alla cultura con le giunte Domenici dal ’99 al 2009) Giani è diventato il recordman delle preferenze. Ciò grazie ad una capacità di lavoro e presenza che lo fanno accorrere talvolta anche a dieci convegni, riunioni, pranzi, cerimonie, premiazioni al giorno, senza mai apparire fuori posto o presente per caso. “Certo per le primarie è più difficile rispetto alle elezioni vere: di avere consenso lo avverto, ma il problema è che la gente poi vada davvero a votare”. Bravo Eugenio, a non abbassare mai la guardia! Perché, in realtà, non è la prima volta che si cimenta alle primarie. Lo fece già alla nascita del PD, nel 2007, quando presentò a livello regionale una sua mozione “Alleanza Riformista, Socialisti e Repubblicani per Veltroni” che raccolse 4882 voti. “ Voti che davano dignità di rappresentanza ad una componente laica e riformista nel PD, al quale siamo approdati senza mai rinunciare alla nostra identità”.
Le primarie per la scelta dei candidati al consiglio regionale sono l’ennesima prova per legittimarsi in un partito nel quale ha dovuto farsi spazio a suon di voti e con la sua ineguagliabile capacità di lavoro. Ad escluderlo ci hanno provato con i codicilli ma, anche su questo terreno, hanno trovato un uomo capace di sfiancarli. Di qui alle primarie lo attendono due settimane nelle quali, c’è da giurarlo, si materializzerà in ogni angolo della provincia di Firenze: inaugurazioni, premiazioni, assemblee di quartiere, circoli culturali. Passerà da una cena all’altra nella stessa sera prendendo a Peretola l’antipasto, Oltrarno la ribollita, in Santa Croce la trippa e a Campo di Marte il castagnaccio. La sua rete del consenso e delle relazioni passa attraverso tutto ciò che a Firenze fa aggregazione: dalla società di Giovanni Battista santo patrono della città, ai calcianti e agli sbandieratori del calcio in costume, dai tifosi della Fiorentina alle associazioni che promuovono cultura o più semplicemente organizzano fiere e sagre. Nuove importantissime maglie di questa rete sono i rapporti derivanti dal suo recente incarico di Delegato provinciale del CONI ( anche questo conquistato a suon di voti ) che si aggiungono a quelli costruiti in dieci anni di assessorato allo sport. Quando avrà messo nel suo carniere i tremilacinquecento voti che gli servono alle primarie per poi approdare in consiglio regionale, sarà chiamato ad onorare la promessa con la quale chiede i consensi: “ la legge regionale su Firenze città metropolitana”. Poi, aggiungo io, un diligentissimo lavoro per guadagnarsi, tra cinque anni, il ruolo di assessore regionale.
N. C.
P:S: devo, per onestà verso i lettori, confessare un mio pregiudizio di simpatia per Eugenio Giani. Moltissimi fiorentini gli vogliono bene perché rappresenta una certezza: le istituzioni possono tradire o essere assenti, Eugenio no.
La mia simpatia invece affonda le sue radici negli anni dei suoi primi passi. Era l’epoca in cui, a Firenze, socialisti, socialdemocratici, repubblicani, liberali si muovevano con unità di intenti e,tutti assieme, si confrontavano alla pari con comunisti e democristiani. Oggi quei partiti non esistono più. Ma un sentimento comune lega ancora molti degli uomini che vi militavano. Il tempo ha cancellato le esili paratie che allora sembravano insormontabili, tanto da impedire una militanza comune.

Dal punto di vista della presenza di Giani nella vita politica ,mi pare difficile essere contrari . Posso solo rilevare ,come parziale incongruenza ,che dai tempi dell’appartenenza al mio stesso partito ,il Psi ,le migrazioni “partitiche” di Giani sono state diverse .Mentre storco la bocca al ricordo di un Eugenio Giani che ,agli ordini di Dominici , si assoggetta a sfilare travestito da uomo-sandwich sulla pubblica via ,dimenticando il senso della dignità personale.
Forza Eugenio. Ti sosterremo anche questa volta. E…complimenti per l’articolo.