Siamo un Paese meraviglioso. Non è solo lo slogan per il turismo ma è la constatazione immediata per tante notizie degli ultimi giorni. Mesi, anni di trattative e dibattiti per rifare la scuola italiana e ci siamo ridotti al nodo gordiano di fine giugno per lo scatto finale. O la va o la spacca. E di mezzo studenti, genitori e professori che non sanno che cosa sarà domani. A proposito di domani. Meravigliosa, detto con tutto il rispetto, anche l’ultima sentenza della Corte Costituzionale sui contratti pubblici, cioè le paghe degli statali.
La Consulta dice che il blocco degli stipendi è stato ed è illegittimo ma solo da domani. Insomma ha detto quello che era giusto, e costituzionalmente corretto dovesse dire, e cioè che i dipendenti pubblici hanno diritto come tutti gli altri lavoratori agli scatti di stipendio ma probabilmente per evitare un buco ai conti dello Stato di 35 miliardi di euro, questa situazione illegittima, questa condizione irregolare, è riconosciuta operativa solo per il futuro. Illegittimo ma da domani. Sentenza più che preannunciata che poteva mettere a soqquadro l’intero quadro politico.
Così invece si salva la capra con i cavoli, si sta sulla panca ma anche un po’ sotto la panca, stiamo sul cerchio e diamo un colpo alla botte. Inevitabile gente, in fondo siamo latini e cerchiamo sempre una giusta via di mezzo. A volte ci riusciamo a volte ci riusciamo a metà e restiamo intrappolati a volte ci scappa la via di mezzo e anche il mezzo. A ben guardare siamo un Paese dove il governo blocca (pensioni, stipendi..) e la Corte costituzionale sblocca, e dove su altre materia, tipo migranti, il governo sblocca e l’Europa blocca.
Meno male che resiste il sistema dei pesi e dei contrappesi, degli organi costituzionali autonomi e indipendenti, dei centri decisionali e dei centri di controllo che devono essere assolutamente distanti e distinti per la sanità della democrazia. Scuola e contratti pubblici sono mondi e problemi che si incrociano inevitabilmente. Un Paese normale e funzionale ha, o dovrebbe avere, una scuola e un apparato pubblico ugualmente normali e funzionali perché sono l’essenza stessa dell’essere Stato. Quali immagini più identificative dello Stato delle porte delle scuole e delle figure degli statali?! Dobbiamo fare attenzione ai contratti, alle sentenze ma anche ai simboli. Dobbiamo essere uno Stato e non solo, a volte, uno stato d’animo.

Merita certo un commento la sentenza della Corte Costituzionale sul blocco degli stipendi pubblici. Peraltro, cominciarlo chiamandolo “Illegittimo ma da domani” lo spinge fuori pista, proprio dal punto di vista dell’informazione. La Corte non dice affatto che la norma era illegittima. Afferma che il blocco degli stipendi pubblici era costituzionale ma che è incostituzionale il proseguirlo ulteriormente. Vale a dire l’incostituzionalità sta nella durata di applicazione della norma, non nel come è intervenuta inizialmente sui contratti pubblici. Di conseguenza sbaglia del tutto chi riassume “la sentenza non è retroattiva”, siccome la logica della norma era e resta valida, ma, dopo sei anni, è giunto il momento di non applicarla più.
Vale la pena di aggiungere che l’errore di chiamarla non retroattiva probabilmente non è casuale. Infatti, serve al governo Renzi per cercare di giustificare il suo decreto attuativo della precedente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità del blocco dell’indicizzazione delle pensioni per il 2012 e 2013. Tale decreto non rispetta il disposto della sentenza nella misura in cui non restituisce ai pensionati l’intera somma loro trattenuta in base alla norma cassata (e, sia detto tra parentesi, produrrà un diluvio di giusti ricorsi dei cittadini). Ne consegue che dar l’impressione che la sentenza sul blocco degli stipendi pubblici sia “non retroattiva”, serve a veicolare il messaggio che anche il decreto rendiamo sarebbe ammissibile in quanto conforme alla stessa logica non retroattiva, mentre non lo può essere perché il quel caso la norma è stata bollata di illegittimità costituzionale.