E’ di pochi giorni fa la notizia che nel Sulcis sono sbarcati altri immigrati, ormai la rotta è diretta, tra l’Algeria e la Sardegna. Probabilmente faranno domanda di asilo, così diverranno richiedenti. Statisticamente un 20% di loro troverà qualche forma di tutela.
Gli altri non ne avranno diritto. In ogni caso, quasi tutti loro cercano l’espulsione dall’Isola. Non gli piacciamo. Il Governo però se ne frega, e li vuole tenere qui. I dati del rapporto Migrantes sugli emigranti Italiani ci danno un’idea abbastanza precisa del perché. 106 mila connazionali hanno abbandonato la nostra Patria.
Quasi 40 mila di questi sono giovani. I migliori. I più istruiti. Quelli che abbiamo formato, curato, cresciuto. Su cui abbiamo investito di più. E li abbiamo voluti perdere. È un’affermazione tanto forte quanto vera. Gli esempi si sprecano, ma uno mi ha colpito.
Cantone ha dichiarato di essere “subissato” di segnalazioni alla sua autorità contro la corruzione da segnalazioni sull’Università. L’Università è il nido della ricerca e la culla del futuro. Possiamo davvero dire di avere la coscienza pulita quando i nostri migliori ricercatori sono costretti ad espatriare per fuggire ad un presente di ingrata precarietà che sfocerà, forse, in un futuro di frustrata docenza?
Io non credo. La lotta non può che essere su questo fronte: merito, trasparenza e lotta alla corruzione. Se lo Stato non si fa esempio, cosa ci salverà? E, per uscire dall’ambiguità, essere esempio non è importare ingrati e cacciare talenti.
Stefano Maullu

Concordo con Maullu circa il dolore nel vedere scappare dall’Italia i nostri giovani ma critico la retorica populistica con la quale viene accostata la migrazione in entrata con quella in uscita per la quale, giustamente, si parla di “cervelli” e di “investimenti” che se ne vanno.
E’ chiaro che i paesi scelti come meta di chi espatria rappresentano una meta di vita migliore rispetto a quella da cui fuggono. I nostri che espatriano sono istruiti tanto da ambire ad una qualità di vita migliore rispetto a quella che lo Stato Italiano può offrire mentre quelli che arrivano con i barconi, dopo drammatiche odissee, sono spinti solo dalla sopravvivenza. I due terzi dei nostri che espatriano non si iscrivono all’AIRE perché vogliono continuare ad avere assistenza sanitaria italiana (sic!) mentre quelli che arrivano con i barconi non sanno nemmeno cosa sia l’assistenza sanitaria. E non voglio continuare oltre.
Siamo encomiabili nel salvare le persone e nell’aiutarle ma molto meno abili a far fruttare le nostre capacità in senso di ricchezza collettiva. Dico volutamente collettiva perché a livello individuale non siamo secondi a nessuno nemmeno nelle ricchezze (egoisticamente personali). Purtroppo non siamo “Stato” come gli altri paesi più appetibili perché più organizzati, più pragmatici e più compatti. Da quando siamo formalmente uno Stato, abbiamo sempre subìto le emigrazioni: per fame, per fama e per denaro quindi i nostri governanti non hanno saputo fare il loro mestiere (e adesso non sanno fare il loro mestiere nemmeno gli altri governanti europei). Ma come molti che si riempiono la bocca con il “popolo è sovrano”, anche io sostengo che il popolo quindi elegge i rappresentanti che, appunto, lo rappresentano (questo da sempre e non da ieri) così come in Europa dove le auguro di cuore di rappresentare l’italia almeno con più presenze del suo vergognosamente assenteista predecessore di cui ha preso il posto (onestamente non per lei ma per la figura internazionale del mio paese da cui non sono scappato e per il quale soffro).