
Di fronte a una guerra è sempre difficile stabilire chi abbia davvero vinto e chi abbia perso. La storia insegna che spesso, dietro gli annunci di vittoria, restano soprattutto macerie, vittime e società più fragili.
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran non può essere letto soltanto attraverso la lente della propaganda o dei risultati militari immediati. La domanda più importante riguarda il prezzo umano e politico che una guerra lascia dietro di sé.
Io non so chi abbia prevalso tra Washington e Teheran. So però che ogni guerra porta con sé morti, distruzioni e sofferenze per le popolazioni coinvolte.
So anche che il regime iraniano rimane una struttura di potere estremamente solida, capace di resistere alle pressioni esterne e alle crisi interne. Un sistema che ha represso duramente il dissenso, incarcerato oppositori e limitato pesantemente le libertà civili.
Questo non significa ignorare le responsabilità di chi alimenta tensioni e conflitti nella regione, ma ricordare che la questione iraniana riguarda prima di tutto il rapporto tra potere e cittadini.
Un Paese non si misura solo dalla sua forza militare, ma anche dai diritti garantiti ai suoi abitanti. E su questo fronte la situazione dell’Iran resta drammatica.
La pace, quando arriverà, non dovrà essere soltanto l’assenza di bombe, ma anche l’inizio di un cambiamento capace di restituire dignità e libertà alle persone.
Roberto Caputo

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