Due volte arrestato e due volte subito scarcerato per l’illegittimità delle misure cautelari applicate. Anni di tormenti e gogna mediatica con foto pubblicate da giornali e TV senza badare a spese. Una brillante carriera di commercialista infranta. Poi, una assoluzione piena, di quelle che non lasciano dubbi: “perché il fatto non costituisce reato”.
Ad appena cinquanta anni, Alessandro Lozzi, classe 1957 sposato con un medico e padre di una giovane ragazza, ha già sulle spalle questo pesante fardello di esperienze.
Certo, non è il primo caso di persona che finisce sotto processo e poi viene dichiarata innocente; nemmeno sarà l’ultima. Eppure, nelle vicende che hanno rischiato di travolgerlo, c’è qualcosa di particolarmente indigesto per i cultori dello “stato di diritto”: un “di più”, che è poi il discrimine tra la fiducia o la sfiducia nella giustizia.
Lozzi era rimasto impigliato nelle maglie di un’inchiesta a Firenze nota con il nome consunto ma sempre tristemente efficace di “fallimentopoli”. Da alcuni fatti specifici, gli inquirenti (e dietro loro, come sempre acriticamente la stampa, incapace di distinguere) avevano ricavato la convinzione che esistesse una cupola capace di pilotare i fallimenti, la loro assegnazione e gestione, al fine di ricavarne illeciti guadagni. Lozzi, che dieci anni prima era stato il curatore fallimentare della proprietà dell’Hotel Sheraton, fu risucchiato nel vortice su input, probabilmente, di qualche lettera anonima. I magistrati ritennero sospetto che, a fallimento concluso, avesse accettato un incarico professionale dalla nuova proprietà che, peraltro, aveva confermato tutti i professionisti impegnati nella procedura inquisendo solo Lozzi.
L’inchiesta si era intrecciata, purtroppo, con le vicende della squadra del cuore, l’A.C. Fiorentina; e questo le aveva conferito una carica dirompente ed un risalto mediatico abbagliante.
Ed è forse questo che spiega, ma non giustifica quel “di più” nel trattamento riservatogli dall’accusa: un primo arresto, immediatamente annullato, per il pericolo di reiterazione del reato, nonostante si fosse immediatamente dimesso dai vecchi incarichi e come se fosse possibile ottenerne di nuovi con i giornali che quotidianamente riempivano le pagine con le notizie relative all’inchiesta. E, successivamente, un secondo arresto per pericolo di fuga, con motivazioni che voi stessi potete leggere scorrendo il memoriale di Lozzi.
Ora che è stato completamente scagionato, è giusto interrogarsi. Non sul fatto che una persona sia perseguita per anni e poi dichiarata innocente: tutto ciò è purtroppo fisiologico; chi è colpevole e chi innocente lo si vede alla fine del processo.
Ma non è inevitabile la mancanza di rispetto. Perché l’accusa parla talvolta degli indagati senza misura, anzi dipingendoli come mostri? E perché si usa con tanta facilità dello strumento della carcerazione preventiva?
Insomma, perché a un indagato può essere tolta la dignità ? Sono domande che noi inguaribili malati dello stato di diritto ci facciamo da sempre. E che il memoriale che Alessandro Lozzi ha pubblicato sul suo sito (www.alessandrolozzi.it) rende ancora più angoscianti.
In nome della legge arrestate quell’innocente
Arrestato due volte, con provvedimenti dichiarati illegittimi, Alessandro Lozzi è stato assolto. Tutto ciò sarebbe quasi tollerabile se agli indagati non fosse mai tolta la loro dignità. Sulla vicenda ha scritto un memoriale pubblicato sul suo sito.

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