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Il virus ci ha donato profondissima quiete

I contagi fanno scordare i cassintegrati senza cassintegrazione, la deurbanizzazione, la scomparsa del commercio materiale, l’avanzante disoccupazione. Tutto scompare davanti alla diffusione dei tamponi in fondo al naso e alla gola.

di Giuseppe Mele | 7 Settembre 2020

Sempre caro mi fu lo screen luminoso

ed il wifi che da tanta parte nell’hating

social la verace identità esclude        

Ma sedendo senza mascherina, mirando interminate

strade senza auto eppure inquinate

E vetrine chiuse di là da quelle

E sovrumani cilalecchi tv sulla quiete virale

io nel pensieri vedo attori finte vittime

di strage; anche se a cor avvisato e garantito

Odo stormir le ciabatte di lavoratori casalinghi

al di là delle piante e dei terrazzi

l’infinita vacanza, gli inutili operati

Vo comparando, nell’infinito schifo provato

per gli altri al silenzio delle

passioni, le morti news uguali alle vive,

Vo convergendo alla perenne vacanza

la presente emergenza, inestimabile

dove s’annega ogni inutile istinto

Tra miriadi di morti inesistenti

ed il dono di quiete profondissima

mentirmi m’è dolce con il virus

Il 90% ed il 95% in talune parti del paese e del mondo non sono stati contagiati dalla nuova peste. Medesimapercentuale, 90% e 95%, corrisponde a coloro che non muoiono di fame, non sono poverissimi, anzi nemmeno poveri, con almeno la proprietà di un immobile oppure con almeno una, nella cerchia familiare,  delle 25 milioni di pensioni esistenti nel paese. Questi 90% e 95% si accingono con prudenza, circospezione e paura a riemergere dalle tane nel loro mondo che in vasta parte è rimasto in realtà intonso. E proprio perché appare loro tanto immutato, si riarcignano ancora più in una dura diffidenza, viste le continue prove ricevute in audio e video della coesistenza  del day after. Sentono sulle spalle il peso delle povertà invocate nei notiziari e temono di vedervi il proprio futuro, anche mentre sgambettano sull’ipertecnologica cyclette acquistata da poco in remoto che misura anche il loro grado di inquinamento sia di macchinario che di flatulenze.

Di tutto, è la pubblicità che li stende più di tutto. La pubblicità che invoca paura mentre parla di solidarietà eche indica vergogna mentre plaude alla carità. Si chiede di fare la spesa in agricoltura naturale contro quella fatta, a quanto sembra, di plastica, che non risulta scientificamente digeribile. Si chiede di munirsi di pannolini assorbenti la pipì, fondamentali quando si balla, ma ovviamente in una danza solitaria a una distanza superiore al doppio del normale, perché anche nelle scatenate danze single magari videotrasmesse sui social si diffondono goccioline di sudore. Si pretende di invogliare alle creme antirughe di eterna giovinezza perché ogni tre un guadagno verrà devoluto a un ospedale di primaria grandezza dove magari collabora anche il chirurgo plastico. E come non comprare l’auto fatta in Italia per salvare l’industria? Regina pubblicitaria, in nome della tradizione biscazziera dello Stato, la pubblica amministrazione non ha mancato un minuto a ripetere la richiesta di danaro da affidare alla mano destra perché lo possa dare alla mano sinistra, così che la sinistra lo giri ad un piede e poi all’altro, e quindi alle due ginocchia e a quelle alle due spalle per giungere infine alla bocca ordinante il bonifico a favore di un aiuto operativo. Spesso però l’intoppo di un falso balbettio riporta la donazione alla mano destra che ricomincia il suo gioco di prestigio.

