Dopo una crisi sociale, economica e politica non resta che una crisi di portata istituzionale, che normalmente sfocia nell’avvento dell’uomo forte, di destra o sinistra non fa alcuna differenza.

Ribadisco, l’assoluta priorità è questa e l’intesa va trovata tra le forze in campo, non necessariamente tra tutte, ma in ogni caso senza adottare mezze misure. E in effetti, una mezza misura è sia l’ipotesi di governissimo Pd-Pdl, sia l’ipotesi di una maggioranza Pd-5 Stelle. E, per finire, ancor più grave sarebbe la ricerca, che nei fatti è stata tuttavia prontamente intrapresa sembra addirittura qualche ora ancor prima del voto, di un accordo di potere tra Pd e singoli eletti del Movimento 5 Stelle; una sorta di contrattazione ad personas.
La politica italiana vive da circa venti anni una fase adolescenziale che si potrebbe definire pre-culturale o di bassa cultura, in cui – come ha ben ribadito Walter Veltroni al Corriere della Sera di sabato u.s. – non solo la destra, aggiungo io, “ma la sinistra discute di nomi da anni. E’ un’ossessione”. L’ossessione dei nomi, in primis quello di Berlusconi – che anche stavolta doveva fare da collante dell’intera coalizione, salvo prendersela di tanto in tanto con Monti! -, e poi quello del candidato leader di turno, sia egli stato Prodi, D’Alema, lo stesso Veltroni, Renzi o il giusto Bersani. Perché, a detta del Pd, bisognava proprio intenderla nei termini seguenti: l’Italia giusta di Bersani o, per l’appunto, il giusto Bersani.
Giustizia è la divinità suprema che detiene le chiavi girevoli … (Parmenide, fr. 1, Proemio). Mi scusi Bersani, mi scusi il Pd, ma quali chiavi pensavano e pensano soprattutto ora di possedere? Esattamente come già avvenuto in passato, e non si ripeta anche stavolta: – ma tanto si sa che questo paese è moderato, vota a destra … Scusi ancora Bersani, ma non è stato forse lei e il Pd, già alle recenti primarie, a rifiutare i voti che potevano provenire da destra?
Non dovrebbe essere mai una questione di nomi, ma a volte neanche di numeri. Perché se è vero che in democrazia vince chi possiede il maggior numero di voti, non sempre governa chi il maggior numero di voti deve quotidianamente conquistarlo o peggio ancora barattarlo. Tanto per fare degli esempi: Prodi o De Gregorio docet! Perché, è bene ancora ripeterlo, attualmente non esiste ipotesi di governabilità! Alcuna. Esiste solo una trattativa, un vero e proprio mercato che, ancora una volta, con sprezzo, viene da molti definito, anche se impropriamente, mercato delle vacche.
In fondo al piano inclinato, che rappresenta la fase di un declino che insiste e persiste da oltre un decennio, a destra o sinistra che sia è indifferente! – pensate infatti alla Lega Nord o nell’attualità, sempre di più, al Movimento 5 Stelle “di” Grillo, che per fortuna fa o ha fatto il comico di professione -, c’è sempre una possibile Weimar. Nel presente, non è più tempo di uomini o numeri, è a rischio la democrazia del paese!
Pertanto, si faccia presto un accordo di governo per una nuova legge elettorale, maggioritaria e a doppio turno, magari alla francese, e poi di corsa al voto. Prima che sia troppo tardi. Vorremmo proprio sbagliarci, ma, anche se così non fosse, è bene comunque che ce lo diciamo, subito e senza esitare.

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