
In questa legislatura, a due anni dalle elezioni, un terzo dei parlamentari ha cambiato partito, mentre in quella precedente il 60%. Ammesso e concesso che chi si candida e’ bene intenzionato e vuole cambiare il mondo in meglio, sorprende la rapidita’ con cui ci si converte in un partito diverso da quello in cui uno e’ stato eletto. Si dice che solo gli stupidi non cambiano mai idea, pero’ in questo caso si tratta di principi. E questi parlamentari non hanno l’onesta’ intellettuale di Groucho Marx che diceva anche: “non voglio appartenere ad un’associazione che accetta me come membro”. L’uomo-copertina, il simbolo di questa fluidita’ politica e’ Giuseppe Conte che in tre anni ha presieduto due coalizioni di governo diametralmente opposte ed ha tentato di crearne una terza, ibrida. L’approccio di Conte alla politica e’ lo stesso di quello di un avvocato di fronte ad una controversia legale: prende posizione in base a quale delle due parti lo paga. Questo puro opportunismo lo ha spinto a dire, a dispetto della sua educazione e cultura, che e’ “orgogliosamente populista”. Ha dimenticato che populista per definizione e’ colui che volutamente inganna il popolo offrendo false e facili soluzioni a problemi complessi. La nostra classe politica e’ quella che e’, quella che partecipa nei talk-show, ormai diventati dei reality-show, dove ci sono confronti/scontri di personalismi piu’ che di visioni politiche. Il rapporto tra politica e societa’ in Italia e’ anche condizionato in negativo dal fatto che la nostra democrazia liberale e’ l’unica ad essere contaminata da una deviazione di governo tipica delle dittature: la partitocrazia. Si e’ sempre parlato della partitocrazia come un’invenzione democristiana ma in realta’ e’ un tratto fondamentale di tutte le dittature del XX secolo a cominciare da quelle sovietica, fascista, nazista e tutt’ora presente in quelle cinese, cubana, vietnamita. Il partito e’ il centro del potere in tutte le articolazioni della societa’: lo Stato, l’economia, l’informazione, la cultura. Questo “sistema” la DC lo eredito’ dal fascismo ed e’ sopravvissuto vivo e vegeto fino ai giorni nostri. Oggi la priorita’ dei partiti non e’ governare bene, che talvolta vuol dire scontentare fasce dell’elettorato, ma cercare consensi comunque per arrivare al potere. Cosi’ si spiega il corteggiamento a quegli irresponsabili dei NO VAX da partiti, potenzialmente maggioritari, come Lega e FdI. Con i nostri problemi cronici, la pandemia dilagante, gli inquantificabili rischi della transizione ecologica, se gli italiani non fossero delusi e preoccupati della loro classe politica, non sarebbero umani. A dire il vero la classe politica e’ piu’ o meno impopolare in tutto il mondo per cause oggettive: le aspettative e speranze suscitate da un nuovo governo sono sempre superiori a quanto e’ possibile realizzare in breve tempo e questo genera frustazioni, delusioni e anche rabbia. Questi sentimenti sono poi alimentati e moltiplicati sui media da opinionisti e commentatori. Tra l’altro paga essere pessimisti perche’ si appare piu’ lungimiranti e saggi degli “ingenui” ottimisti. Eppure, se si cerca bene, si possono trovare dei segnali positivi, di speranza, di trasformazione nella societa’ italiana ed il suo rapporto con la politica. Cambiamenti sociali positivi hanno bisogno di anni o anche decenni per maturare e rimangono sottotraccia finche’ non accadono eventi che li fanno emergere. La pandemia ci ha insegnato la necessita’ di avere uno Stato autorevole che fornisca in modo efficiente servizi, soccorsi, aiuti. Per troppo tempo abbiamo ignorato gli sprechi della spesa pubblica e tollerato chi li autorizzava e nel momento del bisogno abbiamo visto il costo anche in vite umane del malgoverno. Oltre alla pandemia c’e’ un altro fattore in questo cambiamento: il governo Draghi. SuperMario ha portato concretezza, competenza, chiarezza di obbiettivi, determinazione nell’azione di governo. In parole povere ha dimostrato la differenza che c’e’ tra uno statista che privilegia l’interesse nazionale ad un politico “tradizionale” che pensa alle elezioni. Per una serie di circostanze irripetibili possiamo vedere contemporeanamente all’opera e confrontare due modi di fare politica. Da un lato le chiacchere ripetute quotidianamente ad infinitum nei talk-show che non cambiano di una virgola la nostra vita. Dall’altro Draghi parla con i fatti, mettendo un po’ d’ordine pragmatico nell’attivita’ di governo. La speranza e’ che l’elettorato in futuro preferisca la concretezza alla fumosita’.
S. Cambisti

Sono troppi anni che si vive di imbonimenti,a pochi,anzi pochissimi interessa il futuro, ognuno pensa all’immediato ed alle bugie da dire per essere rieletto, Cosa aspettare quando si predica per il gren pass ed al parlamento europeo si vantano di non doverlo esibire in nome di una c….o di libertà vergognosa ed offensiva delle poche intelligenze. Si va avanti per uomini meravigliosi nonostante governi vergognosi.