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In Italia… “l’avere ti fa sapere”?

Una scoperta scientifica, un brevetto, in mano al legittimo autore squattrinato ha valore intrinseco zero.

di Franco Luceri | 3 Dicembre 2022

In Italia, “l’avere ti fa sapere” ?

Ero sposato da poco, e la prima volta che ho sentito mio suocero insegnante elementare affermare che “l’avere ti fa sapere”, ho pensato: se è questo che insegnano nella scuola italiana, allora siamo messi proprio bene !

Ma ora, con 52 anni di ritardo, gli chiedo pubblicamente scusa, per non aver capito (in tempo utile) che quelle parole mi avrebbero illuminato la strada.

Lui voleva dirmi, fai pure liberamente il tuo gioco, ma apri gli occhi perché in Italia: “il portafoglio vince e il cervello perde”.

Infatti, quattro secoli di scienza non ci sono bastati, nemmeno in democrazia, per capire che nessuno ha ancora attribuito valore intrinseco al miglior pensiero umano. 

Una scoperta scientifica, un brevetto, in mano al legittimo autore squattrinato ha valore intrinseco zero.

Solo trasferito ad un banchiere o ad un industriale, il valore presunto di un brevetto si tramuta in valore reale, se impiegato per produrre e vendere beni o servizi.

Ed è come aver attribuito alle casseforti l’intelligenza per stabilire se un “prodotto del cervello” è scientificamente perfetto, economicamente produttivo, socialmente utile ed ecologicamente compatibile.

Quindi, i tre “autorevoli” possessori di “avere”, capaci di valorizzare i prodotti del cervello, le idee intelligenti, le scoperte scientifiche, i brevetti, sono: i politici che hanno le mani incollate alle tasche dei contribuenti, gli industriali in quelle dei clienti e i banchieri in quelle dei mutuatari.

L’intellettuale moderno, fosse pure un super Galileo Galilei, è inesorabilmente costretto a prostituirsi alle tre razze di “umani con portafoglio” fornendo sistemi produttivi per banchieri e mai perequativi per barboni.

Se un super giurista andasse da un banchiere a proporre una idea che produce giustizia sociale a spese dei risparmiatori e degli azionisti gli riderebbero in faccia. Chi deve finanziare un intellettuale vuole idee produttive di ricchezza per sé non per la collettività cronicamente affamata, ammalata, sfruttata, schiavizzata: “curabile ma non guaribile”.

Nel mondo degli affari nessuno scommette un soldo bucato per valorizzare un’idea che non accentra la ricchezza mondiale in mano a poche decine di Paperoni, ma la diluisce, la perequa, la ridistribuisce a salvataggio degli ultimi o per scongiurare dissesti idrogeologici assassini. (Vedi Ischia)

Quindi, finché il pensiero intellettuale onesto, in mano al legittimo autore, continuerà ad avere valore finanziario zero, la giustizia sociale resterà la più desiderata e amata delle utopie. E le democrazie senza sovranità monetaria una tragica caricatura.

Quando una idea intelligente inizierà ad avere un proprio valore autonomo e gli stati democratici saranno pronti a sposarla con i soldi di tutti e per il bene di tutti, di idee capaci di produrre giustizia sociale ci sarà un diluvio come fossero banconote.

Pensate alla fine ingloriosa che sta per fare in Italia il reddito di cittadinanza, (peraltro riconosciuto a chi ha lo yacht, la Ferrari, la villa al mare) assassinato in fasce dalla classe media che si era finta filantropa pensando di poter scaricare il costo sui ricchi con una robusta patrimoniale. 

Ma i ricchi hanno declinato l’invito rispondendo ad intellettuali e politici  illusi, che la filantropia col “sedere” dei ricchi fa godere solo la classe media burocratica e professionale piglia tutto.

Io non sono un addetto ai lavori, ma credo di aver capito, sia pure con 52 anni di ritardo, che:

1) l’avere ti fa sapere come sottrarre la borsa altrui.

2) il sapere ti fa capire come schivare i borseggiatori.

Franco Luceri

Pubblicato in : Menù Soluzioni, Primo pianoTag: anni, borsa, brevetti, democrazia, giustizia sociale, illusi, italia, mare, mondo, patrimoniale, scuola, soldi

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luciano Dissegna

    4 Dicembre 2022 alle 19:49

    Sapere è potere.
    Ma anche, evidentemente, il contrario

    Rispondi

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