La visita fa da sfondo all’idea storica di costruzione di un’Europa politica estesa fino agli Urali.

Da più parti, e non senza almeno apparenti buoni motivi, si sostiene che la Guerra fredda tra Stati Uniti e potenze economico-militari dell’ex-Urss non sia davvero finita e che, dopo il crollo dell’ideologia comunista e dell’impero sovietico, essa prosegua con contenuti e forme diversi.
Gli eventi storici che hanno caratterizzato il secolo scorso hanno avuto come scenario l’Europa e sono stati quasi unanimemente interpretati secondo una logica di scontro di forze di potere interne al territorio, provenienti cioè dal territorio. Il territorio di un antico Impero, quello Romano, che nel 476 viene suddiviso in due, Occidente e Oriente, nonostante l’opera di consolidamento tentata da Costantino (274-337) attraverso la promulgazione e la diffusione del cristianesimo, vero e proprio instrumentum regni. Nell’ambito di parte dello stesso territorio, l’Occidente post-imperiale, il successivo scontro culturale sarà alimentato, dopo poco più di un millennio (Lutero, 1517), dalla Riforma protestante e nell’ottica di Max Weber dallo spirito dell’allora nascente capitalismo.
L’Oriente, invece, manteneva sostanzialmente immutato lo spirito bizantino-ortodosso, alimentato, diversamente dall’Occidente, da un’originaria idea di separazione della sfera dominante del potere temporale dell’imperatore da quella del potere spirituale del capo religioso. Nella storia d’Oriente è in pratica mancato un atto costitutivo di tipo unitario, come viceversa appare con la (falsa) donazione di Costantino.
Dopo le tragiche vicende del secolo passato, la vittoria delle truppe alleate guidate dagli Stati Uniti ha significato anche nel nostro continente l’esportazione e l’affermazione di un modello d’impresa, meglio noto come capitalismo, orientato dalle diverse fasi di progresso e diffusione della Tecnica su scala ormai planetaria. Il modello sembra rivelarsi vincente e per il momento senz’altro lo è. In un recente saggio dal titolo L’aquila e la farfalla, il corrispondente da New York de La Stampa, Maurizio Molinari, sostiene con dovizia di argomenti ed esperienze che “il XXI secolo sarà ancora americano” considerato che “gli Usa si stanno infatti confermando la più brillante e prolifica fucina di innovazione e di idee del pianeta, un laboratorio formidabile in grado di creare ricchezza in ogni ambito”… (Ma c’è di più, ed è qui, su quanto immediatamente dirò, che risiede infatti il punto centrale di questo mio articolo, che vorrebbe far discutere e che prescinde persino dall’affermazione anche futura del modello statunitense) … facendo (anche) a meno della Politica e servendosi (esclusivamente) della Tecnica quale strumento prometeico in grado di oltrepassare ogni limite.

Mi sembra un articolo che fa i conti senza l’oste, e l’oste è che non possiamo sfruttare la gerarchia logica che ci ha generato credendo di appartenere a un’altra gerarchia logica. Il cerchio si chiude, e infatti siamo già affetti da caprofagia camuffata, al di là d’ogni capitalismo o socialismo.