Un anno fa, sulla collina romagnola di Bertinoro, un vento gelido da Nord accompagnava i lavori della costituente laica e liberalsocialista ed il carico di entusiasmo e speranza dei convegnisti interpretava ed auspicava quel moto di rinnovamento e rimescolamento creativo in grado di spazzare le ultime nostalgie del passato.
Forse già nel convegno successivo di Chianciano, quattro mesi dopo, quel vento si affievoliva, si arrestava, forse virava e si riduceva ad una semplice operazione di microricucitura della vecchia diaspora socialista, nell’orgoglio e nell’illusione di autosufficienza: la “fuga in avanti” lasciava per strada mezzo treno, quello dei democratici e laici, ma soprattutto giovani e fette della società civile impegnabili in un progetto più che nella ricostruzione della memoria, che avrebbero dovuto essere il cuore e il nerbo della spinta propulsiva.
Il disorientamento seguito all’accellerazione della crisi del”governicchio” Prodi e la chiamata alle urne è stata operazione perniciosa quanto scellerata, che ha immolato un governo per salvare un sistema ed un capitolo, quello della cosiddetta seconda repubblica, che prendeva acqua ed era destinato a fine certa. In questa operazione “gattopardesca”, dietro ad una ripresa di vitalità per la “chiamata alle armi” elettorali, i vecchi attori, anzichè uscire di scena, coglievano l’attimo e tornavano in gioco grazie ad un “maquillage”.
Rimaneva fermo un giro l’artefice della crisi (come una volpe finita in pellicceria), che nella confusione si trovava senza zattera di salvataggio, ingannato da scafisti senza riconoscenza e senza scrupoli che oramai avevano preso il largo.
Le prossime elezioni del 13 e 14 aprile sono solo una tappa: la precipitazione antidemocratica è sotto gli occhi di tutti, con uno scenario prereferendario e bipartitico sempre più bastardo.
Nonostante la supponenza “veltr-uscona”, decisa a tener fuori più di un terzo di italiani liberi e autonomi dalle grinfie della diarchia PDL-PD e a spartirsi l’intera torta, qualche novità emerge e non possiamo che salutarla positivamente: emerge una polarizzazione, nel centrodestra moderato e democratico, distinta dalla destra più estrema di Berlusconi-Fini-Bossi.
Anche a sinistra con l’arcobaleno, pur con tentazioni massimaliste e schegge nostalgiche vetero-sovietiche, emerge un’identità nuova e una quarta polarizzazione, non sappiamo se dalle elezioni potranno emergere o meno le sembianze di un’ ulteriore polarità liberale e socialista, comunque realtà di disturbo rispetto al duopolio di regime.
Il dopo elezioni potrà far maturare uno scenario democratico-pluralista o, viceversa un’ accellerazione antidemocratica concertata PDL-PD per censurare le voci fuori dal coro, inaugurando una dittatura schiacciasassi, con modifica di regolamenti parlamentari e regole elettorali in senso sempre più restrittivo, per il loro tornaconto.
C’è un interesse soggettivo di milioni di italiani a resistere contro questa rapina di democrazia, che si configura nella legge -truffa di maggioranza (25-30% di consensi effettivi= 55% dei seggi) e nei listoni-matrioska.
Non si può rimanere a guardare e fino all’ultimo giorno utile bisogna fare il possibile per limitare “tecnicamente” lo stupro di democrazia e additare i responsabili nel duopolio PD-PDL; in queste settimane, a prescindere dalle ragioni ideali, valoriali, ideologiche, va trovato un comune denominatore contro il bipartitismo predatore e a smascherare la divesità tra l’utilità dei cittadini e l’utilità dei due partiti.
Assieme alla priorità democratica e pluralistica per il nostro popolo ci sarebbe da mettere a fuoco la necessità di riporre l’individuo al centro (il cittadino, il lavoratore, il consumatore), nella sua dimensione familiare e sociale.
Anche la dimensione geografica e territoriale, spesso dimenticata volutamente, per interesse o per ignoranza, deve riacquistare centralità nel dibattito politico, stante il fallimentare aumento del divario Nord/Sud, accentuato dall’insipienza politico-governativa negli ultimi 14 anni di cosiddetta II^ Repubblica.
Nel 2011 ci sarà il 150° anniversario dell’unità d’Italia, ma l’unità nel nostro Paese è fittizia: è evidente che si corra a due velocità, ma ciò non interessa l’oligarchia dominante della coppia PDL-PD. Le rilevazioni statistiche ci danno un divario crescente, un livello di disoccupazione al Sud quattro volte più alto rispetto al Nord (specie tra le donne e i giovani), con punte del 30-40% in alcune province e regioni, prevalentemente donne e giovani (quasi 1 su 4 i disoccupati).
