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A DIO DIRO’ UNA SOLA PAROLA: “PERCHE’?”

Pubblichiamo il resoconto stenografico del discorso pronunciato alla Camera da Elisier Wiesel in occasione della Celebrazione del Giorno della Memoria Il premio Nobel per la pace, professor Elisier Wiesel, ebreo romeno sopravvissuto ai lager, ha
parlato, nella giornata della Memoria, ai nostri parlamentari riuniti nella Camera dei deputati.
Pensalibero offre ai suoi lettori il testo integrale del discorso: un messaggio limpido,nobile,
intenso; una denuncia chiara del persistere del fanatismo, dell’antisemitismo, tra tante complicità
e troppa indifferenza.
Leggiamolo, amici di Pensalibero. E, per quanto possibile, diffondiamolo.
Chiediamo – magari – che lo leggano quei nostri politici, imprenditori, sindacalisti, che fanno
dell’Italia il secondo Paese europeo per quantità di affari con l’Iran . Con quell’Iran di
Ahmadinejad che nega la Shoah, che vuole la distruzione dello Stato di Israele, che incita
all’odio contro gli ebrei, che pochi giorni fa ha mandato a morte per impiccagione due giovani monarchici, “rei” di avere dissentito, protestato, invocato autentiche, libere elezioni. (A. Scarlino)

di Pensalibero | 31 Gennaio 2010

Il premio Nobel per la pace, professor Elisier Wiesel, ebreo romeno sopravvissuto ai lager, ha
parlato, nella giornata della Memoria, ai nostri parlamentari riuniti nella Camera dei deputati.
Pensalibero offre ai suoi lettori il testo integrale del discorso: un messaggio limpido,nobile,
intenso; una denuncia chiara del persistere del fanatismo, dell’antisemitismo, tra tante complicità
e troppa indifferenza.
Leggiamolo, amici di Pensalibero. E, per quanto possibile, diffondiamolo.
Chiediamo – magari – che lo leggano quei nostri politici, imprenditori, sindacalisti, che fanno
dell’Italia il secondo Paese europeo per quantità di affari con l’Iran . Con quell’Iran di
Ahmadinejad che nega la Shoah, che vuole la distruzione dello Stato di Israele, che incita
all’odio contro gli ebrei, che pochi giorni fa ha mandato a morte per impiccagione due giovani monarchici, “rei” di avere dissentito, protestato, invocato autentiche, libere elezioni. (A. Scarlino)

