Grillo non può appoggiare un governo che persegua i suoi stessi obbiettivi anticasta e anticorruzione. Ne risulterebbe ridimensionato in breve tempo.

Nel caotico panorama politico nostrano, essendosi acuito il malessere e ben percependo la società civile che la nomenclatura aveva soltanto finto di fare passi indietro laddove in concreto si era solo estraniata dalla compartecipazione alla drammatica situazione del paese, la fiducia nei partiti egemoni si è progressivamente sfilacciata e si è espressa in maniera molteplice: nell’espansione del non voto o del dileggio sulle tante schede nulle, da parte di chi ha voluto sottolineare l’alterità della classe politica rispetto ad una società incapace e/o impotente (o resa tale con il meccanismo elettorale) ad orientarla; nella limitazione del consenso alle forze politiche di ogni tendenza presenti in Parlamento o comunque già note; nell’attenzione positiva, ancorché epidermica e quantitativamente disomogenea, verso soggetti politici più o meno inediti, quali la lista civica per Monti (il cui appeal è stato fortemente limitato dagli apparentamenti effettuati, dalla timidezza dell’attività di governo del suo leader, dalla ritenuta contiguità con i poteri forti) ed il Movimento 5 Stelle (il cui appeal è stato esaltato dall’assenza di ogni apparente contiguità con chicchessia e con la sua messaggistica sintonica con i sentimenti anticasta presenti nella società civile).
Contro ogni previsione, e sicuramente con suo grande imbarazzo, in questo Parlamento non più bipolare, il Movimento 5 Stelle, soggetto politico senza storia e senza retaggi ideologici, svincolato dagli apparati e dalle lobbies, legato dal solo collante moralistico ma mai interrogatosi sulla eventualità inopinatamente realizzatasi di conseguire una centralità che lo costringesse ad un’attività politica sdoganata dagli slogan, è ora costretto ad assumere comportamenti ben precisi che comunque orienteranno la stessa modalità di svolgimento della legislatura. Chiaro essendo infatti che la presenza fisica di Berlusconi è essa stessa d’ostacolo ad ogni dialogo con il suo partito che sia indenne da sospetti circa gli interessi effettivamente protetti, è del tutto evidente la difficoltà di siffatta intesa, cui presumibilmente si accompagnerebbero risvolti ad personam destinati più probabilmente ad acuire il disprezzo per la classe politica ed in specie l’impopolarità del PD, dando nuova linfa alla protesta che monta con ovvie negative ricadute sulla tenuta del consenso e dello stesso tessuto democratico del Paese; per contro, al fine di sintonizzarsi sia pur tardivamente con le aspettative della società civile, lo stesso PD, forza di maggioranza relativa, per ragioni di sopravvivenza nel medio periodo, è costretto ad orientare con priorità assoluta le sue scelte operative sui temi programmatici anticasta ed anticorruzione, oltre che agli altri collegati alla rimozione dei conflitti d’interesse: in una parola con tematiche in parte sovrapposte ed in parte contigue con quelle del movimento di Grillo.
La legge dei numeri parlamentari esclude che il raggiungimento di questi obiettivi possa aversi senza l’appoggio dei grillini, essendo essi determinanti per una maggioranza che possa perseguirli; eppure, al tempo stesso, in assenza di altri principi ideologici condivisi con l’elettorato attivo e finanche tra lo stesso elettorato passivo, il loro effettivo perseguimento comporterà il naturale esaurirsi delle motivazioni che legittimano il rapporto di ductus del grillismo e, salvo ricostituzione di una siffatta relazione su basi diverse, preludono nel breve periodo al suo ridimensionamento e, nel medio-lungo, al successivo crollo di consenso. Di tanto o non si sono avveduti o non tengono conto gli elettori del movimento, che con ingenua purezza ed ammirevole forza chiedono ai parlamentari eletti di votare l’appoggio ad un eventuale governo che si impegni al riguardo; ma ne sono ben consci i suoi leaders, molto meno sprovveduti di quanto comunemente si ritenga, la cui sopravvivenza in quanto tali è legata alla perduranza della ragion d’essere del movimento: ed in ciò si rivela l’antitesi dello spirito di solidarietà sociale del popolo grillino e quello di gruppo delle sue elites.
L’imprevisto evolversi degli eventi non sarà neutro sulla consistenza del movimento, determinando comunque delle ricadute negative, sia che si consenta che non si consenta la formazione di un governo finalizzato alla realizzazione degli obiettivi sopra dichiarati; in ogni caso, ed in specie in quest’ultimo, perderanno una frangia del loro elettorato. E’ tuttavia nella soluzione del dilemma che si accompagna a questa scelta la verifica dell’animus, civico o di gruppo, che ispira la lotta politica del movimento; fermo restando che il destino dei partiti non ideologizzati o comunque privi di un supporto ideologico ancorato a valori prepolitici contingenti, resta di più o meno breve durata e limitata ad una fase di supplenza la cui onda lunga non potrà protrarsi di molto.

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