
Una settimana dopo averlo fatto al Convegno dei Cavalieri del Lavoro a Venezia, il Presidente ABI Antonio Patuelli, nell’intervento al Congresso Nazionale ACRI di Gorizia, è tornato a parlare del problema MES, il Meccanismo di Stabilità Europeo. Lo ha fatto allargandone esplicitamente l’illustrazione. Le sue parole hanno riassunto la questione in questi termini: “serve uno sforzo intellettuale per uscire con una nuova sintesi“. Di cui ha indicato l’obiettivo, il nodo da sciogliere.
E’ partito dal ricordare che il Mes, dispone “di fondi molto cospicui che non si possono lasciare fermi lì, continuando a ripetere che sono fondi di salvataggio di ultima istanza per le banche”. E poi ha sottolineato che, per sciogliere questo nodo, serve “una trasformazione della natura giuridica del Mes. Oggi è uno strumento intergovernativo, non esclusivamente europeo, con un soggetto internazionale che ne fa parte (il Fondo Monetario Internazionale, ricordiamo per i non addetti alla materia): va trasformato in organismo della Ue con le regole e la trasparenza che ha la Bce”.
A Venezia il Presidente ABI aveva riaperto il dibattito sul tema MES, con il discorso di Gorizia è andato avanti e ne ha chiarito i termini. Così oggi il MES è ad ogni effetto un capitolo importante del confronto politico. Da affrontare non perché sia stata un’occasione mancata due anni fa l’aver respinta la riforma impositiva che eludeva il punto del rapporto con i cittadini. Ma perché tale rapporto deve essere ristabilito e ristabilito su spinta dell’Italia, l’unica nelle condizioni per farlo, non avendo ratificato una riforma monca.
Oltretutto, la strada indicata dal Presidente ABI del recuperare nel MES l’ancora mancante rapporto con i cittadini europei, può essere percorsa dalle varie parti politiche. Consente alla Presidente Meloni di rispettare l’impegno di non ricorrere mai ai fondi del MES attuale, consente ai sovranisti di esser soddisfatti per la comprovata carenza delle scelte fin qui fatte dall’UE, consente all’opposizione di dare una mano nel togliere un ostacolo all’utilizzo di fondi potenzialmente utili in una temperie burrascosa.
La strada dell’introdurre nel MES il rapporto con il cittadino scontenta solo la mentalità servile delle burocrazie pubbliche italiane. Negli anni , ubbidendo ai propri asfittici interessi gestionali, esse hanno nascosto che il MES viola il principio di fondo UE della centralità del cittadino. Hanno appoggiato assurde campagne pro ratifica di un MES statico nel suo elitarismo ed antieuropeo nella sostanza.
Naturalmente, il concreto dibattito politico darà la misura del mettere in pratica la strada indicata dal Presidente ABI. Sarà in ogni caso un processo non immediato. Già in Italia peserà molto anche l’atteggiamento dei giornalisti nell’appoggiare l’inserire nel MES il rapporto con il cittadino. Poi non va dimenticato che a livello UE il nuovo MES collegato al cittadino dovrà essere accettato (finora a livello UE hanno pesato parecchio le burocrazie di continuo disattente al raccordarsi con i cittadini). Ma proprio perché non sarà un processo immediato, è davvero opportuno iniziarlo il prima possibile. Per riprendere il cammino della costruzione UE imperniata sul cittadino.
Raffaello Morelli

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