“Chi di noi è in grado”, si chiedeva James Joyce, “di tenere sotto controllo i propri scarabocchi iniziali? Essi sono la marca della nostra personalità, così come la voce o l’andatura”. Forse le parole che i nostri adolescenti affidano a una tema o alle pagine di un diario sono e restano soltanto scarabocchi. Forse sono destinate a rimanere confinate all’interno del rapporto alunno-docente oppure a finire tra gli scatoloni riposti in soffitta, al pari di un giocattolo vecchio o di un paio di scarpe che, a un certo punto, non entrano più nel piede. Parole scordate, parole da scordare. Eppure scriverle non è stato inutile – non lo è mai – se è vero che anche attraverso quelle parole passa il tentativo di mettere un po’ di ordine nel caos degli eventi esterni e di gettare luce nell’abisso dal quale ogni uomo è posseduto, dove convivono, fianco a fianco, complessi non risolti, desideri inconfessabili, pulsioni sepolte.
Nell’era di Internet e della tecnologia digitale la scrittura conserva intera la sua importanza, anzi, se possibile, la vede accresciuta, al punto che personalmente vi rinvengo uno degli ultimi baluardi di fronte all’invasione di tutto ciò che è breve, veloce, sintetico, essenziale, simultaneo, visivo, accorciato. Riprendere a leggere, riprendere a scrivere. Dovrebbero farlo gli adulti, dovrebbero farlo gli adolescenti, che stanno costruendo la loro identità e la loro personalità e che stanno cercando di rinvenire, in mezzo al frastuono delle informazioni e dei messaggi pubblicitari, la voce della propria interiorità, quella che può divenire responsabile di un’esistenza e di un destino.
Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/il-valore-della-scrittura-al-tempo-dei-social-network_2664.html

Lascia un commento