Siamo tutti sulla stessa barca che fa acqua da tutte le parti. Ora bisogna richiudere le falle e poi riprendere il largo.
Occorre polso e coraggio. Un giorno di ritardo vale troppe vite. Non per polemizzare ma bisogna almeno avere il coraggio di ammetterlo per non reiterare. Errare umano perseverare diabolico. Siamo allo stremo, esigiamo almeno il possibile e cioè buon senso e pragmatismo. Basta con i proclami datati ormai atavici senza sprazzi di soluzioni possibili.
Stiamo perdendo la pazienza. Non pretendiamo quello che non si può fare e non si può nemmeno ipotizzare. Ma certezze almeno su linee guida percorse con buona volontà e competenza, le pretendiamo. Basta con zig zag approssimativi e spesso ossimorici e parossistici. A livello sanitario. Nonché economico. Per quanto attiene alle istituzioni.
E poi qualcuno grida alla dittatura. Necessaria e momentanea. Dato che un auto disciplina non esiste, almeno non per tutti. Perché ancora qualcuno non vuole rendersi conto della palude magmatica che stiamo attraversando. Dalla quale è così difficile uscire. E delicato.E pensa soltanto a quando potrà andare al mare e portare i bambini a fare il bagno. La scelta che è stata fatta dal governo è il contenimento e, ci piaccia o no, questa strada bisogna seguire. C’è chi, come me si sente libera pur accettando queste costrizioni perché le ritiene utili per arginare e, possibilmente, rendere inattivo il covid, raggiungendo prima o poi l’immunità di gregge quando arriverà il vaccino . Chi invece, ma pochi in verità, nega rischiando di rendere inutili o sminuire il comportamento virtuoso di questo mese. Certamente c’è chi soffre di più dell’isolamento, fisicamente e psicologicamente ma quando si sente che la media di una spesa al super è di 10 euro a botta, ti cascano le braccia. Propongo una visita guidata nei reparti di rianimazione e terapia intensiva. E far provare il casco per vedere l’effetto che fa.
L’ACT talk di la 7. Preferisco avere notizie dalla TV direttamente dagli interessati piuttosto che comunicazioni filtrate da qualcuno. Secondo la testimonianza di un infermiere pare che al Pio albergo Trivulzio i dirigenti istigassero i sanitari a non usare la mascherina per non mettere a disagio e non allarmare parenti e pazienti. Inoltre l’accordo con la Regione era quella di accettare pazienti ex covid soltanto in ricovero di isolamento, dunque in reparti divisi dal resto della casa. Fra l’altro niente tamponi.
Scrivo quello che sento dalla viva voce degli interessati perché io non c’ero, ovviamente, e fortunatamente. Inoltre un amico medico di Milano mi dice che tanti decessi attribuiti a Covid sarebbero dovuti a ben altre patologie. Ma di questo abbiamo contezza da tempo. Anche se non certezza.
Ma per favore non continuiamo a buttarla in politica perché noi cittadini siamo alla stremo. Per l’aspetto sanitario. Ma ora anche per quello conomico che sta creando un’ondata di nuovi poveri, da paura. Vogliamo solo uscirne senza polemiche. Rimandiamole a dopo. Grazie. Quanto all’aspetto organizzativo stendiamo un velo pietoso.
Mentre si contano ancora tanti morti cominciano a raffica denunce per comportamenti anomali fra Asl ospedali e Rsa. No comment. Per non parlare del racket mascherine.
Povera Italia
News.
Abbiamo avuto l’occasione di non apprezzare uno dei quadri più squallidi e forse pericolosi della seconda repubblica, ma anche della prima. Una diatriba fuori da qualsiasi canone istituzionale fra governo e opposizione. Dove chi governa, con il coltello dalla parte del manico, ha avuto l’ardire di fare proclami e insultare gli avversari, senza armi, se non la parola e il voto di minoranza. L’opposizione, che ha il compito di controllare e eventualmente criticare l’operato del Governo ha fatto ciò che le compete. In questo caso con eccessiva veemenza, affrontando il nemico in campo aperto , ai limiti dell’oltraggio. Ma quando il capo del governo si ritrova a credersi un gigante senza accorgersi di avere i piedi di argilla, son dolori. Perchè l’argilla la sente scivolare anche sotto i piedi. E esplode in preda a una crisi di nervi. Che non si potrebbe e dovrebbe permettere, dato il ruolo fondamentale per il Paese e la responsabilità che ne consegue.
Un governo nato fra capricci e ripicche e tenuto insieme con la coccoina, che si è trovato ad affrontare un gigante vero. Sanitario e economico. Un governo che contiene al suo interno talpe e topolini. Per non dire di nani e ballerine.
E abbiamo dunque assistito a diatribe inusitate fra uomini e donne, dato che ora usa specificare il genere e non ho capito il perché, e partiti intra e extra moenia mentre il popolo chiede pane, promesso ma non dato. Un buon politico non attacca mai l’opposizione in modo così diretto durante un discorso alla Nazione, in un momento di grave crisi. Inoltre non è in questo modo che si ottiene l’unità e la collaborazione. Ora non può che aspettarsi un inasprimento dei rapporti.
Ci aspettiamo solo che domani il bel Giuseppi dia ai suoi giannizzeri l’ordine di distribuire brioches.
Sospesi silenzi
In sospesi silenzi
ci dibattiamo
vaghi sguardi
brancoliamo in intricati boschi di paura
nel buio delle nostre incertezze
ora che il coraggio è piu forte della morte
ora che appesa a un filo di speranza la nostra esistenza
ci riscopriamo più umili
sinceri
sicuramente più veri
insicuri vibriamo l’un laltro in abbracci
aspettando la luce.
(Paolo Ceretelli)
Carla Ceretelli

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