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IMPEGNI TELEVISIVI

Limpegno dei politici, dei parlamentari e dei magistrati e’ stare il piu’ possibile in televisione a ripetere gli stessi argomenti fino alla noia. L loro presenza in televisione legittima i lauti stipendi dei conduttori dei numerosi talk show, a tutto danno della grande area di poverta’di Domenico Civitano

di Domenico Civitano | 31 Gennaio 2010

Lo spettacolo offerto dalla televisione pubblica e privata diventa sempre più inaccettabile per il basso livello di stile, per la scorrettezza del linguaggio, per volgarità e oscenità e soprattutto per pedanteria.
E’ il caso di ricordare che durante il seconda conflitto mondiale la radio di stato trasmetteva meno bollettini di guerra, rispetto agli attuali comunicati di allarme rappresentati dagli incidenti stradali, dagli omicidi di mafia, dai regolamenti di conti tra spacciatori di droga, dallo sfruttamento della prostituzione, dalle tragedie familiari, dai fatti legati alla pedofilia, ai transessuali, ai furti, agli scippi, agli stupri, alla corruzione, alla diffamazione e alla lotta tra la magistratura e il capo del Governo.
Basterebbero i fenomeni naturali, come i terremoti, gli tsunami, le inondazioni, gli smottamenti ad amareggiare la giornata e per pensare alla sofferenza di tante persone.
Non si comprende perché un avvenimento è ripetuto più volte nella stessa giornata e da tutte le reti televisive fino a provocarne il rigetto.
Non si giustifica, poi, la presenza dei parlamentari, dei magisrati, dei sindacalisti in televisione a ripetere fino alla noia le stesse cose.
E non si tratta di ottenere un effetto mediatico attraverso la televisione, perché il vero motivo è dimostrare chi sa colpire più ferocemente e intensamente l’interlocutore avversario.
Il comportamento più scorretto verificatosi in questi ultimi giorni è stato quello dell’ex PM Di Pietro su Craxi. Parole rozze, piene di veleno, di cinica cattiveria verso un morto, che la storia sta facendo rivivere nella memoria del popolo italiano a tutto danno di quanti si sono accaniti contro di lui fino alla fine.
Non è l’intitolazione di una via o di un giardino di Milano a Craxi che manda in bestia Di Pietro, Borrelli e compagni, bensì il giudizio del popolo e della storia che li condanna senza possibilità d’appello per i crimini commessi colposamente contro politici ritenuti scomodi per il loro fallito disegno di egemonia politica.
La vergogna per lo smascheramento di un complotto ordito contro i politici della prima Repubblica li incattivisce al punto tale da offendere con scorrettezza imperdonabile anche il Capo dello Stato.
A travalicare i limiti della decenza è anche Beppe Grillo, con le offese al Capo dello Stato, al Partito Democratico, al popolo che non si ribella. Basti dire che il comico fa coppia, nel parlar male, ovviamente, con Di Pietro e con De Magistris.
La considerazione amara, per i benpensanti, è che a dare visibilità a tali personaggi sono, anche i parlamentari della maggioranza con la loro presenza nei dibattiti televisivi con costoro.
I personaggi tragici o comici che siano, bisogna lasciarli cuocere con la loro acqua e basta. E’ il popolo che li deve valutare.
Diverso è il discorso per la lotta contro chi usa le armi micidiali per distruggere l’avversario. Con tal signori bisogna sfoderare l’arma del consenso e della delega a democratizzare le Istituzioni ricevuta dal popolo.
In breve, la scommessa è portare avanti le giuste riforme per riequilibrare le Istituzioni e legiferare che di fronte alla legge si è sì, tutti uguali.

Domenico Civitano

Pubblicato in : Primo piano

Info Domenico Civitano

Nato a Bitetto (Bari) nel 1932. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Bari. Socialista del PSI da giovanissima età a seguito lettura della triste fine di Giuseppe DÌ VAGNO. Sempre Nenniano e Craxiano. Vice Segretario Provinciale PSI. Dal 1957 Segretario della Sez. PSI di Bitetto. Anticomunista. Membro di Commissioni Amministrative provinciali, Vice Sindaco nel Comune di Bitetto.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. lucio

    24 Febbraio 2010 alle 11:09

    A Domenico Civitano debbo un ringraziamento per le sue saggeconsiderazioni che condivido.
    In fatto di RAI-TV e di questo pubblico servizio pagato da tutti gli italiani, distinguerei sempre
    tra pubbliche e private, semplicemente perchè paghiamo la pubblica e questa dovrebbe essere tenuta a rispettare certe regole anche di buon costume che ormai son dimenticate. Le regole dell’nformazione pubblica dovrebbero rispettare ad esempio anche un indirizzo culturale per l’elevazione del cittadino, specie negli orari di punta, accessibili ai giovani e da chi lavora.
    Invece ormai si vien costretti ad assistere a
    baruffe, insulti, spettacolini con sottintesi, assai poco educativi per il cittadino. Lo scarso rispetto per chiunque è diventata la regola e nessun arbitro può interrompere questo andazzo che, specie all’estero, ci penalizza non solo a breve ma anche per il lungo periodo. A quando, ad esempio, una corretta informazione sul nostro Risorgimento, sui nostri Eroi che si sono sacrificati per la nostra patria, a quando la
    lotta politica diventerà meno “barbara” ?

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