Ciò che è¨ più drammatico è il tasso inversamente proporzionale al livello di scolarità e ai meriti. Fermo restando il prestigio universitario ridotto ad ex liceo, forse più ad ex scuola media, il resto lo fa un’incultura preoccupante d’impresa, ampiamente e storicamente pluriassistita, spesso non ancora libera da lacci e lacciuoli della politica politicante, infarcita di clientele, nepotismi, se non di compromessi con organizzazioni malavitose, che ne compromettono la capacità di imprimere sviluppo e responsabilità sociale. Così i “cervelli”, le intelligenze, laureati, specializzati, i master del sud sono costretti ad emigrare, dopo enormi sacrifici e dopo un inutile parcheggio, che serve solo a differire “sine die” la pressione e le aspettative di lavoro, indipendenza e maturazione, arenandosi spesso nelle sabbie mobili di precarietà e disoccupazione, pur sopravanzando qualitativamente i concittadini del nord.
Nel sud Italia sono consapevoli della maggiore ricchezza in fase storica pre-unitaria e della sistematica azione di rapina, di smontaggio notte tempo delle fabbriche e rimontaggio nel nord Italia.
Oggi non è più tempo di un’Italia divisa, al nord di produttori, al sud di consumatori, un’Italia calvinista e un’Italia di assistiti, una di pensionati e una di giovani. Se l’Italia non vuole attraversare una profonda decadenza strutturale non può far altro che prendere di petto la questione delle infrastrutture nel Mezzogiorno e assecondare flussi, di merci e informativi, che seguono una nuova rotta, quella del Mediterraneo, che già 500 anni fa era la via della seta che proveniva dalla Cina e che oggi è necessariamente all’ordine del giorno.
Oggi non è più tempo di dialettica fra trasporto su gomma e su rotaia, querelle datata da almeno un ventennio. Oggi è tempo di autostrade del mare, di corridoio 8 dalla Puglia al mar Nero, di TAV Bari-Napoli-Roma, di corridoio 1 Berlino-Palermo, ampliando le dorsali tirrenica e ionica per Reggio Calabria (da Salerno e da Taranto).
Bari nel 2007 è diventato il maggior porto dell’Adriatico nel traffico crocieristico, superando Trieste; l’Autorità Portuale del Levante nel 2008, collegando a rete altri 3-4 porti pugliesi a Bari darà ulteriore impulso al traffico merci, senza considerare che Taranto è seconda solo a Genova.
Il 2010 sarà la prova di maturità di un sud più maturo con l’inaugurazone dell’area di libero scambio euromediterraneo, un’area geografica che totalizza una popolazione costiera di mezzo miliardo di uomini. Lo scenario politico, orientato altrove, non ha presente questo quadro strategico.
In un mondo che cambia in fretta, con Nato e Patto di Varsavia che sembrano distanti quanto le guerre puniche, con Cina e India che raggiungono una popolazione pari quasi a mezzo mondo, un PIL a due cifre, e insieme a questo sviluppo un inquinamento incontrollato, una dipendenza sempre più sbilanciata verso il petrolio, occorre osservare le direttrici emerse nel protocollo di Kyoto e le direttive comunitarie, che ci chiedono un inaudito sforzo fino al 2020, quello di raggiungere il 20% dei consumi energetici rinnovabili e puliti.
Occorre quindi fare i conti con il ciclo produttività/sviluppo/trasporti/ consumi/rifiuti e chiamare il cittadino ad una cittadinanza attiva e responsabile, ad una democrazia partecipata, non più esclusivamente passiva e delegata alle sfere politico-istituzionali.
Necessita compiere uno sforzo per rimodellare il sistema di trasporti (che oggi incide per il 30% nell’inquinamento ambientale), rimodellando altresì le abitudini di vita di ciascuno di noi, se non vogliamo soccombere sotto i nostri stessi rifiuti, come tragicamente si sta verificando in Campania.
La prossima legislatura, certamente breve perchè a legittimità incerta, dovrà mettere, con il concorso di tutti, in agenda questi temi urgenti, prima di tornare al voto. Intanto la prova di maturità della prossima legislatura passerà da una forte resistenza e limitazione di consensi verso il sistema predatorio incarnato dall’asse PDL-PD.
Francesco Attolico (pres. D.S.E. Puglia) attolico.dsepuglia@tele2.it
D.S.E. PUGLIA
IL VENTO DI BERTINORO E IL SOLE DEL SUD
di Francesco Attolico

Lascia un commento