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Importiamo clandestini, esportiamo talenti

I dati del rapporto Migrantes sugli emigranti Italiani ci danno un’idea abbastanza precisa del perché. 106 mila connazionali hanno abbandonato la nostra Patria.
Quasi 40 mila di questi sono giovani. I migliori. I più istruiti. Quelli che abbiamo formato, curato, cresciuto. Su cui abbiamo investito di più. E li abbiamo voluti perdere.

di Stefano Maullu | 6 Ottobre 2016

E’ di pochi giorni fa la notizia che nel Sulcis sono sbarcati altri immigrati, ormai la rotta è diretta, tra l’Algeria e la Sardegna. Probabilmente faranno domanda di asilo, così diverranno richiedenti. Statisticamente un 20% di loro troverà qualche forma di tutela.

Gli altri non ne avranno diritto. In ogni caso, quasi tutti loro cercano l’espulsione dall’Isola. Non gli piacciamo. Il Governo però se ne frega, e li vuole tenere qui. I dati del rapporto Migrantes sugli emigranti Italiani ci danno un’idea abbastanza precisa del perché. 106 mila connazionali hanno abbandonato la nostra Patria.

Quasi 40 mila di questi sono giovani. I migliori. I più istruiti. Quelli che abbiamo formato, curato, cresciuto. Su cui abbiamo investito di più. E li abbiamo voluti perdere. È un’affermazione tanto forte quanto vera. Gli esempi si sprecano, ma uno mi ha colpito.

Cantone ha dichiarato di essere “subissato” di segnalazioni alla sua autorità contro la corruzione da segnalazioni sull’Università. L’Università è il nido della ricerca e la culla del futuro. Possiamo davvero dire di avere la coscienza pulita quando i nostri migliori ricercatori sono costretti ad espatriare per fuggire ad un presente di ingrata precarietà che sfocerà, forse, in un futuro di frustrata docenza?

Io non credo. La lotta non può che essere su questo fronte: merito, trasparenza e lotta alla corruzione. Se lo Stato non si fa esempio, cosa ci salverà? E, per uscire dall’ambiguità, essere esempio non è importare ingrati e cacciare talenti.

Stefano Maullu

Pubblicato in : Editoriale, SituazioneTag: accoglienza rifugiati, crisi occupazionale in italia, dichiarato, emergenza profughi, futuro, giovani, giovani italiani che emigrano, governo, laureati all'estero, merito, migranti, notizia, occupazione, politiche integrazione. fuga cervelli, sbocchi professionali

Info Stefano Maullu

Stefano Maullu ,parlamentare italiano e prima parlamentare europeo dal 2015 al 2019, inizia la sua carriera con la gavetta in Consiglio di Zona (nel 1993) dopo la quale entra in Consiglio Comunale a Milano nella lista di Forza Italia dove Presiede della Commissione Urbanistica. Nel 2000 viene eletto in Regione Lombardia, s’interessa subito di Europa alla guida delle Commissioni regionali in materia di politiche comunitarie, realizzando la piattaforma “Europa facile”, un vademecum per aiutare gli amministratori locali nella promozione e nello sviluppo del territorio, attraverso l’uso intelligente dei finanziamenti messi a disposizione dall’Unione Europea. Confermato in Regione Lombardia nel 2005, assume la presidenza della Commissione Ambiente, Energia, Protezione Civile: il suo mandato permette di varare (prima Regione in Italia) la legge sulla certificazione energetica, e porta all’approvazione la prima legge in Lombardia per la lotta all’inquinamento atmosferico (l.r. 24/2006); dopo 25 anni d’attesa realizza anche la riforma del Testo Unico su Aree Protette e Parchi.
Nel 2006 viene nominato Presidente dell’Autorità per l’Acqua della Città di Milano (AATO), ottiene una convenzione trentennale a favore dei cittadini milanesi, con la tariffa dell’acqua più bassa d’Italia (0,52/ mc). Nel 2008 diventa Assessore alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia Locale dove, subito dopo la scossa di terremoto che ha investito L’Aquila in Abruzzo nell’aprile 2009, coordina e organizza l’azione di oltre 20mila volontari che per primi si sono recati direttamente sul luogo del sisma. Nel 2010 viene confermato per la terza volta in Regione Lombardia viene scelto come Assessore al Commercio, Servizi e Turismo, dove in concerto con i territori e le province ha valorizzato le eccellenze attrattive lombarde, i negozi storici, e ha ottimizzato i distretti del commercio. Nel 2012 prende la guida della società incaricata di realizzare la Tangenziale Esterna di Milano, portando avanti un’opera strategica per la mobilità della Lombadia e del Nord Italia: per questo ottiene, nel dicembre 2013, la copertura finanziaria totale con un finanziamento di 700 milioni di euro (su 2,2 miliardi di valore complessivo) dalla Banca Europea degli Investimenti. Le competenze manageriali in TEM si sviluppano nel 2014 con la responsabilità per le Relazioni Istituzionali, che assume in qualità di Consigliere delegato. Nel 2014 viene candidato al Parlamento Europeo per Forza Italia nella circoscrizione nord-ovest, risultando il primo dei non eletti. Nel 2015, a seguito delle dimissioni di Giovanni Toti , diventa europarlamentare. Da ottobre 2022 è stato eletto deputato della Repubblica nelle fila di Fratelli d’Italia di cui è segretario cittadino del comune di Milano.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. andrea moroni

    7 Ottobre 2016 alle 12:44

    Concordo con Maullu circa il dolore nel vedere scappare dall’Italia i nostri giovani ma critico la retorica populistica con la quale viene accostata la migrazione in entrata con quella in uscita per la quale, giustamente, si parla di “cervelli” e di “investimenti” che se ne vanno.
    E’ chiaro che i paesi scelti come meta di chi espatria rappresentano una meta di vita migliore rispetto a quella da cui fuggono. I nostri che espatriano sono istruiti tanto da ambire ad una qualità di vita migliore rispetto a quella che lo Stato Italiano può offrire mentre quelli che arrivano con i barconi, dopo drammatiche odissee, sono spinti solo dalla sopravvivenza. I due terzi dei nostri che espatriano non si iscrivono all’AIRE perché vogliono continuare ad avere assistenza sanitaria italiana (sic!) mentre quelli che arrivano con i barconi non sanno nemmeno cosa sia l’assistenza sanitaria. E non voglio continuare oltre.
    Siamo encomiabili nel salvare le persone e nell’aiutarle ma molto meno abili a far fruttare le nostre capacità in senso di ricchezza collettiva. Dico volutamente collettiva perché a livello individuale non siamo secondi a nessuno nemmeno nelle ricchezze (egoisticamente personali). Purtroppo non siamo “Stato” come gli altri paesi più appetibili perché più organizzati, più pragmatici e più compatti. Da quando siamo formalmente uno Stato, abbiamo sempre subìto le emigrazioni: per fame, per fama e per denaro quindi i nostri governanti non hanno saputo fare il loro mestiere (e adesso non sanno fare il loro mestiere nemmeno gli altri governanti europei). Ma come molti che si riempiono la bocca con il “popolo è sovrano”, anche io sostengo che il popolo quindi elegge i rappresentanti che, appunto, lo rappresentano (questo da sempre e non da ieri) così come in Europa dove le auguro di cuore di rappresentare l’italia almeno con più presenze del suo vergognosamente assenteista predecessore di cui ha preso il posto (onestamente non per lei ma per la figura internazionale del mio paese da cui non sono scappato e per il quale soffro).

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