
Era partita per dare una lezione all’Europa ma è L’Europa che le presenta il conto.
Meloni voleva insegnare all’Europa come governare l’immigrazione. Sta accadendo il contrario. Purtroppo sulla stessa linea del nazionalismo da lei stessa alimentata e che ora le si ritorce contro.
Dopo la Germania, anche la Svizzera annuncia che riprenderà a trasferire in Italia i richiedenti asilo entrati in Europa dal nostro Paese. E la Francia potrebbe seguire a breve.
Le regole europee attribuiscono infatti al Paese di primo ingresso la responsabilità delle domande d’asilo.
Miglia di cosiddetti “dublinanti” -persone la cui domanda d’asilo rientra nel sistema della Convenzione di Dublino del 1995, poi trasformata nei regolamenti europei- potrebbero essere rispedite in Italia.
l’Italia, Paese di primo approdo, per anni ha alleggerito il proprio sistema di accoglienza proprio grazie al fatto che decine di migliaia di migranti si spostavano verso altri Paesi europei.
Ora quegli stessi Paesi chiedono che una parte di loro torni indietro.
È il paradosso del sovranismo: ognuno pensa di difendere il proprio interesse nazionale scaricando il problema sul vicino.
Continua inoltre il braccio di ferro iniziato dall’Italia con il ripristino dei controlli sugli arrivi dalla Spagna fino al 31 agosto. Madrid ha risposto introducendo controlli sui viaggiatori provenienti dall’Italia e li manterrà addirittura fino al 7 settembre.
Un’altra prova di forza che rischia di trasformarsi in un boomerang.
Di questo passo il rischio è venga sempre più ristretta la libera circolazione che è uno dei principi originari dell’integrazione europea stabilito dagli accordi di Schengen che hanno reso reso possibile attraversare molte frontiere interne senza controlli ordinari.
l’Italia è uno dei Paesi che più ne hanno beneficiato con milioni di nostri concittadini che hanno potuto trasferirsi, lavorare e costruirsi una vita negli altri Paesi dell’Unione.
Chiudere le frontiere è, alla fine, il destino di ogni nazionalismo: prima si alzano muri contro gli stranieri, poi si restringono gli spazi di libertà per tutti.
È una storia che l’Europa dovrebbe conoscere molto bene.
Meloni è incamminata proprio su questa strada in perfetta coerenza con le radici neofasciste della sua cultura politica.
“Per noi fascisti le frontiere, tutte le frontiere, sono sacre: non si discutono, si difendono”, dichiarò nel 1938 Mussolini. Sappiamo come andò a finire.
Certo, oggi i tempi e anche il contesto sono diversi ma l’idea di fondo è sempre la stessa.
Enrico Rossi

Lascia un commento