In second’ordine 90% e 95%, mascherati e guantati, sterilizzati e disinfettati, sgranano gli occhi sui telegiornalisti, sui politici, sugli attori e su tutte le neoforme di vippetteria che raccomandando massima clausura, si aggirano, per il mondo recluso, in assoluta libertà, a mani, nasi e bocche libere, di fianco, di profilo, di fronte, seduti o appiedati, quasi che tutte le regole inflitte non li coinvolgessero. Di peggio forse le forze dell’ordine capaci di calare a stormo su solitari spiaggiatori o sugli ultimi viaggiatori scesi, soli soli, dai treni notturni. Incapaci di muoversi in meno di quattro sui malcapitati, soffiando domande nei timpani e sulle nari, non riescono a non creare assembramenti ad un contemporaneo controllo di tre autocertificazioni che richiedono l’impegno di almeno una quindicina, se non di più, di svariate uniformi, in una piccola folla che, per tema di fuga, finisce di stringersi tra l’aiuola e la panchina, tra le rotaie e l’obliteratore, tra il minuscolo marciapiede e la selva di auto parcheggiate.

90% e 95% sono poi sbigottiti alle candide ammissioni della classe dirigente. Quello che ricorda che sono calati i furti nella chiusura totale. L’altro che non vorrebbe rivedere le strade intasate di traffico. Il terzo che nota che non s’è mai vista un’Italia così pulita, inclusa la capitale, con tutto che l’azienda della nettezza urbana è riuscita, malgrado il periodo di fermo, a farsi mettere sotto processo. E gli elogi per i monopattini, le bici e magari alianti, tutti utili a ricordare che l’epidemia deve avere un’origine eziologica etica, per condurci ad una nuova morale. Dimenticavo, durante il lockdown sono cresciuti i suicidi; nel mondo hanno ucciso più dell’epidemia.

90% e 95% per qualcosa provano gratitudine. Non li hanno più ossessionati coi siriani; erano milioni  spinti daiturchi in Europa e, tò, sono spariti. Anche della Libia s’è saputo pochino mentre gli sbarchi clandestini sono continuati malgrado i provvedimenti del governo, molto più repressivi dell’immaginato peggior Salvini. Poi hanno provato a lungo a farne egli untori, ma loro nulla non si ammalavano, non si contagiavano, al massimo morivano in mare. A forza di assemblarli in hot spot umidicci e sporchi già prima della presenza dei malcapitati finalmente anche gli immigrati si sono integrati nell’epidemia generale e ineluttabile.

90% e 95% ringraziano, quest’anno salvi dall’8 marzo, senza mimose, sorellanza, cerimonia quirinalizia di frontealle nude pudenda ragnatelose di rancide cinquantenni; salvi anche dai femminicidi – 14 morti dall’inizio dell’anno, 75 nel 2019 – passati a ottava notizia dei tiggi, assieme all’albero assassino che ha ucciso in un campeggio due povere bambine. Anche l’Europa è sparita nella foschia generale cerebrale; si sa che darà tutti i suoi frutti e centinaia di miliardi; non è più trista, insolidale, egoista, a frontiere chiuse, voli bloccati, turisti quarantenati. Il drole de virus, che non uccide più  ma contagia a milioni, scatena la corsa ai vaccini e al controllo sociale anche in Francia, Germania, UK, Spagna. Una nuova e proverbiale emergenza, ora che le popolazioni anziane non hanno più il vigore di crearne alcuna, tiene l’esoscheletro del potere senza più pensiero e ideologia, speranze e mission.

I contagi fanno scordare i cassintegrati senza cassintegrazione, la deurbanizzazione, la scomparsa del commercio materiale, l’avanzante disoccupazione. Tutto scompare davanti alla diffusione dei tamponi in fondo al naso e alla gola, alla guerra dei vaccini, agli strilli degli assembrati di dovere e piacere, alle trombe delle mascherine indossate con la serietà del Gatto e della Volpe.

Finalmente il 90% e 95% possono sentirsi in pace con se stessi schifando l’umanità ed i suoi  discorsi assurdi, tipo non assembratevi se non consumate e tenete le mascherine in piedi ma toglietele da seduti.

Giuseppe Mele

Pubblicato in : EditorialeTag: agricoltura, agricoltura naturale, amministrazione, cerimonia, classe dirigente, emergenza, europa, francia, futuro, germania, governo, italia, libia, mare, mondo, notizia, pensioni, processo, provvedimenti, spagna

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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