Signor Presidente della Repubblica Italiana, onorevoli Presidenti della Camera
e del Senato signor Presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, onorevoli deputati e
senatori, signor presidente della Corte Costituzionale, sopravvissuti, membri delle comunità
ebraiche, come non dirvi della mia grande emozione nell’essere qui.
Mia moglie Marion e io, Presidente Fini, le siamo profondamente grati del calore dell’accoglienza e
della sincerità delle sue parole. Ci congratuliamo con l’Italia perché abbiano partecipato a tante
cerimonie, abbiamo visitato tanti Paesi dove viene celebrata la memoria, e posso dirvi che questo
Paese costituisce un modello perché la commemorazione in Italia abbraccia tutte le sfere della
società.
Abbiamo assistito oggi ad una cerimonia in cui il Presidente della Repubblica Napolitano ha
consegnato dei premi ad alcuni studenti a dei bambini e quando vedi i bambini ovviamente non puoi
che sorridere e ti senti anche profondamente coinvolto.
Ieri abbiamo visto l’inaugurazione della mostra sull’Olocausto e quindi vogliamo ringraziarvi
perché tutti noi siamo impegnati per ricordare. Siamo qui per ricordare e allora ricordiamo insieme
quest’epoca della storia che ha avvolto nelle tenebre la speranza dell’uomo. Un’epoca in cui gli
assassini hanno tormentato, torturato, isolato, affamato e ucciso sei milioni di uomini, donne e
bambini non per qualcosa che avevano fatto o detto, o scritto, o posseduto, ma semplicemente
perché erano i discendenti di un popolo antico, l’unico popolo dell’antichità che sia sopravvissuto
all’antichità.
Dove inizia la memoria? Per l’ebreo che sono, parlare qui infonde un profondo senso di riflessione,
di gratitudine e di rispetto perché Roma per noi occupa un luogo speciale. Gerusalemme e Roma
hanno memorie che si intrecciano: i saggi della Giudea venivano a Roma, per perorare, di fronte
agli imperatori romani, la causa del loro popolo ed oggi io, che sono uno dei loro eredi e discepoli.
sono qui di fronte a voi, leader di questa nazione straordinaria. Io, il numero A-7713, sono qui a
portarvi un messaggio su avvenimenti accaduti duemila anni più tardi.
Propria in questi giorni, sessantacinque anni fa, mio padre Shlomo, figlio di Nissel e Eliezer Wiesel,
numero A-7712, moriva di inedia e malattia nel campo di sterminio di Buchenwald. Cerano italiani
a Buchenwald? Non ricordo, ma ad Auschwitz ce n’erano. Ricordo un certo Luigi, timido, gentile,
introverso, non parlava né il tedesco, né lo yiddish, e senz’altro non parlava il polacco, sembrava
più perso di altri.
Ho incrociato forse Primo Levi che poi è diventato mio amico, come lei Presidente Fini ha detto.
Ad un certo punto siamo stati assegnati alla stessa baracca, ma non era presente nella marcia della
morte verso i vagoni che ci hanno portato a Buchenwald: è rimasto in ospedale.
Buchenwald, ricordo la notte in cui siamo arrivati. Molti erano morti per strada, ricordo i vagoni
aperti sul treno, ricordo la tormenta di neve, molti sono morti ma alcuni con le loro ultime forze
gridavano “Shma Israel…, Hashem hu Haelokim” (ascolta Israele, Dio è il nostro Dio).
Dio li? Io ero uno studente devoto e non ho potuto reprimere il desiderio di unirmi agli altri in
questo appello ai cieli.
Sinceramente non posso spiegare perché.
Ricordiamo: nel 1945 la Germania praticamente aveva già perso la guerra contro gli alleati.
L’ultima grande battaglia nelle Ardenne è finita con la sconfitta tedesca e, ciononostante, la guerra
di Hitler contro il popolo ebraico è continuata senza sosta. I sei campi di sterminio in Polonia erano
stati liberati, ma non i campi in Germania e in Austria. Gli ebrei erano ancora oggetto di
distruzione, ma perché? Levi dice che ad Auschwitz non c’era luce.
Mi hanno chiesto in un’intervista: quando andrà in cielo, quali saranno le parole che dirà a Dio? Io
dirò un’unica parola: perché? Questa domanda non dobbiamo farla soltanto a Dio creatore, ma
anche alle creature: perché Hitler e i suoi accoliti, nati nel cuore del cristianesimo, hanno fatto
quello che hanno fatto? Perché volevano ad ogni costo distruggere l’ultimo ebreo sul pianeta? Oggi,
riuniti per ricordare quel fatto, quell’avvenimento, che non ha precedenti nella storia, ci si potrebbe
chiedere: ma perché la memoria? Perché riaprire vecchie ferite? Perché infliggere un tale dolore ai
giovani? Per i morti e troppo tardi. Si, ciò che e stato tana non può essere annullato, neanche Dio
può annullare ciò che è stato fatto.
Tanta paura, dolore e tormento non possono essere dimenticati. Ma possono essere veramente
ricordati? In che modo? In che modo possiamo aprire i nostri cuori e le nostre anime al ricordo e
ancora, conoscere la speranza?
Oggi dovremmo dedicare la giornata non solo al ricordo, ma anche alla riflessione e alla presa di
coscienza. In che modo la storia giudicherà il comportamento del mondo? In che modo la storia
giudicherà il comportamento dell’Italia? Si ci sono state persone coraggiose e nobili in Italia e
altrove che hanno cercato di aiutare gli ebrei. Alcuni ci sono riusciti e meritano la nostra profonda
gratitudine. Mia moglie Marion e la sua famiglia sono stato salvate da una giovane coppia italiana a
Marsiglia: oggi è il compleanno di mia moglie e lei è qui con noi. Quindi, io devo lei e la mia
felicità ad alcuni italiani a Marsiglia. Ma quanti hanno corso il rischio? Quanti hanno aperto la
propria casa ad un bambino ebreo, ad una famiglia ebrea, ad un ebreo che aveva di fronte la
prigione e la deportazione? A qualsiasi livello della politica e al più alto livello dalla spiritualità, il
silenzio non aiuta mai la vittima; il silenzio aiuta sempre l’aggressore.
Per molti dl noi Auschwitz resta un nodo spartiacque nella storia: c’è un prima e un dopo. Mai
prima di allora tanti bambini e tante famiglie sono stati uccisi da tanti uomini, uomini spesso
istruiti, colti, che continuavano a manifestare la loro ammirazione per Goethe, Schiller, Bach,
Beethoven, Hegel e Dante. Ma che ne fu della loro umanità? Erano disumani? Forse sarebbe
