
L’esercito israeliano ha dichiarato con tono perentorio che Gaza è diventata un fronte secondario non primario del conflitto e che l’attenzione principale, assoluta dell’esercito si è ora spostata sull’Iran. Lo riferisce Haaretz. Secondo fonti militari, nelle ultime 24 ore i jet dell’aeronautica israeliana hanno colpito circa 150 obiettivi all’interno del territorio iraniano. Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno inoltre riconosciuto per la prima volta di aver attaccato l’impianto nucleare iraniano di Fordow, precisando però che non è stato danneggiato al punto da essere distrutto. L’IDF ha inoltre affermato che le operazioni dell’aeronautica hanno aperto un corridoio sicuro verso la capitale iraniana, Teheran, e che in questo momento possono operare liberamente nel suo spazio aereo. Almeno 23 palestinesi sono stati uccisi e decine di feriti nelle prime ore di oggi, mentre le forze israeliane intensificavano i bombardamenti su diverse aree della Striscia di Gaza, con i bombardamenti più intensi registrati nella regione centrale. Lo riporta l’agenzia palestinese Wafa. Fonti locali hanno riferito che le truppe israeliane hanno aperto il fuoco direttamente sui civili radunati vicino ai punti di distribuzione degli aiuti nel centro di Gaza, uccidendo 15 persone e ferendone molte altre. È ferma da oltre 24 ore alle porte di Sirte, in Libia, la carovana umanitaria “della fermezza” – Al Soumoud”, partita da Tunisi con l’obiettivo di raggiungere Rafah e rompere simbolicamente il blocco su Gaza. Oltre un migliaio di attivisti nord-africani, in testa tunisini, ma anche algerini, marocchini e mauritani, attendono l’autorizzazione delle autorità dell’Est libico per proseguire verso Bengasi e il posto di frontiera di Sallum, al confine con l’Egitto. Diverse testate libiche e tunisine hanno pubblicato immagini di tende e pullman incolonnati, circondati da unità di sicurezza locali; alcune foto mostrano la consegna di viveri da abitanti dell’area che esprimono solidarietà ai manifestanti. La carovana, divenuta nel frattempo un punto di raccolta simbolico per la protesta filo-palestinese nel Maghreb, (con il nome Maghreb, che vuol dire «occidente», gli Arabi chiamano quelle regioni mediterranee a ovest del Nilo che avevano conquistato durante il Medioevo: grosso modo, si tratta degli attuali territori di Libia, Tunisia, Algeria e Marocco, più la Spagna – per secoli governata dagli Arabi) resta dunque per il momento in stallo a Sirte in Libano. Gli organizzatori confidano di ripartire “nelle prossime ore”, ma il via libera dipende da un delicato gioco a incastri tra le autorità dell’Est libico e il Cairo, già sotto pressione per la “Global March to Gaza” prevista il 15 giugno. Il blackout di Internet iniziato nel nord di Gaza lo scorso giovedì, ieri si è esteso al centro e al sud della Striscia. Lo rendono noto l’operatore di telecomunicazioni palestinese PalTel e il portale NetBlocks, specializzato nelle connessioni digitali nelle zone di conflitto. La sospensione dall’accesso alla rete è dovuta, afferma PalTel, (Azienda di servizi internet palestinese) agli attacchi “sistematici e ripetuti” di Israele contro le infrastrutture a Gaza, e al contempo all’azione israeliana per impedire ogni tentativo di ripararle che, si legge in un comunicato pubblicato da ‘Filastin’, giornale vicino ad Hamas, aggrava “la crisi della comunicazione e l’isolamento imposto” alla Striscia. “Queste ultime ore non dovrebbero distrarci dall’urgente necessità di stabilire un cessate il fuoco permanente a Gaza. Una vita è una vita. Nessun doppio standard”. Lo scrive il Presidente francese Emmanuel Macron. Macron aggiunge: “A Parigi, i rappresentanti della società civile israeliana e palestinese si sono riuniti per lanciare un messaggio di speranza. Queste voci sostengono l’iniziativa annunciata da Arabia Saudita e Francia per rilanciare la creazione di uno Stato palestinese e la piena integrazione di Israele in Medio Oriente.
Questa è la premessa necessaria per l’integrazione regionale di Israele e l’istituzione del riconoscimento reciproco. Se la conferenza dovesse essere rinviata per motivi logistici e di sicurezza (in particolare a causa dell’impossibilità dei leader dell’Autorità Nazionale Palestinese di recarsi alle Nazioni Unite), si terrà il prima possibile. Nei prossimi giorni, in coordinamento con i nostri partner, verrà definita una nuova data. Il nostro impegno nel promuovere la soluzione dei due Stati, in ogni circostanza, è incrollabile”. Sta negando che questa guerra sia la sua guerra, la guerra di Benjamin Netanyahu?
Giuseppe Basilico

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