
Mi sarebbe piaciuto parlarvi dei colori pastello di settembre da scoprire al mare, in montagna o al lago in questi giorni di fine estate, ma anche delle scadenze di autunno, che non sono niente male. Spero di ricordarmelo. Ma alcuni comportamenti diffusi, visti in giro in questi ultimi giorni, mi dirottano sul tema così caldo e così discusso delle distanze tra persone e delle relazioni sociali.
Per carità non mi sognerò mai di fare una lezione di prossemica o di comunicazione non verbale, ma mi piacerebbe ricordare che alcuni gesti non sono nemmeno una precauzione sono semplicemente buona educazione. Anzi educazione e basta.
Diciamolo, basta pure poco per essere corretti, con mascherina e quando si può anche senza mascherina. I fatti. Edicola: si avvicina un signore che senza mascherina saluta con entusiasmo l’edicolante un po’ sorpreso da tanto inusitato entusiasmo e comunque dietro il vetro. Il signore emette fonemi misti sicuramente a goccioline data la foga nel parlare e qualche colpo di tosse; non contento prima di ritirare il giornale smanaccia qui e là libri e riviste in bella mostra. Ci mancava l’esse sibilante per completare l’opera.
Qui come ricordato non è solo un problema di precauzione ma un puro esempio di ben più generale di educazione. Mancante e mancata. Altra scena. Supermercato. Signora, con evidente ansia da accaparramento, spinge il carrello verso le anche del malcapitato collega avventore del momento, per precipitarsi a prendere uno degli ultimi prodotti in offerta. E non contenta, allungando braccia, mano, collo e tutto quello che gli arti le consentivano, ha praticamente avvolto nella morsa con bocca sul collo, il povero predecessore nella corsa all’acquisto felice. Anche qui, come si converrà, non è questione di precauzione ma di pura educazione.
Terza scena. Interno bar. In paziente coda per ordinare a distanza cornetto e cappuccino, ti scavalca un signore, con mascherina solo sul mento, e sbuffando, per evidenti difficoltà nell’affrontare quotidianamente il duro mestiere di vivere, si appoggia con tutto sé stesso al banco su cui la signorina stava preparando cabaret e tazzine per gli altri più o meno accorti consumatori della colazione mattutina. “Il solito macchiato” ordina con tono stentoreo il signore altero e occhialuto. Con pazienza la signorina sposta tutto e serve con delicatezza umanamente comprensibile. E lui consegnando le monetine di giusto compenso, smanaccia quanto era rimasto intonso e se ne va con la tazzina sorseggiando il macchiatone in mezzo al locale.
Altro episodio. Interno farmacia. Totem per le prenotazione dei servizi o dei prodotti. Non sempre è tutto chiaro e immediato, come da esperienza condivisa. Quindi bisogna portare pazienza qualche secondo per far indovinare alla nonna o allo zio in quale quadrante ricade la sua richiesta e a volte vi assicuro c’è da studiare per capire cosa intendono davvero le scritte “medicinali o cup”, “fragilità o servizi generici” e via elencando. Non è bello che il secondo e il terzo della fila infastiditi da tanta incertezza si mettano attorno allo stesso totem alla ricerca inutile di spazi e schemi di prenotazione liberi. Col risultato di un assembramento inutile e dannoso.
Poi ci sono le frecce per terra e ad altezza occhi. Belle evidenti e chiare. Sarà capitato anche a voi. Ci sono molti che fanno il contrario. Perché esci da dove si deve entrare ed entri dove c’è scritto che si deve uscire? No ditemelo: perché fate proprio il contrario? Non vedete le frecce o vi piace trasgredire? L’importante è saperlo. Un mistero.
Pandemia o non pandemia anche qui come si capirà non è un problema di sola precauzione ma di evidente educazione. Ripetiamocelo: basta poco per essere corretti, basta ricordarsi delle buone maniere che mamma, papà, nonna, nonno, zio, zia, maestro, maestra professori, amici ci hanno insegnato quando avevamo l’età giusta. Se sfortunatamente non abbiamo avuto quella fase o abbiamo dimenticato ci sono sempre i tutorial in rete. Digitare “buona educazione” e vi verranno fuori tanti interessanti ed utili video.
Facciamo così: tutte le volta che ci scatta un’azione e un comportamento che sentiamo non essere proprio in linea con la buona condotta, domandiamoci se quello che stiamo facendo tipo sbuffare sul collo, scavalcare la fila, smanacciare oggetti vicini, spingere il carrello contro gli arti corrispondenti dell’acquirente accanto, sarebbe a noi gradito, a parti capovolte.
A proposito di buona condotta: ricordo che, ai tempi, il voto di condotta sulla pagella contava molto, e poteva mettere in discussione anche i bei voti di italiano, e matematica, di lingua e di scienze. La buona condotta non è solo la gentilezza: ma è il rispetto per gli altri, per il prossimo e quindi pure per sé stessi.
Fabrizio Binacchi

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