un’ipotesi troppo semplicistica. Cosa ha provocato quella metamorfosi? Negli anni io ho letto ogni
libro su quell’epoca, in ogni lingua che conosca, cercando di capire gli assassini.
In che modo il male ha potuto raggiungere una tale profondità e una tale portata?
Non sono in grado di spiegare neanche la passività di chi è rimasto a guardare a tutti i livelli. Non
era cosi difficile salvare una vita umana. Non sarebbe stato cosi difficile, all’inizio del 1944,
bombardare i binari che portavano ad Auschwitz, ma per motivi inspiegabili e ingiustificabili quei
binari non sono stati bombardati. Perchè?
Ho rivolto questa domanda a diversi presidenti americani: nessuno mi ha dato un risposta valida.
Anzi, avevo paura della loro risposta. Forse perché allora le vittime che avrebbero potuto essere
salvate erano ebrei, ebrei ungheresi?
Non è facile neanche capire le vittime, Come mai tanti sono riusciti ad aggrapparsi alla loro fede nel
buio del ghetto e nell’orrore dei campi? Dove hanno trovato la forza di ricostruire la loro vita sulle
rovine del loro passato? Nelle sue memorie di Treblinka, un superstite, Yankel Wiernik ha scritto:
sarò mai capace di ridere ancora?
A Birkenau, Zalmen Gradowski, membro del Sonderkommando si chiede: sarò mai in grado di
piangere ancora?
Eppure i sopravvissuti in Italia, In Francia, in America, in Israele dopo la guerra sono riusciti ad
elaborare il lutto e la rabbia e a creare uno Stato ebraico nella terra degli avi. Solo tre anni
intercorrono tra Auschwitz e la rinascita di Gerusalemme e dello Stato sovrano ebraico.
In che modo le vittime di ieri sono riuscite a realizzare tutto ciò nel nome dell’umanità? Forse
qualcuno ha la risposta, io non ce l’ho. Ma forse, ricordando i morti, diamo un insegnamento di
vitale importanza ai vivi, un insegnamento sulla vita e la morte, la luce e le tenebre, la crudeltà e la
compassione. Insegniamo a chi vuole ascoltare che quello che accade ad una comunità riguarda tutti
e che nessun essere umano è solo nel mondo di Dio, ma che solo Dio è solo. Non dobbiamo
permettere che nessuna vittima del destino, o prigioniero della società — mai dobbiamo consentirlo
— si senta solo, respinto, abbandonato, rifiutato.
La storia oggi vive grandi sconvolgimenti; la nostra generazione è segnata dal disorientamento e
dalla sfiducia. I giovani abbracciano il fanatismo religioso che a volte porta anche a missioni
suicide. Gli attentati suicidi sono assassinii, omicidi e debbono essere condannati come crimini
contro l’umanità ed io rivolgo un appello a lei, Presidente Fini, e a lei, Primo Ministro Berlusconi,
potreste essere i primi nel mondo ad introdurre un disegno di legge che designi l’attentato suicida
come crimine contro l’umanità.
Questo non fermerebbe le mani degli assassini, ma potrebbe fermare i complici. Chi insegnerà ai
giovani — che noi dobbiamo educare — il diritto di tutti i bambini a vivere una vita sicura se non
noi che abbiamo visto la parte peggiore dell’uomo?
Io so che alcuni sopravvissuti sono preoccupati: cosa succederà quando l’ultimo di noi non ci sarà
più? Io non sono tanto preoccupato. Non sono tanto preoccupato perché credo che chiunque ascolti
un testimone diventa un testimone e quindi, parlamentari, diventate nostri testimoni, leader
dell’Italia, diventate nostri testimoni.
Debbo confessare, però, che nutro anche una certa frustrazione. I testimoni hanno parlato e poco o
niente è cambiato nel mondo. Il mondo si è rifiutato di sentire, di ascoltare, si è rifiutato di
imparare, altrimenti come possiamo comprendere la Cambogia, il Ruanda, la Bosnia, il Darfur,
come possiamo comprendere l’antisemitismo oggi? Se Auschwitz non ha guarito il mondo
dall’antisemitismo, cosa potrà farlo? Io parlo dell’antisemitismo.
Come si può trattare con il Presidente di una nazione, Ahmadinejad, che è il primo a negare
l’Olocausto e che vuole distruggere uno Stato membro delle Nazioni Unite? Come osa? Io ho
visitato tanti Paesi del mondo e ho un’idea, forse non realizzabile. Dovrebbe essere arrestato e
tradotto di fronte alla Corte dell’Aia e accusato di incitamento a crimini contro l’umanità.
La paura esiste ancora, le guerre civili, la fame. Milioni di bambini muoiono di malattia, di fame e
di violenza. Il Medio Oriente è in grande tumulto: la pace tra Israele ed i vicini palestinesi è ancora
un sogno, ma un giorno arriverà, credetemi, amici; se Israele ha potuto stringere la pace con la
Germania, senz’altro sarà in grado di farlo con i suoi vicini. Creiamo un’occasione e mandiamo un
appello a coloro che tengono in prigione Shalik voi avete la credibilità per farlo. Quest’uomo da tre
anni vive imprigionato e però c’è la speranza, la speranza deve esserci.
Guardiamo l’Europa: l’Europa è diventata un simbolo della solidarietà internazionale. La Germania
e la Francia erano da sempre nemici, si uccidevano per pochi chilometri dl territorio, ma oggi sono
convinto che tra questi due Paesi non ci sarà mai più la guerra, o tra l’Italia e la Francia non ci sarà
mai più la guerra..
Cosa abbiano quindi imparato dal passato? Abbiamo imparato che il razzismo è stupido e che
l’antisemitismo è un’infamia. Abbiamo imparato che la nostra umanità è definita dal nostro
atteggiamento verso l’alterità dell’altro, che abbiamo una chiara scelta tra cadere nella provocazione
del nemico e il nostro dovere morale nei confronti gli uni degli altri, la scelta tra il nichilismo e il
senso, il significato, tra la paura e la speranza. Questa scelta appartiene a ciascuno di noi.
Per concludere, siamo profondamente grati a voi tutti e profondamente commossi — non sono
neanche fa grado di dirlo – per questa giornata. Io ho sempre creduto che la vita non è fatta di anni,
ma di singoli momenti e questo momento conterà nelle nostre vite. Quindi noi non viviamo nel
passato, ma il passato vive nel presente, ed il nostro dovere rimane quello di umanizzare il destino,
il mio e il vostro destino.
Ricordiamo: qualsiasi cosa noi facciamo, qualsiasi cosa noi diciamo, qualsiasi siano i nostri
obiettivi, non dobbiamo consentire che il nostro passato diventi il futuro del nostri figli.

