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Illusioni e promesse…a ferragosto

É stato confortante ma ingannevole trascorrere il Ferragosto con l’illusione che i problemi del Paese fossero sostanzialmente solo due: trovare una quadra sul salario minimo e stangare un po’ le banche. Ma dovremo presto fare i conti con ben altro. Un fabbisogno del Tesoro da 95 miliardi (in sei mesi più 52 rispetto all’anno scorso), 20 miliardi di tasse che mancano all’appello (il super bonus fa sentire i suoi effetti) e quindi un buco copribile solo con i 19 miliardi della terza rata Pnrr, che doveva arrivare 8 mesi fa, e peraltro va usata per altri scopi.

di Beppe Facchetti | 17 Agosto 2023
Antonio Patuelli presidente di Abi (fonte Wikimedia Commons)

É stato confortante ma ingannevole trascorrere il Ferragosto con l’illusione che i problemi del Paese fossero sostanzialmente solo due: trovare una quadra sul salario minimo e stangare un po’ le banche.

Ma dovremo presto fare i conti con ben altro. Un fabbisogno del Tesoro da 95 miliardi (in sei mesi più 52 rispetto all’anno scorso), 20 miliardi di tasse che mancano all’appello (il super bonus fa sentire i suoi effetti) e quindi un buco copribile solo con i 19 miliardi della terza rata Pnrr, che doveva arrivare 8 mesi fa, e peraltro va usata per altri scopi.

Ovvero, continua la saga del populismo. Chi non si indigna, per salari di 5/6 euro l’ora? Chi mai negherebbe una firma on line per chiedere che si vada subito a 9, anzi un po’ di più, tanto che  ci siamo?

E chi ha simpatia per le banche avide e cattive, che i soldi li danno solo a chi li ha già?

Che i due problemi siano un po’ più complicati non passa neppur per la mente dei produttori un tanto al chilo di consenso, alla Salvini e Conte (il Pd scuote l’albero e i pentastellati raccolgono i frutti).

Il salario minimo per legge esiste in tanti Paesi, si dice, ma in Italia le parti sociali coprono con contratti regolari il 97% dei lavoratori. La proposta Cgil/Pd (fino a ieri contrari) sventola i 9 euro, ma mette lì una frasetta che rimanda appunto ai contratti nazionali. E allora si scopre che una categoria considerata reietta come quella dei riders, applicando il contratto logistica, già può contare su 11,20 euro l’ora. Riferendosi agli 11 contratti più importanti, Michele Tiraboschi e Francesco Lombardi hanno estratto una media di retribuzione di 10,29 euro ora. Si lavori su questo, anziché raccogliere firme, e si applichino le sanzioni già esistenti sullo sfruttamento!

É certo fondato il rischio di allargare sacche di lavoro nero e di far soffrire  un mercato già spiazzato dal reddito di cittadinanza. Si attende il CNEL, ma ha  espresso parere negativo da mesi.

Insomma, questione complessa e troppe energie emotive sprecate.

Sulle banche, poi, é anche peggio. Anche qui, per smania di consenso facile, si é fatta circolare l’idea che era una punizione per gli ottimi (!) risultati di bilancio 2022. Una cosa demenziale, ma populista, e quindi vincente. Con in più un disastro politico, con ruolo di attore non protagonista di Forza Italia, sempre più partito che governa a sua stessa insaputa. Disastro finanziario e reputazionale, con la Borsa che perde 9 miliardi, e ne recupera meno della metà solo per la vanagloria di parlare di extraprofitti, confidando in un paese che demonizza il profitto, figuriamoci quello extra.

Sembrano marxianamente furti, non l’uscita da una crisi minacciosa per i poveri più che per i ricchi. Il sistema bancario italiano é oggi tra i più solidi in Europa. Riassorbire 357 miliardi (2015/2022) di sofferenze bancarie significa anche fare un’operazione di stabilità sociale. Ben ha fatto il presidente ABI Antonio Patuelli a mantenere i nervi saldi di fronte a tanta superficialità. Nella gara delle vanterie, naturalmente ha vinto Matteo Salvini, che ha raccontato di miliardi messi a disposizione dei titolari di mutui (quelli futuri, non quelli in corso, altro inganno).

Non bastando, ha promesso di finanziare con quei soldi la Fiat tax e (boom!) le nuove aliquote Irpef.

In realtà, se va bene, sono 1,6 miliardi,  cioè la metà di quanto lo Stato ha deciso, sempre a Ferragosto, di sborsare per nazionalizzare la rete Tim insieme agli americani di Kkr, si dice come contropartita dell’abbandono della via della seta cinese, geniale trovata di Luigi di Maio (usque tandem?).

Ma vuoi mettere la soddisfazione di fare il castiga-banche, dimenticando che l’81% dei loro azionisti sono piccoli risparmiatori!

Insomma, dopo l’illusione di Ferragosto, resta non invidiabile la posizione del Ministro dell’Economia, che non fa proclami alle feste leghiste, ma dovrà ora allestire la manovra 2024. A fronte di 28 miliardi di spese già sicure, apre il cassetto e trova nel Nadef 7 miliardi, due meno di quelli che servono solo per la ricostruzione della Romagna.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: aliquote, banche, borsa, consenso, conti, crisi, disposizione, euro, europa, italia, lavoro, manovra, mercato, pd, populista, sistema bancario, soldi, tasse, tesoro

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

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