Il Governo Prodi, come si evince dal programma, intende abolire la legge Bossi-Fini, ritenuta trop-po repressiva e restrittiva. Tale legge prevede due punti cardine: disciplinare i flussi migratori e, soprattutto, contrastare l’immigrazione clandestina. Entra, infatti, in Italia solo chi ha un regolare contratto di lavoro, il permesso di soggiorno è ridotto da tre a due anni ed è previsto un meccanismo di riconoscimento dell’immigrato attraverso le impronte digitali. In caso di perdita di lavoro, l’immigrato ha tempo 6 mesi ( anziché un anno, come previsto dalla legge precedente ) per essere riassunto, altrimenti diventa “irregolare”, viene espulso e riaccompagnato alle frontiere. Il “clandestino” – colui che non ha nemmeno i documenti di identità – viene accompagnato in appositi centri di permanenza fino a 60 giorni, durante i quali si cerca la sua identità per poterlo rimpatriare. Se non si riesce, al clandestino viene intimato di lasciare il Paese entro tre giorni (anziché quindici). Il clandestino che rientra in Italia dopo l’espulsione finisce in prigione. Il divieto di rientro in Italia si estende a dieci anni ( rispetto ai cinque del passato).
Il permesso di soggiorno è rinnovabile per altri due anni ( invece che quattro).
E’abolita la figura dello Sponsor, mentre per i ricongiungimenti familiari, il cittadino extracomunitario può chiedere di essere raggiunto dal coniuge, dai figli minorenni e dai maggiorenni a carico. Inoltre per contrastare il fenomeno dei matrimoni di comodo ( da dove viene rilasciato il permesso di soggiorno per motivi familiari ), è introdotta la revoca in caso non ci sia ef-fettiva convivenza ( salvo che dal matrimonio non siano nati figli ).
Infine, per bloccare l’immigrazione clandestina, oltre ai motivi tradizionali di respingimento alla frontiera, rappresentati dalla minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato, si aggiungono quelli di condanna per reati concernenti la prostituzione, stupefacenti e immigrazione clandestina.
Gli obiettivi dell’attuale Governo, invece, oltre all’abrogazione della Bossi-Fini, insistono su una maggiore flessibilità e semplificazione dei meccanismi di ingresso e stabilizzazione. Il programma, infatti, è caratterizzato dal superamento del binomio immigrato-forza lavoro e da un alleggerimento delle pene, che verranno modulate a seconda della situazione personale dell’immigrato. Inoltre si vogliono alzare le durate dei permessi di soggiorno, calcolati su base triennale e ridurre i tempi di ottenimento della cittadinanza, che deve essere basata sullo “ius soli”. C’è la volontà di concedere il diritto di voto alle elezioni amministrative e di reintrodurre la figura dello Sponsor. Infine è auspicata una semplificazione dei ricongiungimenti familiari e una legge sulla libertà religiosa e di culto. Aspettiamo la nuova legge in modo da capire se le declamate differenze si trasformeranno anche in atti concreti o se fanno parte della solita propaganda e diatriba politica.
Stefano Casati

Lascia un commento