Pubblicato in : Dossier

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    4 Febbraio 2010 alle 14:19

    Si ricorda ,nel web , che il generale Dwight D. Eisenhower ordinasse il maggior numero di foto possibili nei campi di concentramento ,chiamando gli abitanti dei paesi vicini a vedere , per evitare che ,nel tempo ,si verificasse l’eventualità di ” qualche idiota (che ) potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo” . Sembra ora ( ma è da verificare ) che nel Regno Unito sia stato rimosso l’Olocausto dai piani di studio scolastici , dato che offenderebbe la popolazione musulmana ,che afferma che l’olocausto non è mai esistito… Punto.

    Rispondi
  2. Giulia Marchetti

    2 Febbraio 2010 alle 18:10

    Il discorso di Wiesel – che ho letto con molto interesse su Pensalibero – mi ha fatto ricordare le parole della premessa di ” Se questo è un uomo “, in cui, Primo Levi sottolinea il bisogno degli ebrei deportati di raccontare agli ” altri “, di far gli ” altri ” partecipi, non solo per denunciare gli orrori visti e subiti, ma come ” liberazione interiore “. Wiesel va oltre, dicendo che ” chiunque ascolti, diventa un testimone ” ed i testimoni possono e devono essere tanti! E’ pur vero, che la rievocazione del passato, se la si sottrae alla coscienza individuale per trasferirla nella memoria collettiva, spesso, rischia di creare un distacco dai sentimenti e ne affievolisce la presa sul presente, ma, è proprio il riemergere del razzismo, la costruzione di nuovi muri e la nascita di sempre più atroci conflitti tra i popoli che ci impone di ” ricordare “. La memoria degli eventi passati ci deve coinvolgere tutti e sempre, non solo in un giorno stabilito, come il peggior crimine commesso, finora, contro l’uomo. Durante un viaggio, come insegnante accompagnatrice di un gruppo di studenti al campo di concentramento di Mathausen, ho conosciuto due sopravvissuti a quel lager; per anni, non sono riusciti a raccontare niente per il timore di non essere creduti, per non sentirsi rispondere ” impossibile “. Accogliamo, allora, con profondo rispetto, l’accorata richiesta del premio Nobel Wiesel, facciamo in modo che ” quel passato ” non diventi il futuro dei nostri figli , educhiamoli a crescere anche in “umanità “

    Rispondi
  3. Federico Baldini

    1 Febbraio 2010 alle 10:26

    Ringrazio l’amico Adalberto Scarlino per aver pubblicato il testo integrale del bellissimo discorso di Wiesel alla Camera e concordo in pieno con il suo commento. Raramente purtroppo negli ultimi 15 anni si era ascoltato nel nostro Parlamento un discorso di tale livello e profondità. Ogni tanto anche in Italia la Politica esiste ancora.

    Rispondi

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