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In certi casi non si può tergiversare ma occorre prendere il virus per le corna

Per i pochi negazionisti rimasti e quelli che scalpitano per una ripartenza a tutto gas, propongo una visita guidata nei reparti di rianimazione e terapia intensiva. E far provare il casco per vedere l’effetto che fa.

di Carla Ceretelli | 13 Aprile 2020

Siamo tutti sulla stessa barca che fa acqua da tutte le parti. Ora bisogna richiudere le falle e poi riprendere il largo.

Occorre polso e coraggio. Un giorno di ritardo vale troppe vite. Non per polemizzare ma bisogna almeno avere il coraggio di ammetterlo per non reiterare. Errare umano perseverare diabolico. Siamo allo stremo,  esigiamo almeno il possibile e cioè buon senso e pragmatismo. Basta con i proclami datati ormai atavici senza sprazzi di soluzioni possibili.

Stiamo perdendo la pazienza. Non pretendiamo quello che non si può fare e non si può nemmeno ipotizzare. Ma certezze almeno su linee guida  percorse con buona volontà  e competenza,  le pretendiamo. Basta con zig zag approssimativi e spesso ossimorici e parossistici. A livello sanitario. Nonché economico. Per quanto attiene alle istituzioni.

E poi qualcuno grida alla dittatura.  Necessaria e momentanea. Dato che un auto disciplina non esiste, almeno non per tutti. Perché ancora qualcuno non vuole rendersi conto della palude magmatica  che stiamo attraversando. Dalla quale è così difficile uscire. E delicato.E pensa soltanto a  quando potrà andare al mare e portare i bambini a fare il bagno. La scelta che è stata fatta dal governo è il contenimento e, ci piaccia o no, questa strada bisogna seguire. C’è chi, come me si sente libera pur accettando queste costrizioni perché le ritiene utili per arginare e, possibilmente,  rendere inattivo il covid,  raggiungendo prima o poi l’immunità di  gregge  quando  arriverà il vaccino . Chi invece, ma pochi in verità,  nega rischiando di rendere  inutili o sminuire il comportamento virtuoso di questo mese. Certamente c’è chi soffre di più dell’isolamento, fisicamente e psicologicamente ma quando si sente che la media di una spesa al super è di 10 euro a botta, ti cascano le braccia. Propongo una visita guidata nei reparti di rianimazione e terapia intensiva. E far provare il casco per vedere l’effetto che fa.  

 L’ACT talk  di la 7.  Preferisco avere notizie dalla TV direttamente dagli interessati piuttosto che comunicazioni filtrate da qualcuno.  Secondo la testimonianza di un infermiere pare che al Pio albergo Trivulzio i dirigenti istigassero i sanitari a non usare la mascherina per non mettere a disagio e non allarmare parenti e pazienti. Inoltre l’accordo con la Regione era quella di accettare pazienti ex covid soltanto in  ricovero di  isolamento,   dunque   in reparti divisi dal resto della casa. Fra l’altro  niente tamponi.

Scrivo quello che sento dalla viva voce degli interessati perché io non c’ero, ovviamente,  e fortunatamente. Inoltre un amico medico di Milano mi dice che tanti decessi attribuiti a Covid  sarebbero dovuti a  ben altre patologie. Ma di questo abbiamo contezza da tempo. Anche se non certezza.

Ma per favore non continuiamo a buttarla in politica perché noi cittadini siamo alla stremo.   Per l’aspetto sanitario.  Ma ora anche  per quello conomico che sta creando un’ondata di nuovi poveri,  da paura. Vogliamo solo uscirne senza polemiche. Rimandiamole  a dopo. Grazie.  Quanto all’aspetto organizzativo stendiamo un velo pietoso.

Mentre si contano ancora tanti morti cominciano a raffica denunce per comportamenti anomali fra Asl ospedali e Rsa. No comment.  Per non parlare del racket mascherine.

Povera Italia

News.

Abbiamo  avuto l’occasione di  non apprezzare uno dei quadri più squallidi e forse  pericolosi della seconda repubblica, ma anche della prima.  Una  diatriba fuori da qualsiasi canone istituzionale  fra governo e opposizione.  Dove chi governa, con il coltello dalla parte del manico,  ha avuto l’ardire di fare proclami e insultare   gli avversari, senza armi, se non la parola e il voto di  minoranza.   L’opposizione,  che   ha il compito di controllare  e eventualmente criticare  l’operato del Governo ha fatto ciò che le compete.  In questo caso con eccessiva veemenza, affrontando il nemico in campo aperto , ai limiti dell’oltraggio.  Ma   quando il capo del  governo si ritrova a credersi  un gigante senza accorgersi di avere i piedi di argilla, son dolori. Perchè l’argilla la sente scivolare anche sotto i piedi. E esplode in preda a una crisi di nervi. Che non si potrebbe e dovrebbe  permettere, dato il ruolo fondamentale per il Paese  e la responsabilità che ne consegue.

Un governo nato fra capricci e ripicche e tenuto insieme   con la coccoina, che si è trovato ad affrontare un gigante vero.  Sanitario e economico. Un governo che contiene al suo interno talpe e topolini. Per non dire di nani e ballerine.

E abbiamo dunque assistito a diatribe inusitate fra uomini e  donne, dato che ora usa specificare il genere e non ho capito il perché,  e partiti intra  e extra moenia mentre il popolo chiede pane, promesso ma non dato. Un buon politico non attacca mai l’opposizione in modo così diretto durante un discorso alla Nazione, in  un momento di grave crisi. Inoltre non è in questo modo che si ottiene l’unità e la collaborazione.  Ora  non può che aspettarsi un inasprimento dei rapporti.

Ci aspettiamo solo che domani il bel Giuseppi dia ai suoi giannizzeri l’ordine di distribuire brioches.

Sospesi silenzi

In sospesi silenzi

ci dibattiamo

vaghi sguardi

brancoliamo in  intricati boschi di paura

nel buio delle nostre  incertezze

ora che il coraggio è piu forte della morte

ora che  appesa a un filo di speranza la nostra esistenza

ci riscopriamo più umili

sinceri

sicuramente più veri

insicuri vibriamo l’un laltro in abbracci

aspettando la luce.

(Paolo Ceretelli)

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: buon senso, crisi, discorso, euro, governo, italia, mare, milano, nato, nazione, opposizione, repubblica, rsa, seconda repubblica, speranza, usa

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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